Lavagna tattica: le (non) colpe di Cosmi

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Lavagna tattica: le (non) colpe di Cosmi. Il Perugia, pur ben figurando, contro il Pordenone ha rimesso in luce i soliti pregi e difetti. Ma ora poco da fare, affidiamoci al

Lavagna tattica: le (non) colpe di Cosmi. Il Perugia, pur ben figurando, contro il Pordenone ha rimesso in luce i soliti pregi e difetti. Ma ora poco da fare, affidiamoci al “nocchiero” ponteggiano per la salvezza

Dopo ogni sconfitta le due domande classiche chi si pone ogni allenatore sono sempre quelle: “dove ho sbagliato?”, “cosa potevo fare?”

Difficile rispondere a questi quesiti dopo la gara di ieri, ove il Perugia ha disputato un ottimo primo tempo, finendo immeritatamente sconfitto.

Forse un dubbio lo lascia la posizione di Sgarbi centrale, assente nella “filtrante” a Cittadella, colpevole in occasione della seconda rete del Pordenone ed in evidente difficoltà quando deve coprire lo spazio anziché marcare il riferimento.

Evidentemente altre alternative alla grave assenza di Angella non ci sono.

La partita di ieri rappresenta un perfetto mix degli spunti di quelle precedenti:

1) * La costruzione dal basso: dal fuori-fuori delle partite precedenti (centrale-esterno) siamo passati ad una bellissima e studiata rotazione (le rotazioni richiedono sempre un tempo di gioco) Carraro/Sgarbi con il centrocampista che si abbassava a prendere palla alzando il difensore, potendo così fare una giocata bidirezionale. Le scalate del Pordenone sono avvenute in sistematico ritardo permettendo ai grifoni di trovare sempre il compagno libero. Un bel vedere.

2) * I nervi distesi: ancora un’inutile espulsione dovuta a qualche parola di troppo… Purtroppo questi episodi pesano ed incidono sugli esiti delle gare, tra l’altro proferita dal miglior uomo in campo fino a quel momento.

3) * Le abilità tecniche: questa squadra dà sempre l’impressione di avere una grande volontà, tanto impegno, ma quando si tratta di fare gol diventa tutto maledettamente difficile. Sfortuna per i due pali? Può essere, ma ormai siamo passati a limiti che si possono definire strutturali, limiti tecnici, di qualità.

E qui potremmo parlare all’infinito del progetto tecnico, del fallimento dello stesso, etc…

Limitiamoci a riportare quello che Serse pensa: una rosa ridotta all’osso causa infortuni, tagli e scelte societarie, una qualità della stessa non eccelsa e scarsa personalità dei giocatori dettata anche dalla giovane età di parecchi interpreti.

Ha la consapevolezza il mister che molto dipende da lui… Quindi forza Serse!

Fabio Orlandi