Il Grifo e la Coppa Italia a “misura delle grandi”

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Il Grifo e la Coppa Italia a “misura delle grandi”. La formula della competizione nazionale penalizza oltremodo le outsider come il Perugia

In attesa del “monday night” della 15esima giornata di serie B tra Perugia e Cosenza vogliamo tornare a riflettere sull’impresa del Grifo in Coppa Italia. I biancorossi, dopo aver eliminato il Sassuolo, agli ottavi incontreranno il Napoli al San Paolo. Sì, ancora in trasferta.

I ragazzi di mister Oddo, dopo aver passato il turno estivo al Curi contro la Triestina, avrebbero dovuto disputare tutti i turni seguenti lontano dallo stadio “amico”. Avrebbero, perché come ben ricordiamo, nel turno successivo contro il Brescia si è avuta l’inversione di campo a causa dei lavori di adeguamento alla massima serie ai quali era stato sottoposto il Rigamonti.

In sostanza il Grifo è praticamente sempre costretto all’impresa, a prescindere che l’avversario di serie A sia il Brescia piuttosto che il Napoli.

Uno svantaggio non da poco che costringe tutte le “piccole” ad abbandonare sistematicamente la competizione nei casi più rosei tra sedicesimi e ottavi (raro vedere una squadra di B o di bassa classifica di A riuscire ad approdare ai quarti ed oltre).

L’ingiustizia, ancora più evidente, si palesa però in questa edizione, che prevede sorteggi dagli ottavi in poi per stabilire quale delle due squadre che si scontrano dovrà giocare tra le proprie mura. E voi direte: “Bene, dove sta la beffa?”

La beffa è presto servita: se il club che affronti è di categoria superiore, il sorteggio non sussiste…si gioca direttamente in casa della “big”.

Per fare un esempio pratico: il Perugia (cadetteria) andrà al San Paolo ad affrontare il Napoli e non il contrario, senza ricorrere al sorteggio. Una formula che quindi continua a penalizzare le “piccole” e a privilegiare i club più accreditati che infatti arrivano in fondo alla competizione senza troppi problemi.

Andiamo però ad analizzare un po’ di dati per dare un senso ancora più pratico alla nostra critica.

Nel nuovo millennio la Coppa Italia è stata conquistata unicamente da squadre che, nella stessa stagione, si sono classificate tra i primi dieci posti del massimo campionato. In 7 casi è stata direttamente la squadra campione d’Italia a conquistare la Coppa Italia (Lazio, Inter e Juve).

In sostanza non c’è spazio per sorprese, come invece accade un po’ più a nord dell’Italia… in Inghilterra.

Prendere spunto dalla FA Cup e dalla Coppa di Lega Inglese non sarebbe una bestemmia, tantomeno una cosa, a nostro avviso, improponibile. Anzi, a dirla tutta sarebbe cosa buona e giusta. In queste due competizioni, che possono essere considerate le corrispondenti inglesi della Coppa Italia, le regole sono quasi all’opposto rispetto al nostro “trofeo”.

Ed ecco che nel nuovo millennio si sono registrate tante sorprese che hanno contribuito ad aumentare l’appeal di questi due prestigiosi e popolari tornei.

Basti citare le cavalcate in FA Cup del Portsmouth (2008) e del Wigan (2013, nella stessa stagione retrocesso in Premiership). Nella Coppa di Lega inglese da registrare invece le vittorie contro qualsiasi pronostico del Leicester (2000), del Blackburn (2002), del Middlesbrough (2004), del Birmingham City (2011, retrocesso nella stessa stagione in Premiership) e dello Swansea (2013).

Che sarebbe un po’ come vedere Sassuolo, Cagliari, Spal o Udinese sollevare la Coppa Italia. Pura fantascienza nel nostro paese, dove tutto rimane immutato per conservare i privilegi delle alte sfere o dove comunque sia tutto cambia affinché nulla cambi.

Il risultato delle politiche della nostra federazione calcistica per quanto riguarda la Coppa Italia?

  1. I club tendono quasi tutti a snobbarla proponendo spesso turn-over anche massici (e pazienza se una potenziale conquista della coppa garantisce un posto in Europa League).
  2. Gli stadi, vuoi anche per date ed orari quasi proibitivi, sono semi-deserti. Quanti tifosi napoletani il 15 o il 22 gennaio si recheranno al San Paolo per vedere una sfida contro una compagine di B?
  3. L’interesse del pubblico pallonaro verso questa competizione scema sempre di più, salvo accendersi in parte dalle semifinali in poi.

Noi perugini, tifosi ed addetti ai lavori, ci godremo la trasferta napoletana come un bel regalo totalmente inaspettato. Anche se, in cuor nostro, conosciamo bene quale potrebbe essere l’esito finale di tale partita.

Il Napoli, pur non vivendo un buon momento, rimane una delle formazioni più attrezzate del calcio italiano. Mister Oddo ed il Perugia ci terranno particolarmente a fare bella figura, ma alla fine gli obiettivi stagionali sono (giustamente) ben altri.

Eppure la Coppa Italia potrebbe esser ben altro. Basti pensare se questa gara la si dovesse disputare al Curi…

Nicolò Brillo