Bianchi: “Grazie ai tifosi del Grifo, società non all’altezza”

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L'attaccante parla della sua esperienza a Perugia sottolineando il feeling con i supporter e quello mancato con dirigenza e allenatori

L’attaccante parla della sua esperienza a Perugia sottolineando il feeling con i supporter e quello mancato con dirigenza e allenatori

 

Dopo il buon punto di Lecce, il Grifo torna a giocare davanti al proprio pubblico ed affronterà la Reggina, nel turno infrasettimanale. Per l’occasione, il protagonista della nostra rubrica “Doppio ex di giornata” è Rolando Bianchi, attaccante del Perugia da gennaio 2016 a gennaio 2017 e della formazione calabrese dal 2005 al 2007.

Sei legato alle due squadre, in particolar modo alla Reggina, visto che dal 29 maggio 2007 sei anche cittadino onorario di Reggio Calabria. Continui a seguire le due squadre? Analizziamole insieme.

“Continuo a seguirle anche perché spesso commento in tv le gare di serie B. Sono due squadre che stanno crescendo partita dopo partita, con due buone rose e che faranno il loro bel campionato”.

Che partita sarà?

“Mi aspetto una partita ‘maschia’, poiché è nel dna delle due formazioni giocare in modo vigoroso e fare dell’intensità il loro cavallo di battaglia. Non hanno tantissimi giocatori di qualità eccelsa o che possono risolvere la partita con una giocata e, per cercare di mettere in difficoltà l’avversario, devono puntare per forza sull’intensità”.

Rimanendo sulla rosa della Reggina, tra i componenti dell’organico amaranto c’è un giocatore che tu conosci bene: German Denis, tuo compagno di squadra ai tempi dell’Atalanta (stagione 2014/2015). Che tipo è? Immagino carismatico come tutti gli argentini. Vi sentite ancora?

“Nonostante l’età, è sempre un buon giocatore. Un attaccante che sta dando continuità alla sua carriera, anche se a livello di ritmo, ovviamente, non è più quello di una volta. A Reggio sta utilizzando l’esperienza più che altre doti. Siamo rimasti legati? È pur sempre un compagno di squadra e, in più, abbiamo vissuto un anno molto particolare a Bergamo. Nel calcio, e negli spogliatoi, si creano dei rapporti importanti che poi perdurano nel tempo”.

Nell tua carriera hai giocato tanto in serie A, ma conosci bene anche la serie B. Che campionato sarà? Un A2?

“Non scherziamo: quest’anno ci sono piazze importanti, ma il livello della serie B si è abbassato molto, soprattutto a livello qualitativo. Bisogna essere obiettivi, anche la serie A si è abbassata di livello e, di conseguenza anche la B è calata. Tra la A e la B c’è un abisso: tutte le squadre che salgono, faticano molto a salvarsi, poiché la forbice è molto ampia. Alla fine, avrà la meglio chi dimostrerà maggior continuità nel corso della stagione. Alcune compagini hanno delle buone rose, altre invece se la giocheranno fino all’ultimo o per un posto nei play off o per uno nei play out”.

Passando, invece, alla tua carriera, da attaccante hai realizzato tanti gol. Ce n’è uno che ricordi in particolare o che ti piace ricordare sempre?

“Da attaccante, li ricordo tutti volentieri. Per un centravanti, il gol è vita e anche il più brutto è bello perché tutti sono importanti. Ora, ricordarne uno in particolare è difficile poiché tutti hanno un posto nei miei ricordi. Inoltre, tutte le mie realizzazioni hanno avuto una costante: sono state fortemente volute, cercate con la giusta determinazione, anche in momenti non facili. Il gol mi è servito sempre a rialzarmi e a farmi proseguire nella mia carriera”.

Guardando sempre alla tua storia, hai girato diverse squadre tutte importanti: ad esempio Atalanta, Lazio e Torino. In più, dopo appunto la parentesi di Reggio Calabria che ti ha lanciato definitivamente nel mondo del calcio, c’è stata la parentesi in Inghilterra al Manchester City. Che esperienza è stata? E come è nata?

“Dopo i tanti gol con la Reggina, ero l’attaccante più richiesto a livello europeo insieme a Torres, vista anche la giovane età. Avevo tante richieste, ma poi il City è stato quello che ha fatto l’offerta più importante. È stata una scelta di vita importante, poiché mi ha permesso di conoscere e confrontarmi con un campionato diverso e soprattutto di poter capire che abbiamo tantissimo da imparare dagli inglesi”.

Quindi, hai potuto costatare che la Premier League è molto diversa rispetto alla serie A. È davvero il campionato più bello del mondo?

“Quando mi sono trasferito a Manchester, il campionato inglese stava già superando quello italiano. Adesso è diventato il più importante al mondo, il più ricco e il più visto, nel quale giocano i migliori giocatori. A livello lavorativo, gli inglesi sono all’avanguardia. Abbiamo tante belle cose nostre, ma ora dobbiamo metterci al passo con l’Inghilterra, soprattutto a livello organizzativo: a partire dai settori giovanili, per non parlare poi delle strutture e degli impianti. Inoltre, a livello scolastico non c’è collaborazione tra scuola e sport e questa è una mancanza grave: dobbiamo cercare di avere uomini, giocatori intelligenti e di una certa cultura, ma anche sportivi che ci possano permettere di raggiungere risultati importanti a livello internazionale. Su questo siamo molto indietro”.

A Perugia, invece, che esperienza è stata?

“A livello di tifoseria, posso solamente dire grazie ai tifosi perugini perché hanno reso questa esperienza molto bella. Purtroppo, però, a livello societario, non ho trovato un club all’altezza, così come non ho trovato allenatori che mi apprezzassero. Le annate successive hanno dimostrato che avevo ragione. Tuttavia, in una carriera calcistica, è normale trovarsi ad affrontare situazioni che non ti aiutano di certo, ma che comunque ti fortificano. Così, anche la parentesi di Perugia mi è servita a crescere”.

Di sicuro, ricorderai il gol realizzato nel derby contro la Ternana, partita poi tristemente nota per la scomparsa del tifoso biancorosso Osvaldo Neri. Avevate capito subito della gravità della situazione? Immagino di sì, dato che, nonostante fosse un derby, non ci avete pensato nemmeno prima di uscire dal campo ed interrompere la partita.

“Smettere di giocare era il minimo. Di solito si parla di sport, ma in quel momento si era di fronte ad una tragedia. Noi tutti amiamo il calcio, ma la vita viene prima di tutto”.

E ora?

“Attualmente alleno le giovanili dell’Atalanta e, da bergamasco, sto avendo la fortuna di poter collaborare con una società splendida e molto ben strutturata. Ho deciso, inoltre, di intraprendere un percorso di crescita personale e di arricchire le mie conoscenze, conseguendo tutti i patentini, compreso quello da procuratore sportivo. Sto studiando per l’ultima abilitazione che mi manca ovvero il patentino UEFA Pro. Spero di crescere ancora e di poter, nel tempo, fare grandi cose”.

Intervista a cura di Michele Mencaroni