Grifo da brutto anatroccolo a cigno

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Grifo da brutto anatroccolo a cigno. Dopo un primo tempo per nulla esaltante, il Perugia è riuscito a spezzare l'equilibrio anche con l'ingresso di Han. E non rinforzare questa squadra rimarrebbe un peccato

Grifo da brutto anatroccolo a cigno. Dopo un primo tempo per nulla esaltante, il Perugia è riuscito a spezzare l’equilibrio anche con l’ingresso di Han. E non rinforzare questa squadra rimarrebbe un peccato

Una fiaba del noto scrittore danese Hans Christian Andersen narra di un brutto anatroccolo che improvvisamente si trasforma in un bel cigno.

E’ quello che è successo ieri al Perugia nella gara del “Del Duca” contro l’Ascoli. Un Grifo brutto anatroccolo nel noioso primo tempo, che ricalcava in fase offensiva le ultime tre prestazioni offerte a Cittadella, nell’amichevole di Empoli e in casa contro il Brescia.

Incapace di rendersi pericoloso sotto porta contro un Ascoli timido (primi dieci minuti a parte) e deludente sul piano del gioco dopo i tanti roboanti proclami giunti dal capoluogo piceno in settimana.

Poi, improvvisamente, grazie alla brillante sostituzione attuata da Mister Nesta nell’intervallo, che lasciava giustamente nello spogliatoio Vido a rimuginare sulla sua ennesima sconcertante prestazione, inserendo al suo posto Han, e al rigore trovato da Dragomir, il migliore in campo insieme al redivivo Bianco, dopo pochi minuti della ripresa, il noioso equilibrio della gara, magicamente, si spezzava e il Perugia si trasformava in un bel cigno, raddoppiando subito con un invenzione dell’ispirato nordcoreano e diventava padrone assoluto della gara, concedendo zero agli spenti padroni di casa, puniti allo scadere col terzo gol, molto bello, del neo entrato Marcello Falzerano.

E così il Grifo è tornato per la seconda volta ad assaporare, dopo tre lunghi mesi, il dolce nettare della vittoria esterna, interrompendo, col rigore trasformato da Verre, il preoccupante digiuno di gol che durava da oltre duecentotrentaminuti e, soprattutto, per la quarta volta su venti gare e per la seconda in trasferta, è riuscito a chiudere la partita senza subire reti, singolare coincidenza che due delle quattro gare siano state proprio quelle disputate contro l’Ascoli, il cui tecnico Vivarini ha indirettamente agevolato i grifoni con il cambio di modulo, un inefficace “Albero di Natale”, avendo voluto inserire subito come titolare il talentuoso Ciciretti, arrivato solo un giorno prima e ancora avulso dagli schemi offensivi dei bianconeri.

Nesta ha invece chiuso molto bene i varchi schierando El Yamiq sulla fascia destra per limitare le incurrsioni del pericoloso Cavion e di Ninkovic quando si allargava e anche per garantire centimetri sulle palle inattive e sia il marocchino che Cremonesi hanno risposto presente.

Un po’ meno Gyomber, troppi disimpegni sbagliati che hanno creato appensione e, in particolare, un’ammonizione pesante che farà saltare allo lo slovacco la difficilissima gara interna col Palermo.

Il bel blitz di Ascoli permette probabilmente al Perugia di risalire nell’ultimo gradino utile della griglia playoff, l’ottavo (a meno di una difficile vittoria dello Spezia sul campo del Brescia nel pomeriggio di oggi) alla vigilia del turno di riposo e a soli quattro giorni dalla chiusura del mercato di riparazione di Gennaio.

Adesso la palla ripassa quindi alla società e ci auguriamo che il vistoso successo in trasferta non convinca Santopadre che la squadra non ha più bisogno dei tre arrividi spessore necessari e promessi ma che a venticinque giorni dall’inizio del mercato non ci sono ancora.

Una rondine non fa primavera e all’orizzonte c’è la gara contro la capolista Palermo, reduce da due sconfitte consecutive e che arriverà per questo al “Curi” ferita e ancor più motivata.

Serve come il pane un terzino sinistro all’altezza, inutile ripeterlo (Felicioli ad Ascoli non ha demeritato ma serve qualcosa di meglio), uno stoccatore d’area (Sadiq si sta ben comportando come vice Melchiorri sul piano della manovra ma in tre gare anche lui ha dimostrato di non avere troppo feeling col gol e lo si sapeva), visti anche i problemi al ginocchio di Melchiorri e la preoccupante involuzione di Vido.

A centrocampo gli arrivi di Carraro e Falzerano (gran gol quello dell’ex veneziano) servono a completare numericamente il reparto ma in difesa, oltre ad un’alternativa valida a Mazzocchi a destra, a nostro parere occorre anche un centrale difensivo forte ed esperto, in grado di saper comandare i compagni di reparto come fa, ad esempio, Fabio Lucioni nel Lecce.

Non rinforzare questa rosa o farlo solo parzialmente significherebbe perdere una grande occasione visto il livello non eccelso di questo modesto campionato, dove ad esempio, per salvarsi potrebbero bastare solo trentotto punti e per andare al preliminare cinquantatre.

Danilo Tedeschini