Grifo col braccino del tennista

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Grifo col braccino del tennista. Anche quest'anno il Perugia sembra fallire le partite della possibile svolta. Ma il campionato è lungo ed è inutile darsi al pessimismo

Grifo col braccino del tennista. Anche quest’anno il Perugia sembra fallire le partite della possibile svolta. Ma il campionato è lungo ed è inutile darsi al pessimismo

Da diversi anni, ogni volta che al Grifo si presenta la “partita della svolta”, quella che potrebbe dare un verso alla stagione, falliamo.

È successo più volte l’anno di Bucchi, nonostante alla fine un ottimo quarto posto che ha garantito a tutta la categoria i play off.

L’anno di Breda, dopo le “pazzie” del girone d’andata e quella rincorsa che ci portò a sfiorare la zona nobile della classifica, incappammo – proprio nel momento topico della stagione – in una serie di sconfitte tra cui quella rimonta infamante nel derby al Curi.

E la passata stagione lo stesso col Grifo di Nesta, quello del “vorrei, ma non posso”.

Ogni volta che siamo arrivati in alto e la partita successiva dobbiamo consolidare/migliorare la posizione, falliamo.

E ciò a prescindere dalla caratura dell’avversario.

La prossima volta che sentirò parlare di “partita della svolta”, quindi, farò ogni tipo di scongiuro, anche quelli meno eleganti.

Sembra che il Perugia degli ultimi anni sia geneticamente dotato del tennistico “braccino” e non se ne riesca a liberare.

Cambiano gli allenatori, cambia la rosa, passano le stagioni, ma il “braccino” rimane.

Oppure il motivo è proprio questo: estremo turn over in panchina e nello spogliatoio.

Può anche darsi che sia così, ma se l’anno scorso chiedemmo al Presidente Santopadre di fare “piazza pulita” e ricostruire da zero la squadra, ora non possiamo dolerci se lo spogliatoio è privo di “senatori”.

Non possiamo lamentarci se non abbiamo uno zoccolo duro di Grifoni ed il Capitano è uno che è biancorosso da nemmeno un anno.

E ciò con tutto il rispetto e l’ammirazione per Aleandro Rosi che indossa meritatamente e con onore la fascia.

Questo chiedemmo alla Società e questo abbiamo ottenuto.

Nel bene e nel male.

Ma il motivo sta tutto nei numeri che non mentono mai.

Ultime 3 gare, 4 punti con 4 gol fatti e 5 subiti: 1 con l’Ascoli, 2 con il Crotone e 2 con il Cittadella.

La costante è che prendiamo sempre gol e se – come a Crotone – non riusciamo a segnare, se l’attacco non funziona, se per una volta “King Peter” rimane a secco, perdiamo.

Eppure…eppure non riesco ad essere pessimista.

Non riesco a macerarmi nel deprimente “anche st’anno andrà a cavolo”.

Innanzitutto perché – certo – una vittoria col Cittadella ci avrebbe mantenuto al secondo posto, ma con le dirette inseguitrici attaccate ed ancora 26 gare da disputare.

Quindi parlare ora di aver fallito la “partita della svolta”, mi pare alquanto prematuro.

Siamo lì a soli 2 punti dalla promozione diretta, con quasi ¾ di campionato da giocare.

Tanta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti!

Poi cerchiamo di usare la testa e non la pancia.

A tutti noi piacerebbe andare finalmente quest’anno in A, cosa, peraltro, ancora tutta da giocarsi.

Ma la cosa più importante è che per la prima volta da quando siamo in B che il Perugia sta creando un progetto, a cominciare dal biennale firmato da Oddo.

A seguire con la squadra più giovane della B.

Penso e ribadisco che questi ragazzi meritino un po’ di pazienza in più da parte nostra.

E non dico di continuare a tifare Grifo, perché quello lo do per scontato, sempre e comunque.

Ma avere pazienza e sopportare anche le disfatte come Empoli e Cittadella, perché ci possono stare.

E non mi preoccupa più di tanto l’attacco: non siamo tra i migliori delle prime 8, ma nemmeno tra i peggiori.

Iemmello e Melchiorri ci sono e sono sicuro che ritroveremo anche Falcinelli.

Quello che, invece, mi preoccupa nel breve periodo è il centrocampo, ma soprattutto la difesa.

A centrocampo l’infortunio di Kouan – in stato di grazia – non ci voleva proprio, non possiamo affidarci al solo Falzerano e sarebbe interessante capire dov’è finito il Dragomir dell’anno passato.

In difesa l’infortunio di Angella – che sembrava aver “quadrato” la difesa – è risultato devastante, soprattutto perché l’assenza iniziale preventivata di un mese, si è allungata e si parla di un possibile rientro ad anno nuovo.

E nonostante un Vicario da alcune gare migliore in campo (e ciò la dice lunga…), ogni gara prendiamo almeno un gol.

Questa è – a mio avviso – la vera e reale emergenza a cui Oddo e la Società dovranno far fronte senza indugi.

Avv. Gian Luca Laurenzi