Carraresi: “Alle parole facciano seguito i fatti”

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Foto: Corriere dell'Umbria

Carraresi: “Alle parole facciano seguito i fatti”. Il Presidente della Federtennis Umbria chiede lo stesso trattamento riservato alle altre regioni e stimola la Giunta a riaprire i circoli

Il tennis umbro vuole tornare a giocare. Arrivati all’11 maggio, infatti, i cancelli dei 54 circoli della nostra regione sono ancora chiusi e i campi pressoché vuoti. Dal 4 maggio, hanno ripreso l’attività solo gli atleti considerati di interesse nazionale, quindi quelli classificati 1a e 2a categoria e gli under 12/14/16 convocati nei centri periferici di allenamento (circa 5.000 giocatori in tutta Italia, di cui 92 in Umbria), ma per gli altri niente. Nessuna delibera, nessuna ordinanza. Inoltre, dallo scorso fine settimana, in 9 regioni tra cui, addirittura, la Lombardia, c’è stato il via libera per tutti, sempre nel rispetto delle norme che, tra le altre, consentono di fare attività in singolare, solo all’aperto e senza utilizzo di spogliatoi. E in Umbria? Perché non si può giocare? Questa è la domanda che si stanno ponendo i circa 6.000 tennisti umbri e il loro massimo rappresentante, Roberto Carraresi, Presidente regionale della Federtennis, che non si capacita di questo protrarsi del lockdown. Ma ciò che più ha deluso il numero 1 del Comitato umbro è la mancanza di una presa di posizione in merito da parte delle istituzioni.

“Non ci ascoltano – sottolinea Carraresi – né a livello regionale né a livello nazionale. Arrivati quasi a metà maggio, tutto pensavamo meno di essere ancora impegnati in una lotta per poter riaprire i circoli. Già 15 giorni fa il Presidente della Fit nazionale Binaghi aveva interloquito con il Ministro Spadafora e le premesse erano buone: da Roma, ci avevano rassicurato che il tennis sarebbe stato tra i primissimi a ripartire, già dal 4 maggio. Ma poi nulla. Noto una certa tendenza a considerare i circoli tennis al pari di palestre o di luoghi chiusi, ma non può essere così. Inoltre, in 9 Regioni, tra cui addirittura la Lombardia, si è deciso in autonomia di tornare a giocare, mentre in Umbria ancora tutto tace. Abbiamo scritto 2 volte alla Presidente Tesei, ma stiamo ancora attendendo una risposta. Tante belle parole, nel periodo iniziale, ma ora è il momento di passare ai fatti”.

Nelle parole del Presidente Carraresi, quindi, è evidente una grandissima delusione che aumenta ancora di più visti e considerati i dati relativi ai contagi, ogni giorno, fortunatamente, sempre confortanti.

“Tengo a precisare – continua Carraresi – che le nostre richieste sono supportate da studi scientifici. Oltre ai “dati sanitari” che, come sappiamo, in Umbria sono tra i migliori d’Italia, infatti, il Coni nazionale ha incaricato il Politecnico di Torino di realizzare uno studio sul grado di sicurezza delle varie discipline sportive. 404 pagine di ricerca hanno evidenziato che, in una scala graduata che va da 0 a 4, il tennis è ritenuto sicuro allo 0,1 ovvero il più sicuro. In Umbria, quindi, ci troviamo con contagi prossimi allo 0, con il nostro sport considerato il più sicuro, ma costretti a rimanere ancora chiusi. Forse ci saranno degli sviluppi il 18 maggio, ma il mio timore è che si debba attendere addirittura il 1 giugno”.

Se pensiamo al tennis, spesso la prima cosa che ci viene in mente è l’amatore che lo pratica per divertimento, ma dietro c’è tutto un movimento, un mondo che vive di questo sport e che, in questo momento, sta attraversando un periodo di grande difficoltà, pertanto da sostenere, al pari di altre categorie.

“I circoli – prosegue Carraresi – sono fortemente colpiti da questa crisi. La nostra federazione conta 54 affiliati e circa 6.000 atleti tesserati. Allo stesso tempo, però, non dobbiamo dimenticarci che ci sono oltre 300 famiglie che vivono di tennis, tra maestri, istruttori, preparatori atletici, segretari, personale amministrativo, custodi. Da marzo, come altre milioni di persone in Italia, si sono trovati senza lavoro e vanno tutelati. Concretamente, la Federazione nazionale ha già messo a disposizione dei circoli 3 milioni di euro. Inoltre, il prossimo anno, le squadre parteciperanno in maniera gratuita ai vari campionati, mentre un forte incentivo sarà messo a disposizione per far ripartire l’attività giovanile: i ragazzi non pagheranno la quota d’iscrizione ai tornei e verranno interamente rimborsate le spese dei giudici arbitri, sinora a carico dei circoli. A livello regionale, cercheremo di stimolare l’organizzazione di competizioni offrendo ai circoli supporti tangibili al fine di compensare il minor introito derivante dalle iscrizioni e facendoci carico dei premi”

Nonostante questa delusione e tutte le difficoltà nel riaprire, il Presidente Carraresi, insieme a tutto il Comitato regionale, è già al lavoro per programmare il futuro.

“Siamo già pronti per la ripresa e ci stiamo coordinando con i vari circoli per poter riorganizzare le manifestazioni, ovviamente sempre nel rispetto delle norme. Per ora, vogliamo far ripartire la base, ovvero circoli, giovani e amatori. Sarebbe un primissimo ma importante passo. Ad agosto/settembre puntiamo a riprendere le gare a squadre giovanili, mentre per le competizioni individuali lasceremo ai circoli la possibilità di scegliere la formula del torneo: maggiore durata e/o tabelloni con minor numero di iscritti, oppure partite più veloci a 4 games. E’ probabile che andranno riviste anche le scuole tennis. Tuttavia, se non riapriamo i circoli, queste rimarranno solo idee. Identico discorso per il Padel, sport nel quale ad aggravare la situazione c’è stata confusione a livello normativo, quando inizialmente è stato considerato sport individuale, mentre si gioca rigorosamente due contro due. Ora, grazie all’intervento della Fit nazionale, si è corretto il tiro consentendo l’attività agli attuali aventi diritto, ma solo in singolare”.

In conclusione, il Presidente Carraresi ha voluto fare un ulteriore appello alle istituzioni.

“Chiedo, così come tutti i circoli umbri, l’immediata riapertura delle strutture. Noi abbiamo fatto e stiamo tutt’ora facendo sentire la nostra voce, ma non abbiamo il potere di decidere. I circoli sono sicuri, pronti e possono garantire anche i dovuti controlli. Ma la palla è ancora alla politica”.

Michele Mencaroni