“Big” Luciano uno di noi

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“Big” Luciano uno di noi. Difficile parlare della gara di Castellammare, l’Avvocato-Tifoso Laurenzi ricorda la figura di Gaucci

É difficile parlare oggi da tifoso della bella vittoria del Grifo nella splendida cornice del golfo di Napoli, vittoria che ci proietta a soli 2 punti dalla promozione diretta.

Del fatto che – quantomeno nel secondo tempo – abbiamo rivisto il vero Grifo di Cosmi: solido, quadrato, a momenti “cattivo”, nonostante le 3 occasioni mancate sul 2-1 per mettere in cassaforte il risultato e non stare “appesi” fino al 96mo.

Difficile parlare di tutto ciò, dopo la notizia che non avremmo voluto mai sentire: la scomparsa di Luciano Gaucci.

Il tempo passa inesorabile per tutti noi, è vero.

E purtroppo dalle sporadiche notizie che arrivavano da Santo Domingo, il tempo non è stato clemente con “Big Luciano”.

Il morbo di Alzheimer è un pessimo compagno di viaggio che ruba tutto ciò che una persona ha di più caro: i ricordi e la personalità.

E di entrambi Gaucci ne aveva in abbondanza.

Una vita che non penso di esagerare a definire un romanzo.

Già il fatto che un oscuro autista dell’ATAC (l’azienda di trasporti romana) sia potuto diventare uno dei tycoon più noti del periodo a cavallo dei due secoli, ci racconta la storia di un vero e proprio “self made man” all’italiana.

Un imprenditore che – venuto dal basso – sedeva allo stesso tavolo dei più grandi “patron” del periodo: Cragnotti, Tanzi, Berlusconi, Cecchi Gori, Moratti, gli Agnelli, guardandoli negli occhi da pari, sfidandoli e spesso vincendo.

E forse è stato proprio il suo spirito indomito, il suo non chinare mai la testa davanti a nessuno a provocarne la caduta.

Un personaggio senza mezze misure: di una generosità e bontà d’animo straripante, ma anche di sfuriate leggendarie, di ritiri punitivi interminabili in improbabili pensioncine.

Uno che – seppur vivendo come un nababbo in un vero e proprio castello – non dimenticò mai da dove veniva e non rinnegò mai le proprie origini.

Capace di chiacchierare con la stessa naturalezza con capi di stato e con i freghi della Nord, in mezzo ai quali ogni tanto andava ad assistere alla partita.

Gaucci fu anche un innovatore, facendo delle plusvalenze, dello scouting un vero e proprio metodo di gestione “autonoma” delle società piccole.

Metodo che – ancora oggi – permette tra la A e la B la sopravvivenza di tante società.

E non solo scouting di calciatori, ma anche di dirigenti e di tecnici.

Da Ghirelli (attuale Presidente della Lega Pro), rubato alla politica a tanti attuali dirigenti di successo, agli allenatori, tra cui spiccano il nostro Serse e Colantuono.

Ed un’intera generazione di giornalisti sportivi cresciuti con lui.

Per Big Luciano il Grifo e Perugia non erano solo affari: il suo “core business”, infatti, era quello delle imprese di pulizie, non il calcio.

Lui amava non solo l’A.C. Perugia, ma anche la città, tanto da volersi radicare qui creando un’azienda di successo di abbigliamento sportivo (la Galex), che dava lavoro al territorio.

Ed il suo sogno era quello di regalare alla città una vera e propria cittadella dello sport a Pian di Massiano.

Col senno di poi, se gli si fosse permesso di portare avanti questo progetto, probabilmente il Perugia non sarebbe fallito ed ora la città si godrebbe un centro sportivo all’avanguardia.

E la sua fortuna fu anche quella di avere due figli in gamba che – nonostante l’allora giovane età – formavano con lui una squadra formidabile.

La storia ci restituisce un Alessandro formidabile nello scovare talenti calcistici ed un Riccardo altrettanto formidabile nell’organizzazione societaria, tant’è che entrambi attualmente sono ancora manager di successo.

Quando, con gli occhi di ora, guardiamo indietro e paragoniamo Luciano Gaucci ad altri personaggi dell’epoca, tutto ciò che successe a Perugia ci appare grandemente ridimensionato, rispetto a crack e scandali di ben altra portata.

Restituendoci anche l’immagine di Big Luciano, come vaso di cristallo, tra vasi di acciaio…

Ed il biennio 2005-2006 – gli anni orribili per tutto il calcio italiano – se da una parte sancì, la fine di un vero e proprio sistema nazionale, nonché il primo fallimento del Perugia e la caduta dei Gaucci.

Dall’altra sancì anche la bontà del progetto sportivo degli anni perugini, con la vittoria dell’Italia nel mondiale tedesco.

Vittoria che vide assoluti protagonisti le “scoperte” dei Gaucci: Materazzi, Grosso e Gattuso.

Eppure non furono tutte rose e fiori.

Anche Luciano Gaucci – che rimpiangiamo e che ora ci pare un gigante – fu duramente contestato dalla tifoseria del tempo.

E lui – che non aveva paura di nulla – rispose per le rime, rischiando una frattura insanabile con la Nord.

Anche l’epilogo del 2005 non fu edificante, con Big Luciano che scappò latitante a S. Domingo, facendo fallire il Perugia ed abbandonando i figli a fare i conti con la Giustizia italiana.

Sfasciando quello che era stato un trio di successo e lasciando – ancora oggi – ferite umane aperte e fratture apparentemente insanabili.

Ma nonostante tutto, se oggi poniamo sulla bilancia il bene ed il male, quei 14 anni indimenticabili, le due promozioni in A, i successi nella massima serie, i campioni passati al Curi, nonché la vittoria nell’Intertoto, prevalgono di gran lunga e cancellano tutte le ombre.

E, quindi, Luciano Gaucci – uno di noi – rimarrà nei nostri cuori per sempre.

Ciao Presidente!

Avv. Gian Luca Laurenzi