Cosmi non basta, ognuno faccia la sua parte

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Cosmi non basta, ognuno faccia la sua parte. La mano del tecnico ponteggiano già si vede, ma in termini di risultato poco è cambiato. Per la A servono rinforzi precisi

Cosmi non basta, ognuno faccia la sua parte. La mano del tecnico ponteggiano già si vede, ma in termini di risultato poco è cambiato. Per la A servono rinforzi precisi

Nella mia lettera aperta della settimana scorsa a Serse Cosmi, scrissi tra le altre cose che ci poteva essere il sospetto che la sua scelta, nella situazione creatasi a Dicembre (crisi di risultati e di gioco, scarso entusiasmo della piazza, calo verticale delle presenze al Curi, ecc.), non fosse solo una decisione prettamente tecnica del Perugia Calcio per dare una svolta ad una stagione che appariva avviata alla mediocrità come le precedenti.

Ma anche una sorta di “paracadute” per la Società, visto l’amore cieco e sviscerato che la città ha per Serse, a cui avrebbe perdonato cose che ad altri non avrebbe scusato.

Alla luce degli ultimi risultati, quindi, facciamo un esercizio di fantasia.

Facciamo finta che – esonerato Oddo – invece che l’uomo “del Ponte” sia stato chiamato a condurre il Grifo un altro tecnico: “Pinco Pallino”.

Pinco Pallino, però, nelle prime due uscite ufficiali (Coppa Italia a campionato) con il Perugia, rimedia due sonore sconfitte: 4 gol subiti e zero marcature.

Sconfitte che in campionato si vanno ad aggiungere a quella casalinga col Venezia, precipitando il Grifo al 10mo posto in classifica.

Perugia che nelle ultime 3 gare del torneo cadetto ha collezionato solo 1 punto a Trapani.

Fuori, quindi dalla zona play off ed a ben 9 punti dalla promozione diretta, dato che il Pordenone che attualmente occupa il secondo posto a +8 dal Grifo ha una classifica avulsa irrimediabilmente migliore della nostra.

Sarebbe successo il finimondo.

M’immagino tutte le critiche ferocissime che ci sarebbero state nei confronti della squadra, del nuovo tecnico e della Società che aveva fatto una scelta sbagliata.

Invece la presenza di Cosmi, non solo ha calmierato tutte queste possibili critiche.

Ma ha fatto in modo che le due sconfitte potessero essere analizzate con maggiore lucidità – e soprattutto con maggiore indulgenza – valutando gli ambiti in cui esse sono maturate.

Se per la sconfitta in Coppa di Napoli, l’analisi è quanto mai semplice, trattandosi di un avversario di prima fascia della serie A – ancorché attualmente in crisi – ma pur sempre con valori e tasso tecnico anni-luce dai nostri.

Una partita che solo con un vero e proprio miracolo avremmo potuto vincere, ma anche pareggiare.

Per la sconfitta di Verona – che peraltro pareggia la vittoria casalinga dell’andata – l’analisi dev’essere più approfondita.

Verissimo che siamo scesi in campo con una formazione d’emergenza a causa degli squalificati e dell’infermeria affollata.

Altrettanto vero che il Chievo – seppur apparso non irresistibile – è ora una squadra ben diversa da quella affrontata ad Agosto.

Tant’è che da -1 ci ha superato attestandosi a +2 da noi, saldamente in zona play off.

Verissimo, inoltre, che – nonostante i problemi di formazione – il Grifo ci abbia sorpreso ed abbia largamente dominato per quasi 70’ la gara.

E che meritava quantomeno il pareggio, se non la vittoria.

Ma è altrettanto vero che – come tante altre volte in questo torneo – il Perugia non sia stato in grado di chiudere la gara, quando poteva.

Fallendo almeno 2 chiare occasioni da gol.

Al netto, quindi, dell’entusiasmo e dell’amore cieco per Cosmi, cos’è cambiato, per esempio, rispetto al Perugia di Oddo in tante gare del girone d’andata?

Partite in cui il Grifo – spesso dominando – ha fallito varie occasioni e non è riuscito ad avere il cinismo, la cattiveria agonistica di chiudere la gara e riportare il risultato pieno.

Apparentemente non è cambiato nulla.

Anche sabato scorso – nonostante 70’ di ottimo gioco – non siamo riusciti a concretizzare la superiorità con i gol, com’è successo tante volte con Oddo in panchina.

Ho, però, scritto “apparentemente”, perché in realtà qualcosa è invece cambiato, al netto della sconfitta in terra veneta e dei “soliti” limiti.

Non si può, infatti, non apprezzare l’agonismo, la voglia e la tenacia vista a Verona.

La maggiore organizzazione di gioco.

Doti che il Perugia di Oddo sembrava aver perso.

L’indubbia quanto evidente mano di Cosmi in una formazione d’emergenza, ampiamente rimaneggiata.

Ogni valutazione, quindi, dev’essere quantomeno rimandata a quando l’uomo “del Ponte” avrà l’intera rosa a disposizione.

Non si può, però, sottacere che – nonostante l’evidente “tocco magico” di Cosmi – permangano altrettanto evidenti le carenze strutturali di questa rosa.

Se si vuole andare in serie A, quindi, ovvero – quanto meno – giocarsela fino alla fine, non lo si può fare con gli Nzita, Balic ed il Dragomir di quest’anno.

A centrocampo servono giocatori di tutt’altro spessore e caratura.

Né si può continuare con questa difesa, con la sola speranza nella piena ripresa di Angella.

Anche l’attacco visto a Verona – senza “King Peter” – è apparso la copia sbiadita dell’unico reparto che quest’anno appariva non avere problemi.

In definitiva – se il buongiorno si vede dal mattino – ci pare che Serse stia facendo il suo.

Ciò per cui è stato ingaggiato.

Ma non basterà.

Attendiamo, quindi, se anche la Società farà la sua parte in questo mercato invernale.

Avv. Gian Luca Laurenzi