Il Matelica fornisce a Caserta le occasioni per la rivoluzione

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Il Matelica fornisce a Caserta le occasioni per la rivoluzione. Il tecnico del Grifo prende alla lettera una frase dello scrittore brasiliano Machado. Bene la vittoria alla ripresa, ma ora bisogna continuare a correre

Il Matelica fornisce a Caserta le occasioni per la rivoluzione. Il tecnico del Grifo prende alla lettera una frase dello scrittore brasiliano Machado. Bene la vittoria alla ripresa, ma ora bisogna continuare a correre

“Le occasioni fanno le rivoluzioni” recitava lo scrittore brasiliano dell’ ‘800 Joaquim Maria Machado De Assis.

E Fabio Caserta ha preso alla lettera questa massima attuando, nella partita di Macerata col Matelica, una vera e propria rivoluzione, di modulo e di uomini, facendo scendere in campo il Perugia all’ “Helvia Recina” con un inedito 4-3-3 elastico che sovente diventava un 4-3-1-2, con Minesso che arretrava dietro Melchiorri e Murano.

La rivoluzione toccava anche il centrocampo, con Van Balegheme e Moscati a fianco di Burrai e la difesa, tornata a quattro, complice l’assenza di Monaco, con l’offensivo Elia a fare da terzino fluidificante di destra.

E le occasioni per la rivoluzione al bravo tecnico reggino le hanno fornite sia la necessità di dover cambiare passo in questo 2021 (se si vuole continuare a coltivare la speranza di arrivare al primo posto), sia le caratteristiche dell’avversario, la matricola Matelica.

La formazione di mister Colavitto, infatti, al di là di un sano agonismo e di un buon centrocampo, ha mostrato una fase difensiva inguardabile come dimostrano le trentuno reti subite, ben quindici delle quali nelle otto partite casalinghe, pochezza difensiva casalinga acuitasi proprio nelle ultime cinque gare disputate all’“Helvia Recina” nelle quali il Matelica ha subito ben dodici gol, quasi due e mezzo a gara, nonostante abbia incontrato, oltre al Perugia e al Cesena, formazioni in genere poco prolifiche come il Gubbio, il Ravenna e il fanalino di coda Arezzo.

Bravo quindi mister Caserta a saper sfruttare queste grosse pecche difensive della formazione marchigiana schierando una formazione più offensiva, anche se sotto il profilo del gioco la squadra biancorossa non ha eccessivamente brillato, ma il campo in pessime condizioni per la pioggia non lo permetteva, limitandosi a sfruttare con cinismo, con il redivivo Murano e con Minesso, ancora in rete di testa l’ex pisano, le voragini che si aprivano sulla fascia sinistra marchigiana, dove Elia ha spadroneggito e nell’area di rigore matelicese.

E con un campo ridotto ad un acquitrino fangoso la scelta di Caserta di schierare a fianco di Burrai due centrocampisti più fisici come Moscati e Vanbaleghem ha certamente pagato, soprattutto in fase di contenimento della manovra avversaria a protezione di una difesa quasi impeccabile, superata soltanto dalla perla di Volpicelli su punizione, un vero mago dei tiri dalla distanza e dei calci da fermo, come aveva sapientemente anticipato l’articolo del nostro giornale, venerdì, in sede di presentazione dell’avversario di turno.

Nel finale il Perugia arrotondava il punteggio con il calcio di rigore trasformato dal nuovo acquisto Vano, subentrato a metà ripresa all’infortunato Melchiorri.

E proprio l’infortunio al ginocchio del “cigno di Treia”, il cui apporto si è rivelato prezioso anche ieri, anche senza essere finito sul tabellino dei marcatori, innesca qualche preoccupazione.

Ci auguriamo che gli esami a cui verrà sottoposta la punta biancorossa in giornata sgombrino il campo a queste preoccupazioni.

Troppo importante, infatti, è per il Perugia l’apporto dell’ex giocatore di Cagliari e Pescara, anche perchè, al di là del rigore segnato, i venticinque minuti giocati hanno confermato le nostre perplessità su Vano, ancora a secco su azione, quest’anno, nelle quattordici presenze in campionato.

Oltretutto il centravanti romano ha caratteristiche completamente diverse da quelle di Melchiorri, risultando molto più statico rispetto al “cigno di Treia” che, al di là dei sei gol segnati finora, tutti su azione, svolge un grande lavoro e, soprattutto, è un giocatore tecnicamente di categoria superiore.

La vittoria di Macerata non ha purtroppo ridotto la distanza dalla vetta, rimasta di tre punti, visto che il Modena, grazie ad una punizione bomba del subentrato Sodinha ad un quarto d’ora dal termine e alla solita solidità difensiva, solo otto reti subite in diciotto partite, è andato ad espugnare anche il terreno del Legnago Salus, rimanendo capolista solitaria, alla luce del concomitante pari del Sudtirol a Cesena e della gara casalinga col Carpi del Padova rinviata per l’emergenza Covid degli emiliani.

Il Perugia sale così di una posizione, scavalcando il Cesena, passando dal quinto al quarto posto, determinato dal fatto che il Padova, che condivide con Burrai e compagni quota 33, risulta terzo dovendo, appunto, recuperare la gara dell’“Euganeo” col Carpi.

Una classifica ancora poco soddisfacente per le ambizioni di inizio campionato che deve necessariamente continuare ad essere corroborata da una seria campagna di rafforzamento in questo mercato da parte della società, evitando intoppi come quello del mancato arrivo di Biasci, finito, invece, a Padova e da altre vittorie nelle prossime gare.

Ad iniziare da quella casalinga contro la Feralpisalò di domenica pomeriggio al “Curi”, partita che chiuderà il girone di andata di questo Girone B della Serie C.

La formazione gardesana, partita molto bene e con ambizioni di alta classifica, è scivolata in quest’ultimo periodo al nono posto, dopo aver perso in casa, sabato scorso, contro una Sambenedettese in grande spolvero.

La formazione di mister Pavanel in trasferta ha vinto solo una volta, quattro a due a Cesena ma ha anche perso solo due delle sette gare disputate lontano dal “Turina”, pareggiandone quattro.

I tre punti fondamentali sono sicuramente alla portata dei grifoni ma, per ottenerli, ci vorrà una squadra aggressiva ma al tempo stesso equilibrata. Confidiamo quindi nelle indubbie capacità del bravo tecnico Fabio Caserta di scegliere la formazione migliore per affrontare i lacustri.

Serve assolutamente girare a quota 36 per rimanere agganciati al treno delle prime, con l’obbligo, nel girone di ritorno, di conquistare quei quarantadue punti necessari per arrivare a quella quota di settantotto punti che dovrebbe garantire la promozione diretta.

Danilo Tedeschini