Un Grifo operaio che raccoglie più di quanto tira …

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La classe operaia va …solo in Purgatorio. E’ stato infatti ancora una volta, dopo quello col Brescia, un Grifo operaio quello che è andato a strappare con le unghie e con i denti un buon punto al “Via del Mare” contro un forte Lecce, al termine di una gara soffertissima per cinquantacinque minuti, nei quali il Lecce ha costruito almeno cinque palle gol, tutte sciupate dagli avanti giallorossi, culminate col legno colpito da Coda in apertura di ripresa.

Da lì in poi le sostituzioni hanno cambiato il volto della gara, consentendo al Perugia di allentare la pressione dei padroni di anche se l’ex portiere del Grifo, Gabriel, al pari del suo collega bresciano Joronen sette giorni prima, non è mai stato impegnato, spaventato solo da una conclusione di Kouan ad inizio ripresa, terminata di poco alta, l’unica costruita dal Perugia in tutto l’incontro. Troppo poco per parlare di Paradiso ed ecco spiegato il perchè dell’attacco del nostro pezzo.

Bravo Alvini ad attuare i cambiamenti giusti, in particolare quelli di Vanbaleghem, che a centrocampo ha rilevato un Segre stranamente in difficoltà e di Rosi, che ha ben coperto la fascia di competenza, nel primo tempo oggetto delle scorribande di uno scatenato Di Mariano, con un inguardabile Ferrarini colpevolmente e ripetutamente superato. Meno ha inciso quella di De Luca, nettamente a disagio, con un evanescente Murano, ma l’analisi del gioco offensivo la affronteremo successivamente

Se Alvini è stato bravo a leggere l’andamento del primo tempo, l’opposto si deve dire delle sostituzioni effettuate, fortunatamente, da mister Baroni, che hanno dato una grossa mano al Perugia per uscire indenne dal “Via del Mare”. Il tecnico giallorosso,infatti, ad oltre mezzora dal termine ha incredibilmente tolto dal campo tutto il pericolosissimo tridente offensivo del Lecce, Di Mariano, Coda, Strefezza, sostituendolo con le riserve Rodriguez, Olivieri e Listowsky, mai entrati in partita anche per il prevedibile calo atletico dei centrocampisti, quelli sì, eventualmente, da sostituire.

Buon per il Perugia. D’altro canto Baroni, a nostro parere, è un tecnico modesto, come dimostra la sua ormai ventennale carriera nella quale ha collezionato molti esoneri, riuscendo ad ottenere, al contempo, una sola promozione, fortunata ed episodica col Benevento, ahinoi proprio superandoci in quella strana doppia semifinale, prima di battere un Carpi decimato dalle squalifiche nella doppia finale.

Ma torniamo al Perugia, che ancora una volta ha messo in mostra a Lecce una difesa super, tuttora imbattuta, con la porta di Chichizola ancora immacolata in trasferta dopo cinque gare. La difesa è molto ben protetta dal lavoro di interdizione del centrocampo operaio che mister Alvini ha schierato sia col Brescia che a Lecce, utile soprattutto ad annullare gli avversari, anche se stavolta la cosa è riuscita solo nella ripresa e per i motivi che abbiamo appena elencato.

Ma questo atteggiamento guardingo va certamente a danneggiare la manovra offensiva, apparsa praticamente nulla in queste ultime due gare al di là del non eccelso valore intrinseco, come goleador, dei vari De Luca, Matos e Carretta, quest’ultimo certamente l’unico a meritarsi la sufficienza tra gli attaccanti nella gara di ieri. La sensazione è che anche un Lucca o un Coda, capocannonieri rispettivamente di questa stagione e di quella passata, faticherebbero tantissimo con questo atteggiamento della squadra.

Per carità, quel che conta sono i risultati e il Grifo in queste due difficili gare ha riportato quattro punti, un bottino di tutto rispetto ma è indubbio che il gioco sia latitato e, alla lunga il gioco paga sempre. Eppure a Benevento, la migliore partita del Perugia, il gioco si era visto eccome e lo zero a zero finale era stato ben diverso da quello di ieri, con un Perugia brillantissimo che aveva comandato per lunghi tratti la gara, non riuscendo a vincere solo per gli errori sotto porta degli attaccanti, a dimostrazione che il bel gioco accoppiato ai punti è nelle corde di questa squadra. Sta solo ad Alvini evidenziarlo.

Non sempre capiterà di fare quattro punti in due gare senza mai tirare nello specchio della porta e se il discorso “quel che conta è far punti”, più che giusto per carità, piace soprattutto ai tremilacinquecento affezionati tifosi, lo zoccolo duro, sempre presenti al “Curi” anche in D e anche sotto le intemperie, non credo possa rappresentare il viatico adatto ad attirare la maggioranza di tifosi che, per svariati motivi, non frequenta più lo stadio.

Se i cinque gol subiti in nove gare sono tanta roba, tre dei quali subiti in una sola gara, è altrettanto vero che i soli nove gol segnati in nove gare, solo quattro in sette, visto che cinque sono stati realizzati nelle due gare con Ascoli e Cremonese, sono un bottino poco rassicurante, anche se, al momento, la classifica è più che buona, con il Grifo, se da settimo o da ottavo per la differenza reti peggiore, nei gol segnati, rispetto al Frosinone e migliore rispetto ad Ascoli ed eventualmente Reggina, lo sapremo nel tardo pomeriggio dopo la gara del “Granillo”, è attualmente dentro i preliminari.

Proprio la Reggina sarà il prossimo avversario del Grifo al “Curi” nel turno infrasettimanale di giovedì sera, una gara, non facile, che ci auguriamo ci possa far rivedere il bel gioco della squadra, unito, indissolubilmente ad un’auspicata vittoria.

Danilo Tedeschini