Lavagna tattica: a Macerata novità importanti

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Lavagna tattica: a Macerata novità importanti. L'atipico 4-3-3 utilizzato dal Perugia ha pregi e difetti, ma fanno pensare alcune scelte di Caserta. Capitolo Biasci: niente paura, ma ora servono ingressi di qualità

Lavagna tattica: a Macerata novità importanti. L’atipico 4-3-3 utilizzato dal Perugia ha pregi e difetti, ma fanno pensare alcune scelte di Caserta. Capitolo Biasci: niente paura, ora però ingressi di qualità

Vittoria da grande squadra.

Si può sintetizzare così la gara vittoriosa di ieri contro il Matelica su un campo al limite della praticabilità e contro una squadra ben organizzata e molto aggressiva.

Sofferenza pura nei primi 10 minuti, poi alla prima occasione la rete di Murano; i marchigiani hanno pareggiato con un capolavoro su punizione di Volpicelli (Nicolò Brillo aveva avvisato delle capacità balistiche del giocatore di Matelica), ma gli uomini di Caserta hanno ripreso in mano il match con la rete di Minesso e nel secondo tempo hanno consolidato il successo con il rigore di Vano, concedendo poco o meglio nulla agli avversari.

Tutto bene? Bene i tre punti, bene la contemporanea sconfitta casalinga della Triestina, ottimo Elia terzino, il migliore dei grifoni, e sicuramente confortante la quarta rete di Minesso di testa in due gare: diventa a questo difficile toglierlo dagli undici di partenza.

Tuttavia alcune riflessioni le meritano il modulo e le scelte di Caserta, scelte forse condizionate dal mercato oltre che dalla contingenze e dagli avversari.

Caserta ha sorpreso tutti schierando la squadra con un falso 1-4-3-3 che in fase di non possesso ma anche in fase di ripartenza si trasformava in un 1-4-3-1-2 (o modulo a rombo, stante l’inserimento del trequarti), con Minesso a giostrare tra le linee consentendo ai due attaccanti di fare il movimento in uscita (vedi la seconda rete con assist di Melchiorri dalla fascia destra ed inserimento centrale del trequarti).

Tale modulo, lo stesso che adottava Sarri l’anno scorso alla Juve, consente sicuramente una maggiore imprevedibilità offensiva, grazie alla possibilità di un numero maggiore di movimenti rispetto allo stantio 1-3-5-2; consente al regista di avere maggiori soluzioni in fase di possesso.

Diventa anche fondamentale connotare le caratteristiche del trequartista: in questo caso Minesso ha un’estrema confidenza con la rete (ottima cosa), vede l’ultimo passaggio, buona capacità di dribbling, ma per struttura non è un giocatore di corsa (tradotto in ripartenza preferisce il lancio alla conduzione per ampi spazi).

I punti di debolezza sono ovviamente in fase difensiva: si concede ovviamente qualcosa di più agli avversari rispetto al precedente schieramento, con il rischio di lasciare il 2 vs 2 in campo aperto.

In questi casi diventa fondamentale la lettura del difensore centrale: se giocare sull’anticipo, se giocare di reparto, se rompere la linea. Sono tutte situazioni sulle quali Caserta dovrà certamente lavorare, ancor di più se teniamo conto delle caratteristiche dei difensori del Grifo (manca un velocista, tutti i difensori sono sostanzialmente lenti).

Ma come ripetuto più volte, se esiste un solo risultato, cioè la vittoria del campionato, occorre rischiare, osare, avere coraggio. Provare ad arrivare primi in serie C rientra nell’ordine naturale delle cose per una città come Perugia.

Per quanto concerne le scelte del mister calabrese c’è molto da discutere, in particolare a centrocampo. Modeste a mio avviso le prestazioni di Moscati (meglio nella ripresa, quasi assente nel primo tempo) e di Vanbaleghem, troppo compassato e lento per giocare mezzala (meglio sicuramente da regista).

Come mai non Kouan e soprattutto Falzerano (che anche in 5 minuti ha dimostrato di saper giocare a calcio)? Le motivazioni possono essere il campo pesante (giocatori di struttura anziché piccoletti), l’attitudine a coprire di più rispetto agli altri due (e ci può stare), ma il fatto che nel primo tempo il Matelica abbia avuto il pallino del gioco e i nostri sempre a rincorrere (la genesi delle due reti dei grifoni sono due iniziative personali), testimonia come a centrocampo serva almeno una pedina forte tecnicamente e fisicamente, due se come sembra Falzerano e lo stesso Moscati siano in uscita.

Ultima riflessione sul mancato arrivo di Biasci: non è una novità per questa società che giocatori ad un passo dall’acquisto poi non arrivino sempre per motivi economici.

Questa volta tuttavia la società aveva già acquisito un attaccante e non è detta che più avanti non si creino delle possibilità ancora migliori che l’arrivo dell’ex attaccante del Carpi avrebbe precluso.

Condivisibile quindi la scelta della società a patto che si operi bene in questi ultimi 20 giorni di mercato, fondamentali per riportare almeno in serie B il Perugia.

Fabio Orlandi