Giacomazzi: “Lecce nel cuore, Perugia esperienza indimenticabile”

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foto: umbria24.it

Giacomazzi: “Lecce nel cuore, Perugia esperienza indimenticabile”. Il doppio ex della sfida di sabato: “Io abbonato, sarò al ‘Via del mare’. Spero di vedere due squadre giocare a calcio”

Dopo Max Benassi è un altro grande ex di Lecce e Perugia a parlare in esclusiva per Sportperugia.

Ci riferiamo a Guillermo Giacomazzi, autenitca bandiera dei pugliesi. L’uruguagio, Grifone per una stagione nel 2014/2015, ha accolto con piacere la possibilità di intervista.

Queste le sue parole sul match di sabato pomeriggio.

“Sarà senza dubbio una bella partita – sentenzia Giacomazzi – Si affronteranno due squadre che giocano a viso aperto e quasi a specchio. Liverani sta facendo davvero un gran lavoro. Tuttavia l’esperienza potrà fare la differenza. Il Lecce ha una media d’età di circa 30 anni, il Grifo è una squadra nel complesso molto giovane”.

Perugia giovane ma che sta lanciando tanti possibili futuri talenti.

“Confermo. Giocare a centrocampo con due ragazzi del ’99 non è da tutti. Bisogna fare i complimenti a Goretti, al presidente e a Nesta che li ha fatti esordire da subito senza alcuna paura. Dragomir e Kingsley mi hanno impressionato molto”.

Tornando al passato non potevamo che chiedere un resoconto della sua esperienza a Perugia, l’ultima della sua carriera da calciatore.

“Non potevo chiudere la mia carriera in maniera migliore. Sono arrivato a Perugia dopo l’esperienza a Siena. Ho trovato una piazza molto calda con una grande tifoseria che ricordo davvero con piacere. Dispiaciuto per l’esito del play-off col Pescara, è chiaro, ma non è mai semplice centrare la promozione in A. Negli anni a seguire il Grifo ha comunque sempre avuto squadre competitive. E non è poco. Quella squadra aveva poi tanti altri ottimi giocatori che ora hanno raggiunto la massima serie”.

Come compagno di squadra avevi un certo Valerio Verre, ora tornato a Perugia dopo l’esperienza in A con la Samp…

“Verre già al tempo aveva messo in luce grandi doti e qualità tecniche. Stiamo parlando di un ottimo giocatore ma soprattutto di un bravissimo ragazzo sempre disposto ad ascoltare e ad imparare. Quest’estate ha fatto una scelta coraggiosa e non semplice scendendo dalla A alla B per tornare ad essere protagonista. Si direbbe che tale scelta, al momento, pare essere azzeccata. Ora è un goleador? I gol sono la conseguenza di tante cose. Dal lavoro che si fa in allenamento alla collocazione tattica del mister, fino a poi alle qualità innate del giocatore stesso. Sono contento per lui”.

A Lecce invece sei stato una bandiera. Quale è stato il momento più alto dell’esperienza in giallorosso?

“Beh, non c’è un momento preciso. Sono stato tanti anni a Lecce, ho avuto tante soddisfazioni e sono riuscito a farmi apprezzare dal pubblico. Poi chiaramente, pur essendo una grande piazza, non stiamo parlando di un club nel giro delle coppe europee. La mia carriera è stata normale, ma mi reputo di esser stato al tempo stesso un giocatore assolutamente normale. Le promozioni in A sono state senza dubbio i momenti più belli che ho vissuto con la maglia leccese”.

Sei ancora particolarmente legato alla città, vero?

“Assolutamente sì. Quì vivo da molti anni con la mia famiglia. Normale che ci sia un legame speciale con la città. Poi sono abbonato al Lecce e con mio figlio appena posso vado a vedere le partite. Sabato per esempio ci sarò. Spero di vedere due squadre giocare a calcio”.

Cosa fa ora Giacomazzi?

“Lavoro sempre nel mondo del pallone, collaboro con alcuni procuratori e mi tengo sempre aggiornato. Poi ho preso il patentino da allenatore, ma non tanto perchè voglio diventare tecnico di qualche squadra. Era una cosa che volevo fare soprattutto per arricchirmi da un punto di vista di conoscenze”.

Il calcio italiano è di nuovo al top come quello del 2000 quando da giovane arrivasti a Lecce?

“Direi una bugia se affermassi che il calcio italiano di adesso è ai livelli di quello di 15/20 anni fa. Un tempo c’erano sempre 6 o 7 squadre di altissimo livello a giocarsi lo scudetto. La Juve con l’acquisto di Ronaldo è senza dubbio un top club a livello internazionale, ma per esempio il Milan non è ancora tornato quello di un tempo. L’Inter invece si sta lentamente risollevando. Diciamo che negli ultimi 3 anni il trend di decadenza si è invertito. Bisogna però ancora lavorare molto. Servono regole precise per preservare e far crescere tanti ragazzi italiani che magari ora trovano poco spazio. Perchè di giovani talenti in Italia ce ne sono molti, ma alla fine faticano a sbocciare. La nazionale è composta da tanti prospetti interessanti, ma non è paragonabile rispetto ai nomi che annoverava quando sono arrivato in questo paese”.

Intervista di Nicolò Brillo