Quale chiave di lettura per il tonfo con lo Spezia?

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Quale chiave di lettura per il tonfo con lo Spezia? Grifo irriconoscibile, avversario forte e in forma o rosa priva delle qualità per spiccare il volo: c’è un po’ di tutto. Ma alla base sempre l’assenza di pianificazione

La sconfitta casalinga con lo Spezia può avere diverse chiavi di lettura nell’immediato.

Una potrebbe essere “il solito Grifo”.

La squadra che dall’inizio del campionato sembra avere gli stessi problemi.

Problemi non risolti dal cambio della guida tecnica, con cambiamento del modulo, né dai – peraltro risicati – innesti del mercato invernale.

E quindi: scarsa personalità; altrettanto scarsa efficacia; poca grinta; confusione; estrema facilità dell’avversario, una volta bloccate le nostre fasce, di sovrastare.

Il Curi che vorremmo tutti tornare ad essere un “fortino”, invece violato ancora una volta.

E quest’anno è già la terza sconfitta casalinga.

Un’altra chiave di lettura, invece, potrebbe essere che abbiamo incontrato un avversario forte, molto più di noi, ed in forma smagliante.

Lo Spezia visto al Curi, infatti, in questo momento sembra di un’altra categoria, in grado di annichilire qualsiasi compagine di B.

Squadra corta, aggressiva, messa ottimamente in campo, con gran qualità tecniche, anche in panchina, che corre in maniera intelligente, senza sprechi di energie.

E, quindi, è inutile qualsiasi recriminazione o critica ai nostri, dato che è apparsa quanto mai evidente la differenza di forza in campo.

Una squadra forte che ha vinto contro una meno forte… tutto qui: capita.

Un’ulteriore chiave di lettura potrebbe essere data dalle ultime gare.

Un Grifo che – venendo da due vittorie consecutive e tornato a toccare la promozione diretta e soli 2 punti – aveva l’ennesima partita della svolta, il cd. “salto di qualità” ancora una volta fallito, perché in realtà senza qualità non ci può essere alcun “salto”.

Tutte le chiavi di lettura – secondo i vari pareri – potrebbero anche essere ognuna di esse valida, ma personalmente ritengo che da ognuna di esse manchi qualcosa.

Il Perugia visto sabato, infatti, è apparso un’altra squadra, rispetto alle precedenti gare.

E tra esse ci metto anche l’ingiusta sconfitta contro il Chievo.

Una squadra irriconoscibile, priva anche del visibile “tocco magico” di Cosmi, che aveva caratterizzato le gare precedenti.

Qual è il motivo?

Sicuramente uno è la caratura dei liguri: vera e propria corazzata, che ha depresso ed annullato tutto quanto di buono avevamo visto.

Ma non è il solo.

Anche tutti quegli innesti che auspicavamo nel mercato invernale si sono concretizzati nell’arrivo di Rajkovic, Greco e Benzar.

Due difensori ed un regista.

Ma non quell’interditore di centrocampo che appariva essere la mancanza più evidente di questa rosa.

E non mi voglio addentrare in disamine tecniche che non mi appartengono, valutando la caratura tecnica degli acquisti.

Per questo parlerà il campo: l’unico vero Giudice.

Cosmi, poi, è bravo…molto bravo, ma non fa miracoli, né è giusto che sia lui a caricarsi sulle spalle le responsabilità degli errori di altri.

Quello che continuo a criticare è il metodo, la pianificazione quasi inesistente.

Non si può ogni anno far passare tutto il mercato invernale, chiudendo gli acquisti gli ultimi giorni, con già un paio di gare giocate con la stessa rosa.

Né si può portare a Perugia sempre giocatori svincolati o fermi.

Atleti che ci vorrà almeno un mese o più per acquistare il ritmo partita.

Con il risultato che i “veri” Rajkovic, Greco e Benzar – se tutto va bene – li vedremo a Marzo, con già una decina di gare disputate.

E la pessima prova dei primi due, sabato in campo, è stata esemplificativa di ciò che sostengo: avevano visibilmente il ritmo delle partitelle agostane.

In buona sostanza se si vogliono avere obiettivi ambiziosi e non affidarsi solamente al caso, non è possibile ogni stagione costruire una rosa praticamente metà “giardino d’infanzia” e metà “cimitero degli elefanti”.

Il tutto senza un progetto e vivere alla giornata.

Ciò non significa, però, precludersi a priori obiettivi ambiziosi.

Ma con questo sistema l’obiettivo ambizioso dipende solo ed esclusivamente dal caso, dalla Dea Eupalla.

Dea alquanto imprevedibile e bizzosa che può decidere di portarti alle stelle, ma anche alle stalle…

Non ci sono le possibilità economiche per fare altrimenti?

Ce lo dicano chiaramente e si smetta una volta per tutte di parlare di A: ci accontentiamo anche di una più che dignitosa serie B.

Per noi tifosi non c’è problema: non vogliamo la promozione a tutti i costi, né vogliamo “mandare in rovina” la Società, ci mancherebbe!

Ma gradiamo che si parli chiaro e non si creino aspettative.

Avv. Gian Luca Laurenzi