Lavagna tattica: l’importanza degli allenatori… e dei giocatori

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Lavagna tattica: l'importanza degli allenatori... e dei giocatori. Castori e il suo Trapani hanno dato una lezione su come si gioca in B. Il Grifo prigioniero della sua pochezza tecnica

Lavagna tattica: l’importanza degli allenatori… e dei giocatori. Castori e il suo Trapani hanno dato una lezione su come si gioca in B. Il Grifo prigioniero anche della sua pochezza tecnica

In questi giorni di lutto per la comunità di Corciano e per l’intera città di Perugia per la PREMATURA, ASSURDA, INGIUSTA scomparsa della bellissima Carlotta nell’isola greca di Myconos,  parlare e scrivere di calcio rappresenta un esercizio difficile, vacuo e quasi superficiale. Anche il Dio Pallone sbiadisce di fronte a queste tragedie che mai dovrebbero accedere.

Ma dobbiamo scrivere delle imprese, si fa per dire, della nostra squadra del cuore, incapace di ottenere almeno un punto nella sfida salvezza contro il Trapani.

Al termine della gara ho subito pensato alla perenne disputa, anche questa spesso stucchevole, su quanto contino gli allenatori in una squadra di calcio.

L’opinione comune è che gli allenatori incidano per circa il 20%, una percentuale ragionevole, non certo adeguata per mister Castori che merita sicuramente numeri decisamente più alti.

Castori è un allenatore poco appariscente, pragmatico, poco elegante nei modi (basta vederlo camminare) e poco comunicativo, poco adatto quindi al calcio moderno ove si guarda più la forma che lo sostanza.

Ma lo spirito dei suoi giocatori, la voglia feroce di fare risultato, l’arrivare sempre primi sulle seconde palle e soprattutto fare risultati e prestazioni (per 75 minuti il Trapani è stato decisamente superiore ai grifoni) con una squadra modestissima tecnicamente, non può non magnificare le doti del suo condottiero, un mister che mastica calcio e sa trasmettere le sue idee ai propri giocatori.

Dall’altra parte il Perugia ha fornito una prestazione mediocre, salita di tono solo quando il Trapani si è inevitabilmente allungato alla ricerca del bottino pieno…e lì si sono viste tutte le doti tecniche, assai poche, dei propri giocatori.

Basta pensare al quasi “colpo di tacco” di sinistro di Kouan, che è riuscito a mettere fuori una palla che chiedeva solo essere messa in rete, all’occasione divorata da Nicolussi Caviglia che con la porta spalancata ha colpito il portiere e ai numerosi tentativi a salve di Buonaiuto, che ha dimostrato ancora una volta di azzeccare una giocata su troppe.

Difficile e ingeneroso però colpevolizzare i due ragazzi di 20 anni o lo stesso Buonaiuto; difficile colpevolizzare Oddo che ha semplicemente riproposto la stessa squadra di Chiavari con il solo Falcinelli in luogo di Buonaiuto.

Molto più semplice rimarcare ancora una volta gli errori della società, sia nella gestione degli allenatori sia nella scelta dei calciatori.

Mi soffermo oggi sul secondo aspetto cercando di non banalizzare il concetto e di andare oltre l’evidenza.

Non penso che Roberto Goretti, tra l’altro ex compagno di squadra ai tempi della Grifo Perugia del maestro Elio Grassi, abbia cercato a gennaio a tutti i costi Greco, Benzar e Barone (figlio del direttore della Fiorentina Joe Barone….), non penso che ritenesse tali giocatori determinanti per le sorti del Grifo.

E’ evidente che tali scelte possano derivare dalla volontà del presidente di non investire ulteriormente, di voler valorizzare i propri giocatori, dalla convinzione (errata) che la squadra fosse in grado di ottenere risultati, ecc….

Ma poi ovviamente chi ne risponde è il direttore sportivo, spesso criticato, per non dire deriso, anche in trasmissioni nazionali alle quasi suggerisco a Goretti di non partecipare più (la supponenza di certi personaggi è insopportabile).

Penso che a questo punto sia giunto il momento, al termine della stagione e sperando di aver ottenuto la salvezza, per Roberto Goretti di fare una riflessione sul suo futuro all’interno della società, valutando situazioni e possibilità diverse da quella umbra.

Provare altre esperienze lavorative rappresenta sempre un motivo di stimolo e di crescita umana e professionale e credo che ci stia riflettendo pure lui.

Fabio Orlandi