L’escalation dell’era Santopadre: dal sogno della A all’incubo della C

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L'escalation dell'era Santopadre: dal sogno della A all'incubo della C

L’escalation dell’era Santopadre: dal sogno della A all’incubo della C. In 6 anni dai play-off e preliminari allo spareggio per non retrocedere

Quella del Perugia, dal ritorno in B in poi, è stata una parabola discendente più o meno costante che ha condotto il club biancorosso dal sogno della Serie A (realmente accarezzato solo nell’annata di mister Bucchi) all’incubo della retrocessione che vanificherebbe quanto di buono fatto dagli eroi del 4 maggio 2014.

Si parte dall’ottimo girone di ritorno con Andrea Camplone nella stagione 2014/2015 che ha condotto il Grifo al sesto posto (poi sciupato con la sconfitta in rimonta nel preliminare col Pescara).

Arriva in successione la parentesi non certo felice con mister Bisoli, dove comunque tra mille difficoltà il Grifo riuscì a cogliere la salvezza con largo anticipo.

Il trend del Grifo in cadetteria si rialza con Bucchi e con il quarto posto finale (ottenuto però grazie anche a una serie di incastri fortunosi). In seguito la cocentissima delusione nella semifinale play-off col Benevento.

Si passa poi alla sciagurata annata in cui in panchina si sono alternati Giunti, Breda e Nesta e culminata col deludente 3-0 di Venezia al preliminare.

Nel 2018/2019, il Grifo di Nesta, pur mostrando buone trame di gioco, paga i pesanti limiti tecnici della rosa e aggancia l’ottavo posto solo grazie all’estromissione del Palermo dalla classifica finale. Risultato? Preliminare e k.o. per 4-1 in casa dell’Hellas Verona dopo i tempi supplementari.

Si arriva poi al presente, con la stagione sportiva peggiore di tutte. Ora il destino del Grifo è appeso al play-out e alla decisione del Collegio di garanzia del Coni sul Trapani.

Il rammarico è grosso perchè anche un solo punto tra la gara casalinga col Trapani e quella col Venezia avrebbe consentito al Perugia di centrare la salvezza.

Ma si sa: chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Perché il Grifo non ha meritato il play-out solo con le ultime scarse (eufemismo) prestazioni.

Questa situazione nasce quando la scorsa estate si è deciso di puntare su un centrocampo troppo giovane e ricco di scommesse.

Nasce quando piuttosto che tentare un serio assalto a Benali, come da indicazioni del tecnico, si è preferito far tornare Falcinelli, creando così un grosso equivoco tattico.

Nasce quando il direttore dell’area tecnica afferma, prima del match di Pordenone, “senza Serie A si può parlare di fallimento”. Suscitando così la piccata reazione di Oddo che forse aveva già intuito i grossi limiti tecnici della rosa.

Nasce quando a gennaio si è preferito regalare alla piazza il nome di Serse Cosmi abdicando in sede di mercato (Rajkovic ricomparso solo a fine gennaio perchè scartato da tutti, Greco e Benzar che hanno già salutato anzitempo tra giugno e luglio e Barone jr che, aldilà dell’infortunio, pensiamo proprio non possa fare al caso del Grifo).

Nasce quando, nonostante 5 sconfitte consecutive in inverno e un trend che dalla sesta giornata di campionato in poi indicava il Perugia come a forte rischio play-out, il massimo dirigente del club di Pian di Massiano, a pochi giorni dalla ripresa della competizione dopo lo stop per l’emergenza Covid, parlava ancora di un Grifo “strabico” che dovesse guardare sia davanti che dietro. Quando invece la nave biancorossa era in prossimità di scontrarsi contro un gigantesco iceberg.

Ora c’è solo da capire l’avversario dello spareggio in base alla sentenza del Coni sui punti da restituire o meno al Trapani.

Ma la sensazione è che questo Perugia, attualmente, non sia in grado di lottare né contro il Trapani, né contro il Cosenza e forse nemmeno contro il Pescara.

I buoi ormai sono scappati dalla stalla. Per salvare la categoria servirà una botta di orgoglio e non solo…

Nicolò Brillo