Perugia Calcio e tifosi: la “luna di miele” sembra finita

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Non siamo certo rassegnati: siamo solo realisti. Fare un'analisi oggettiva di ciò che ha fatto vedere il Perugia non significa aver perso la speranza o non volergli bene

Perugia Calcio e tifosi: la “luna di miele” sembra finita. La dirigenza colpevole di non aver mai dato corso ad un progetto sportivo

Purtroppo a 4 anni dalla promozione in B, sembra essere finita la “luna di miele” tra i tifosi ed il Perugia Calcio.

La “tregua” – rimasta salda, malgrado due Play Off falliti e la grigia stagione di Bisoli – non ha retto al crollo verticale del Grifo dell’ultimo periodo.

Dopo uno scoppiettante inizio di campionato – che ci aveva illusi tutti – ci sono state 5 sconfitte in 6 partite, di cui le ultime 4 consecutive con 13 gol subiti su 18 totali.

Nonostante, infatti, l’andamento altalenante degli ultimi anni, nonostante alcune dichiarazioni velleitarie della dirigenza biancorossa (“la serie A in 3 anni”; “siamo una corazzata”, ecc.), smentite dal campo, e nonostante la storica “verve” della tifoseria perugina, fino ad ora si era perdonato tutto (o quasi) ai giocatori ed alla dirigenza.

Ora, però, il “tesoretto” morale che questa dirigenza aveva accumulato riportando il Perugia nel “calcio che conta”, sembra essersi esaurito da una piazza stanca di sentire solo parole e sterili proclami, mai fin ora confermati dai fatti.

Ciò – chiaramente – non significa affatto un disamoramento dei tifosi nei confronti del Grifo, ma tutt’altro.

L’amore dei tifosi nei confronti del Grifo è immutato, ma l’esasperazione è causata proprio da questo grandissimo amore, il quale non sembra corrisposto dalle parti di Pian di Massiano.

Il tifoso biancorosso, però, sa bene che essere tifosi del Grifo si “tribb’la” ed è come andare sulle montagne russe, ma è anche per questo che amiamo così incondizionatamente il Perugia.

Non abbiamo bisogno di tatuarci il Grifo, perché ce l’abbiamo ben impresso nel DNA e così lo passiamo ai nostri figli.

Ma – d’altra parte – abbiamo la consapevolezza di essere una piazza importante che merita e pretendiamo quantomeno impegno: basta chiacchiere.

Quindi per tutti è colpa dei calciatori che non danno il massimo.

È colpa di Giunti di cui da più parti chiedono la testa.

Ma nessuno osa dare la colpa alla Società…

Ed invece ritengo che le cause dell’attuale situazione partano da molto lontano, fin dal primo anno in B.

E che vi sia responsabilità della Società, quanto dei giocatori e dell’allenatore.

Nel Perugia Calcio sembra non esserci stata alcuna programmazione in questi 4 anni di B per raggiungere la serie A, nonostante questo sia l’obiettivo più volte sbandierato dal Presidente.

Un “gruppo”: uno zoccolo duro di giocatori, intorno ai quali costruire un progetto tecnico ben preciso.

Parliamo di ciò che aveva il Leicester di Ranieri, il Verona di Bagnoli, ovvero – con le dovute proporzioni – la Spal dello scorso anno.

E ciò si ottiene con la programmazione creando un pezzetto alla volta – stagione dopo stagione – un Gruppo affiatato.

Se da una parte una piccola società come il Perugia Calcio può sopravvivere facendo da trampolino di lancio a giovani (Spinazzola, Goldaniga, Falcinelli, Drolè, Zebli, ecc.) e ricevendo annualmente prestiti per far giocare calciatori che non troverebbero posto nelle squadre di provenienza.

Dall’altra – se si vuole raggiungere un qualsiasi obiettivo sportivo – ci vuole una benché minima programmazione.

Nel Perugia non c’è stato, invece, alcun progetto creato un pezzettino alla volta, anno per anno, ma si vive “alla giornata” ogni stagione.

Invece, senza spese folli, ma spalmando l’impegno economico in questi 4 anni di B – mantenendo lo stesso tecnico e comprando 2-3 buoni giocatori ogni anno – dal 2014 ad oggi avremmo creato un Gruppo ed un progetto tecnico.

Tanto per capirci i Frosio, Nappi, Malizia, Curi, Vannini, ecc. – protagonisti della promozione e delle successive stagioni in A, intorno a cui il presidente D’Attoma costruì le bellissime squadre degli anni successivi.

“Zoccolo duro” su cui Castagner ebbe la possibilità di lavorare anni per creare un progetto vincente che ci portò al “Perugia dei miracoli” ed al record – tutt’ora inviolato – dell’imbattibilità nei tornei a 16 squadre.

Conferma della mancanza di programmazione nel Grifo di oggi sono la moltitudine di giocatori passati negli ultimi anni come meteore per il Curi ed i 4 allenatori in 4 anni: nessuno di loro è riuscito a lasciare qualcosa, a creare un progetto.

Ogni luglio abbiamo ricominciato da zero con un nuovo tecnico, nuovi schemi, un nuovo progetto, nuovi giocatori, ma la stessa ambizione di andare in A.

Non si capisce ancora – per esempio – perché sia stata smantellata quella magnifica squadra che ci garantì la promozione nel 2014.

Il Frosinone non fece lo stesso errore, ottenendone – dopo la promozione in B – subito anche quella in A.

La Spal – quest’anno – lo stesso.

Con questa mancanza di programmazione l’eventuale promozione in A del Grifo sarebbe solo frutto di un’annata particolarmente fortunata.

E dalla nostra esperienza sappiamo che – purtroppo – il Grifo e la dea Fortuna non vanno molto d’accordo…

Soprattutto, poi, non ci si può dolere se gli abbonati sono sempre quei 5-6.000 che seguivano il Grifo anche quando giocava col Todi e non aumentano.

Noi ora siamo accecati dalla rabbia delle 4 gare perse e dalle umiliazioni subite e ce la prendiamo con chi direttamente ne riteniamo responsabile: chi va in campo e chi dirige dalla panchina.

Ma penso che il percorso per arrivare all’odierna situazione sia partito con la scelta gestionale fatta nel 2014 e confermata negli anni successivi: cambiare un allenatore all’anno e far girare per il Curi una miriade di giocatori.

Mi pare, quindi, che vi siano anche colpe anche di chi siede alle scrivanie di Pian di Massiano.

E non si possa continuare a fare finta che la gestione di questi 3 anni di B sia stata ottimale (2 Play Off persi al primo turno, intervallati da una stagione di metà classifica), solo perché “non si può criticare Santopadre, perché se se ne va non c’è nessuno e falliamo un’altra volta”.

Ricordo che in entrambi i Play Off disputati erano sufficienti 3 pareggi e saremmo saliti.

Oppure perché “la società è sana e Santopadre tiene i conti in ordine” che è come dire “bravo” ad un autista che guida senza incidenti.

É verissimo che il Presidente sia oculato e gliene va dato atto, ma sta facendo semplicemente suo dovere d’imprenditore che è quello di gestire con oculatezza la propria azienda senza esporla al rischio di fallimento.

Né il “però ‘st’anno la rosa è buona”, avallando la mancanza di programmazione ed il vivere alla giornata.

Quest’anno – è vero – la rosa è buona, ma l’anno scorso meno, il prossimo anno boh? Chi vivrà, vedrà.

Ogni anno così.

Altra grande responsabilità di questa dirigenza è stata esporre alla rabbia dei tifosi Giunti ed i giocatori, senza filtri, senza tutele, darli “in pasto alla folla”.

Avere un rapporto privilegiato con i tifosi non significa solo fare passerelle sotto la Nord, quando tutto va bene, ma anche avere dialogo con i tifosi, fargli capire che in questo momento serve compattezza.

Rimproverare – se serve – duramente la squadra entro le mura dello spogliatoio, ma difenderla ad oltranza all’esterno.

Che – come dicono i Marines – “no man left behind”, nessuno verrà lasciato indietro.

In ogni caso – datemi pure dell’illuso – ma io continuo ad essere ottimista ed a credere che – promozione o non promozione – questa squadra ha le potenzialità per darci grandi soddisfazioni e farci divertire.

Che – alla fine – è quello che chiediamo noi “malati di Grifo”.

Ma, innanzitutto, in qualche modo si deve ricompattare l’ambiente.

Poi dobbiamo essere tutti d’accordo che – per come si sono messe le cose – adesso l’obiettivo concreto è la salvezza.

Tutto ciò che semmai venisse in più: dai Play Off alla promozione (tutto ancora ampiamente alla nostra portata), sarebbe un surplus – graditissimo, certo – ma un surplus.

Ora nel turno infrasettimanale al Curi di martedì prossimo, è data alla squadra la possibilità di far dimenticare le ultime disfatte.

Tenendo ben presente che vincere 1-0 o 5-0 è ininfluente: sempre 3 punti sono…

Sempre forza Grifo!

Avv. Gian Luca Laurenzi