La sconfitta di Verona? La spiega Velasco

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La sconfitta di Verona? La spiega Velasco. Il Grifo manca di mentalità vincente. La colpa da distribuire in diverse parti tra Nesta, Goretti e Santopadre. Ma col Padova niente

La sconfitta di Verona? La spiega Velasco. Il Grifo manca di mentalità vincente. La colpa da distribuire in diverse parti tra Nesta, Goretti e Santopadre. Ma col Padova niente “alibi”

“La mentalità vincente si ottiene solo vincendo, il problema è sapere cosa significa vincere”. “Nello sport non basta fare le cose bene, bisogna farle meglio degli altri”.

Queste due massime sono di Julio Velasco, uno degli allenatori più vincenti della storia ma anche un grande appassionato di calcio, ha collaborato con la Lazio, oltre che un grande psicologo sportivo.

E le parole di Velasco fotografano perfettamente la situazione attuale del Perugia, tornato anche da Verona con un pugno di mosche in mano dopo aver disputato una gara dignitosa, non bella come quella di sei giorni fa a Salerno, ma dignitosa.

Due gare nelle quali i grifoni, pur apparendo bellini e a tratti piacevoli, non sono riusciti, non solo a vincere, ma neanche a pareggiare. Il perchè, a nostro parere va ricercato, oltre agli errori in avanti, secondo rigore su quattro sciupato e in quelli difensivi, ormai una costante, proprio nella mancanza della mentalità vincente.

Di chi la colpa? Per il 50% dell’allenatore Nesta, uno che con il suo curriculum vincente da giocatore avrebbe dovuto essere in grado di trasmettere questa mentalità ai suoi uomini, ma purtroppo, un po’ per la grande inesperienza come allenatore e un po’ perchè l’equazione che un grandissimo giocatore possa diventare un grande allenatore non sta in piedi, non ci sta riuscendo.

Lo dimostrano anche esempi più illustri come quelli di Maradona, Gullit e Van Basten, i tre calciatori migliori dell’ultimo scorcio del secolo scorso, ma che una volta sedutisi in panchina hanno ampiamente deluso, al contrario dei vari Sacchi e Sarri, solo onesti calciatori dilettanti, o lo stesso Mourinho, modesto calciatore della serie A portoghese, diventati poi grandissimi allenatori.

E, purtroppo per Nesta, lo dimostra il suo pessimo “score” da quando siede sulla panchina del Perugia, composto da ben sette sconfitte in undici gare, con due soli pareggi e due sole vittorie con l’Ascoli e col Venezia, tra l’altro coincise, come il pari di Cosenza, con la sua assenza in panchina, o perchè espulso o perchè squalificato.

E dove finiscono le colpe di Nesta iniziano quelle del Presidente Santopadre e del Direttore Sportivo Goretti, per un 35% il primo, per un 15% il secondo, responsabili dell’allestimento della rosa messa a disposizione dell’allenatore quest’anno e della scelta e della conferma dello stesso.

La scellerata scelta di cacciare Breda ad una giornata dalla fine del torneo dopo che il tecnico di Treviso aveva portato la squadra dal sestultimo all’ottavo posto e a poter disputare il preliminare, sostituendolo con un tecnico praticamente all’esordio, visto che aveva allenato solo un anno in un campionato minore statunitense e quella di averlo confermato dopo la prevedibile, inevitabile, cocente eliminazione di Venezia, è tutta del Presidente Santopadre.

Le scelte di mercato sono invece da addebitare a Goretti ma con il solito fondamentale distinguo del sempre ridotto budget messogli a disposizione dalla società.

E qui torniamo alla mentalità vincente che, se non è in grado di dartela il tecnico, la deve possedere il giocatore.

Ma come possono possederla Felicioli, l’anno scorso retrocesso col Verona avendo giocato anche poco, Cremonesi, che è vero che due anni fa aveva vinto la B con la Spal ma che nell’ultima stagione era retrocesso con l’Entella, un irriconoscibile Moscati, che ricordavamo protagonista vincente col Grifo in C2 e in C1 ma che in B è retrocesso sia tre anni fa col Livorno che l’anno scorso col Novara, i due difensori Ngawa e Falasco, che hanno evitato la retrocessione con l’Avellino, partito con ben altre ambizioni, solo grazie alla rocambolesca vittoria all’ultima giornata sul campo di una Ternana demotivata perchè ultima in classifica e già retrocessa.

Vincere aiuta a vincere, ma se prendi giocatori retrocessi o quasi l’anno prima e insieme a loro vanno in campo quattro ragazzini, Kingsley, Dragomir, El Yamiq e Bianchimano, i primi due, comunque, tra i migliori ieri, che a diciannove anni non possono certo averla difficilmente puoi creare un gruppo con la mentalità vincente.

La potrebbe avere Verre ma l’ex sampdoriano è probabilmente la più grossa delusione di questo inizio di campionato.

Rimangono Vido e Melchiorri, i due arrivi più azzeccati insieme a Gabriel (che, a nostro parere, ieri non ha grosse responsabilità sui gol presi), ma che per caratteristiche difficilmente potranno garantire il formidabile bottino di reti conquistato l’anno scorso da Cerri e Di Carmine.

Già di Carmine, l’autore del gol della vittoria alla sua seconda gara di campionato col Verona dopo un fastidioso infortunio, a dimostrazione che le plusvalenze fanno gol per gli altri, soprattutto se le stesse vengono realizzate cedendolo a squadre dello stesso campionato (non usiamo la parola concorrenti perchè vista la classifica delle due squadre ci sembrerebbe quanto meno azzardato), smentendo i programmi sbandierati “Di Carmine lascerà Perugia solo per la Serie A!”.

E intanto, sconfitta dietro sconfitta, purtroppo il Perugia, con tre giornate di anticipo rispetto allo scorso anno, è pericolosamente scivolato nella medesima posizione, la sestultima, una sola lunghezza sopra la zona playout, che costò l’esonero a Giunti.

Stavolta, oltretutto, solo grazie alla penalizzazione del Foggia, altrimenti il Perugia sarebbe quintultimo, dentro la zona bollente, a pari punti col Padova di Bisoli, prossimo avversario dei grifoni martedì sera al “Curi” in una gara delicatissima, sia per la classifica che per il morale della truppa.

Bisoli prevedibilmente “parcheggerà il pullman davanti alla sua porta”, ma martedì sera il Perugia deve assolutamente uscire dal campo con i tre punti, senza se e senza ma.

Non ci sarebbero alibi che tengano, per citare ancora Velasco e la sua stupenda lezione sulla “Teoria degli alibi”, per giustificare un’altra mancata vittoria!

Danilo Tedeschini