Spettatori al Curi: la media per partita scende ancora

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Spettatori al Curi: la media per partita scende ancora. Rispetto alla scorsa stagione

Spettatori al Curi: la media per partita scende ancora. Rispetto alla scorsa stagione “persi” poco più di 800 supporter per ogni gara del Grifo

Col pesante quattro a uno del “Bentegodi” nel preliminare si è chiusa sabato un’altra stagione poco esaltante per il Perugia.

Un preliminare rocambolescamente raggiunto da nono solo per la favorevole decisione del Tribunale sul caso Palermo e grazie alla frettolosa presa di posizione della Lega di B che ha reso subito esecutiva la sentenza senza aspettare l’appello.

Tra l’altro proprio ieri la Cassazione, rendendo note le motivazioni della sentenza penale assolutoria emanata qualche mese fa, ha affermato che l’operazione Alyssa, su cui si basa l’impianto accusatorio che sul piano sportivo ha condannato alla retrocessione in C i rosanero, era reale e non fittizia, fornendo un grosso assist alla società siciliana in vista del processo di Appello di domani.

E dopo la dolorosa eliminazione di sabato è arrivato ieri anche l’addio di Nesta, principale artefice del nono posto dei grifoni, insieme al grande impegno fornito da tutti i giocatori, nonostante le grosse lacune della rosa che la società gli aveva messo a disposizione, esterni difensivi di fascia, in particolare di sinistra, un vero centravanti e anche un difensore centrale esperto in grado di poter guidare la difesa e far ripartire l’azione da dietro evitando a Gyomber molte brutte figure.

E queste lacune non potevano che portare a ben quindici partite perse, preliminare compreso ma, in particolare, alle ben sette sconfitte interne, sei addirittura nel girone di ritorno, che hanno contribuito alla consueta perdita di spettatori che puntualmente avviene ormai da cinque anni a questa parte e che andiamo, come ogni fine stagione, ad analizzare.

Le presenze di media a partita al “Curi” in questa stagione sono state infatti 7862 contro le 8670 della scorsa stagione, 808 in meno ogni partita, il 9,35%, tenendo presente che il dato dello scorso anno era quello peggiore dei quattro precedenti disputati in B.

Non solo non si è recuperato con i biglietti nessuno dei 568 abbonamenti persi rispetto alla stagione scorsa ma, a questi, si sono aggiunti anche 240 paganti in meno a partita, senza considerare l’aumento di circa 150 spettatori a partita dei tifosi ospiti in Curva Sud, dato che farebbe ulteriormente aumentare il decremento delle presenze dei tifosi perugini.

Nella classifica generale delle presenze il Perugia si classifica all’ottavo posto come l’anno scorso ma c’è da considerare che le società erano diciannove e non ventidue e che il Cosenza, terminato al nono posto con 282 spettatori a gara in meno dei grifoni, non ha potuto sfruttare l’attesissima gara dell’esordio con il blasonato Verona appena retrocesso, non disputata e persa a tavolino dai silani per il pessimo stato del terreno di gioco e che il “Marulla” non può vantare le stesse presenze dei tifosi avversari del “Curi” vista la notevolissima distanza dalla maggior parte delle città delle società di B.

Tutto questo, al contrario di quanto affermato ad Aprile, nell’ultima conferenza stampa, dal presidente Santopadre, in controtendenza rispetto al totale delle altre diciotto società di B. Sì, perchè quest’anno la cadetteria, escludendo il Perugia, ha fatto registrare un buon incremento di pubblico con una media di 7.385 spettatori a partita contro i 6846 dello scorso anno, 539 in più a gara, il 7,9%, con oltre 17 punti di differenza percentuale col Perugia.

In soli cinque anni di B si è quasi ritornati alla media spettatori dell’ultimo campionato in Lega Pro, quello vinto nel 2014, quando al “Curi” erano presenti 7.660 spettatori, appena 202 in meno di quest’anno. L’anno seguente, il primo di B fece invece registare il top con 10837 presenze. Da allora in soli quattro anni, pur continuando a giocare in una serie superiore, si è avuto un decremento ci ben 2975 spettatori a gara, il 27,5%, che significa che di 200 spettatori che c’erano allora, 55 non vanno più allo stadio, una vera e propria emorragia.

E se si continuerà a cambiare progetto ogni anno, con questi continui “annozero”, con il settimo allenatore in poco più di cinque anni che arriverà a sostituire Nesta, con rose sempre lacunose in qualche reparto nonostante gli oltre cento giocatori passati da queste parti in B in questi anni, con le sistematiche eliminazioni al primo turno degli spareggi anche quando, come quest’anno, sul campo non c’eri arrivato, con i decimi, i noni, gli ottavi o i sesti posti, solo in un caso si è arrivati al quarto, con le sette sconfitte interne, record assoluto nella storia moderna del Perugia e le quindici in totale, con l’inconcepibile esonero prima dell’ultima giornata di allenatori come Roberto Breda, che ci aveva preso quasi in zona playout e portato, in anticipo, matematicamente a quella playoff, con l’improvviso allontanamento di uno dei migliori fisioterapisti italiani, Fabrizio Ragusa, o privandosi del miglior preparatore dei portieri degli ultimi dieci anni, Marco Bonaiuti, o gestendo in maniera quantomeno appossimativa la fine del rapporto con il capitano della promozione in B, Gianluca Comotto, difficilmente si riuscirà a tamponare questa grave emorragia.

Danilo Tedeschini