Così è (Se vi pare)

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Santopadre fissa l'obiettivo:

Così è (Se vi pare). Analisi del momento del Perugia, tra vittorie e cadute interne consecutive. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Il nostro grandissimo premio Nobel Luigi Pirandello, dall’immortale Olimpo degli artisti dove si trova, mi perdonerà se prendo in prestito il titolo di una sua opera teatrale, per commentare il Perugia.

Ma tutto sommato il Grifo è questo.

Due cocenti sconfitte casalinghe con le incontrastate attualicapoliste, intervallate da una bella e convincente vittoria esterna ad Ascoli.

Un andamento altalenante, una posizione in classifica immediatamente a ridosso della zona playoff ed un mercato esitante, che rispecchiano perfettamente cos’è e le potenzialità di questa Società.

Buona, ma non ottima.

Sempre lì, ma mai più su.

Un occhio alla vetta, ma soprattutto un occhio alla coda.

Qualcuno dice un’eterna incompiuta.

Qualcuno un “vorrei, ma non posso”.

Qualcun altro (compreso il sottoscritto) che dobbiamo imparare ad accontentarci della categoria e che la promozione non deve diventare un’ossessione.

Allora dobbiamo decidere – una volta per tutte – se vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Già, perché se lo vediamo mezzo pieno, va sottolineato che questo era l’anno zero.

Che la Società ha azzerato – come avevamo chiesto tutti noi tifosi a gran voce – un gruppo che aveva dimostrato di non essere attaccato ai nostri gloriosi colori.

Ciò, però, ha voluto dire rosa nuova, giocatori giovani, semisconosciuti ed inesperti.

Un gruppo che si doveva conoscere ed imparare a giocare insieme.

Un allenatore che – nonostante essere stato un grande campione –era un’incognita in panchina, non avendo alcuna esperienza.

E soprattutto non in un campionato duro come quello cadetto.

Ma nonostante tutto ciò, la rosa è diventata un gruppo, vi sono state piacevoli scoperte (o riscoperte) e conferme.

I ragazzi ci mettono sempre l’anima in campo.

Ed il “Maggico” Nesta è riuscito a “dare un verso” ben definito alla squadra, la quale esprime un bel gioco.

Siamo, comunque, a ridosso dei play off, in ogni caso ben oltre le aspettative di quest’anno che erano solo una tranquilla salvezza.

Se, invece, lo vediamo mezzo vuoto, allora tutto va male.

Non andremo mai in serie A e saremo sempre un’eterna incompiuta, un “vorrei, ma non posso”.

Ed i pessimisti possono condividere le parole di Michele Criscitello, direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb, il quale nel bilancio del calcio 2018 mette il Presidente Santopadre tra i bocciati:

«Il Perugia resta un eterno incompiuto. Vuole (Santopadre n.d.r.) tutte le copertine per sé e gestisce il club come fosse una qualsiasi azienda di famiglia. Perugia è una piazza importante e meriterebbe un progetto sportivo diverso».

Probabilmente, come tante cose, in medio stat virtus: la verità a sta a metà strada.

Il bicchiere non è mezzo pieno, ma nemmeno mezzo vuoto.

Il Presidente Santopadre ci ha riportato in B, dopo 10 anni di purgatorio tra i dilettanti.

Ha dato al Perugia un’organizzazione imprenditoriale professionale, ha creato infrastrutture, valorizzando la Società.

Non abbiamo i patemi d’animo che hanno altre realtà sui bilanci, fideiussioni, ecc.

E Dio solo sa che ancora abbiamo le ferite sanguinanti dai maledetti 2005 e 2010…

Finiamo ogni anno nella parte sinistra della classifica e – tranne nel 2016 – abbiamo sempre partecipato ai playoff.

Ma verità sacrosanta è anche che Perugia è una piazza importante e meriterebbe un progetto sportivo migliore.

Una squadra con un palmares di tutto rispetto.

Una città ed una tifoseria che meriterebbero la serie A.

Ma per questo – oltre ad una discreta dose di fortuna, sempre fondamentale nel calcio – occorre programmazione ed investimenti.

Se, quindi, il Perugia Calcio è perfetto nella valorizzazione dei giovani, nell’ottenere le cd. “plusvalenze”, difetta nel reinvestimento di queste plusvalenze.

E ciò nonostante che lo staff biancorosso sia formidabile – uno dei migliori della categoria – nello scouting.

L’abbiamo visto perfettamente durante il calciomercato appena concluso, dove – nonostante io sia convinto che a questa rosa bastassero pochi innesti ben mirati per farla diventare veramente competitiva – ciò non è stato possibile.

Mentre, infatti, l’obiettivo di un’impresa “comune” è solo creare reddito per i soci, quello di un’impresa sportiva è diverso.

L’obiettivo di una società sportiva non è principalmente quello di creare dividendi o reddito per i soci, lasciando in secondo piano il risultato sportivo.

Tant’è che il core business delle proprietà di ogni società professionistica è diverso dal calcio.

L’obiettivo di una società sportiva è quello di creare positività finanziaria da investire nel progetto sportivo, per provare a conseguire il relativo risultato.

I due aspetti sono strettamente legati l’uno all’altro, ma uno (finanza) dev’essere strumentale per l’altro (sport).

Poi va da sé che – se ben gestito – il risultato sportivo possa portare anche dividendi e reddito ai soci.

Ma entrambi devono andare di pari passo.

Ormai, invece, sembra che l’obiettivo dell estagioni del Grifo sia solo sui conti a posto e non sul risultato sportivo.

Che ogni valutazione sull’andamento del Grifo si faccia il 31 dicembre di ogni anno, quando si chiude quello fiscale e non il 30 giugno, quando si chiude quello sportivo.

Che l’unico obiettivo non sia quello sportivo, ma solo quello contabile.

Che ogni stagione chiusa mantenendo la categoria e con i conti a posto sia l’unico obiettivo del Perugia Calcio.

Così è (se vi pare), quindi.

Accontentiamoci della Società sana e dei conti a posto.

Accontentiamoci della categoria.

Non ci facciamo ossessionare dalla promozione.

E lasciamo i sogni di gloria a chi, invece, se li può permettere.

Noi questo siamo (e comunque non è poco), mettiamoci l’anima in pace e continuiamo a tifare Grifo.

Avv. Gian Luca Laurenzi