Una retrocessione che parte da lontano …

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Una retrocessione che parte da lontano … La serie C quale risultato di  atteggiamenti presuntuosi e poco lungimiranti da parte della società. Il Perugia targato Santopadre per la prima volta nella storia retrocede sul campo dalla B alla C

Non è facile, anche a nove ore di distanza, mettersi al computer per scrivere questo editoriale dopo che il Perugia, la squadra per cui facciamo il tifo da quasi sessantanni, retrocede amaramente in Serie C dopo aver perso la categoria nella lotteria dei calci di rigore. Purtroppo, però, è andata così, e sul rigore trasformato da Masciangelo, dopo che Buonaiuto e Iemmello, con i loro errori dal dischetto, avevano vanificato l’iniziale prodezza di Vicario sul penalty di Galano, nella maniera più devastante sono calati i titoli di coda di una stagione disgraziata e infarcita di errori clamorosi.

Una stagione che doveva rappresentare per la società quella del raggiungimento dell’agognato obiettivo fallito per anni, quello della promozione in Serie A, si è rivelata invece quella del più grande fallimento sportivo, la retrocessione in Serie C. Adesso, quando i buoi sono usciti da tempo dalla stalla, si andrà a caccia delle responsabilità, dai giocatori agli allenatori, dal Direttore Sportivo al Presidente ma riteniamo che se in molti si fossero tolti il prosciutto dagli occhi quando ancora si era in tempo, accorgendosi della evidente mancanza di progettualità e degli errori fatti dalla società, non solo in questa tribolatissima stagione ma in tutti questi sei anni di cadetteria, la sensazione netta è che probabilmente questa amarissima serata non sarebbe mai stata tristemente vissuta.

E’ una retrocessione che parte da lontano, da quando si è interrotto l’unico progetto vero e vincente, il triennio con Camplone in panchina, smantellando la squadra degli eroi del 4 Maggio, con alcuni dei protagonisti addirittura messi in cattiva luce dalla società, il peccato originale, come lo abbiamo sempre definito, visto che, in quella stagione come nelle successive, matricole come Carpi, Benevento, Parma, Lecce e, soprattutto quel Frosinone, costretto dalla forza del gruppo dei ragazzi di Camplone, ad andare ai playoff, poi vinti, sono riuscite tutte a fare il doppio salto di categoria, mantenendo per buona parte l’organico della C, arricchendolo con tre, quattro innesti di esperienza e di qualità, al contrario del Perugia.

Smantellamenti ripetutisi anche negli anni successivi dopo aver, come accennato, interrotto il rapporto con Camplone dopo i sessantasei punti conquistati dalla sua squadra, smantellata e ricostruita male in estate (il costosissimo triennale ad un ex giocatore come Taddei, due punte del “calibro” di Perea e Rabusic, tanto per fare qualche esempio, ripresa per i capelli in inverno grazie all’unico mercato di riparazione serio, arrivato dopo pericolose turbolenzecon il tecnico, ricorderete tutti la farsa dell’ingaggio di Atzori, saltato quando l’esonero di Camplone era ormai nell’aria.

L’anno successivo arriva Bisoli e nuova rivoluzione, infarcita, a campionato in corso, dall’assurda rinuncia, a fine campagna acquisti di Gennaio, al capitano del 4 Maggio, Comotto, l’unico sopravvissuto in rosa, costretto dalla società ad appendere le scarpette al chiodo per far posto in lista al nuovo arrivato Monaco, giocatore poi finito addirittura per un anno ai margini della rosa, con la promessa di un ruolo dirigenziale, ruolo durato poco dopo l’“inspiegabile fuga” di Comotto che poi tanto inspiegabile non è stata, avvenuta dopo la “querelle” con la Fiorentina per la cessione di Mancini all’Atalanta.

La colpevole rinuncia, alla fine di quell’opaco campionato, terminato al decimo posto, degno di essere ricordato solo per le “fantasiose” conferenze stampa di Bisoli, allo storico preparatore dei portieri, il bravo Marco Bonaiuti, proprio al termine di un campionato in cui il portiere Rosati si era meritatamente aggiudicato la palma di miglior grifone. Da lì in poi di preparatori dei portieri e di portieri, con lo stesso Rosati irriconoscibile dopo la partenza di Bonaiuti, ne sono arrivati molti ma solo quest’anno, con l’ottima stagione di Vicario, senza le cui parate saremmo probabilmente retrocessi direttamente, il ruolo ha trovato un interprete all’altezza, anche se, purtroppo, non è servito per salvarsi.

La mancata conferma di Bucchi, l’unico tecnico che ha portato il Perugia ai playoff, le altre tre volte si era raggiunto solo il preliminare con tre piazzamenti, il sesto, il settimo e l’ottavo, quest’ultimo trasformato a tavolino dal nono in ottavo per la penalizzazione del Palermo. E’ vero che il tecnico marchigiano era stato attratto dalle sirene della Serie A del Sassuolo ma, magari, un tempestivo rinnovo, avrebbe aiutato a trattenerlo. L’anno successivo altra rivoluzione con l’arrivo di Giunti. Un annata incredibile, partita in maniera spumeggiante e finita in maniera tragicomica, con l’esonero via telefono di Breda, il tecnico subentrato a Giunti dopo le famose cinque sconfitte consecutive e che aveva raddrizzato la pericolante barca biancorossa, a poche ore dalla matematica conquista del preliminare e l’arrivo del carneade, come tecnico, Nesta che, senza sue grosse colpe, perse sia l’ultima di campionato che il preliminate dove il Perugia venne travolto dal Venezia.

Come non ricordare poi, in estate, la promessa da marinaio di Santopadre: “Cederò Di Carmine solo in Serie A”, con il bomber biancorosso passato invece proprio ad una diretta concorrente, il Verona che, grazie anche ai suoi gol, in Serie A ci è andato e ci è rimasto. Nesta, dopo la conferma, nonostante l’ennesima rivoluzione della rosa, riuscì ad arraffare in extremis il preliminare dimostrando di avere delle doti ma, dopo l’eliminazione nella gara di Verona preferì chiaramente progetti più seri e concreti come quelli del Frosinone del presidente Stirpe e la finale playoff appena conquistata con i ciociari, ha dato ragione al tecnico ex campione del mondo.

Si arriva così alla disgraziata stagione di quest’anno, dove si forma la solita squadra piena di prestiti, almeno negli undici titolari, anche se con qualche giocatore di proprietà in più in rosa per la verità c’è e, come successo in altre stagioni con i vari Del Prete, Alhassan, Salifu, lo stesso Melchiorri, si punta su giocatori come Angella, una garanzia assoluta se fisicamente a posto, reduci da gravi infortuni, ripresentatisi puntualmente quest’anno e che hanno messo fuori gioco il difensore per quasi due terzi di torneo, penalizzando enormemente una difesa tutt’altro che impenetrabile.

Una "piramide" spiega la crisi del Grifo. I numeri parlano prima di tutto: 156 giocatori e 8 allenatori diversi in 6 anni a fronte di soli 3 dirigenti

Il nuovo tecnico Oddo inizia bene ma poi la squadra cala e dopo la sconfitta interna col Cittadella lo scambio di dichiarazioni, evitabilissime tra Goretti e Oddo mina la serenità del gruppo e del tecnico, col Perugia che scala all’indietro uscendo dalla zona playoff al termine del girone d’andata, concluso al nono posto. La società, a quel punto, decide di sollevare Oddo, chiama Colantuono che però, chiede giustamente quei tre quattro rinforzi adeguati, visto che l’obiettivo era la Serie A e ripiega su Cosmi, di certo non una prima scelta di Santopadre, ma gradita alla maggior parte dei tifosi.

Serse però, non viene messo nelle condizioni giuste visto che dalla solita, deludente campagna di rafforzamento di Gennaio arrivano il centrocampista Greco, un trentatreenne sul viale del tramonto, lo svincolato Rajkovic, difensore discreto ma lento e soprattutto non pronto fisicamente vista la lunga assenza dai terreni di gioco e il semisconosciuto, tutt’altro che esaltante terzino di fascia destra Benzar, tra l’altro tutti e tre “evaporati”, con la rescissione del contratto nel momento topico post ripresa. La squadra, dopo un paio di vittorie di misura con Juve Stabia e Livorno, crolla, collezionando ben cinque sconfitte. Serse si accorge che il gruppo, oltre alle carenze tecniche non ha un’anima e a Frosinone sbotta platealmente incrinando un gruppo già spaccato ma resta inascoltato. Il lockdown peggiora le cose e, dopo l’iniziale, effimero successo di Ascoli , la situazione precipita. Santopadre, , asole tre giornate dalla fine esonera il parafulmine Cosmi e richiama Oddo ma il tecnico pescarese, dopo la prima vittoriosa gara di Chiavari naufraga con il Trapani in casa e in Laguna.

Il Perugia è incredibilmente ai playout dopo aver anche rischiato di retrocedere direttamente e lì la tragedia si trasforma in farsa, con Santopadre che vuole esonerare Oddo ma non riesce a trovare nessuno visti i “niet” di Novellino e Colantuono e forse anche dello stesso Cosmi e di Delio Rossi. I playoff li deve fare un delegittimato Oddo che, comunque, fa del suo meglio nelle due gare contro il Pescara ma la fragilità psicofisica dei giocatori condiziona pesantemente sia il secondo tempo di Pescara che i rigori e il Perugia si ritrova in Serie C! Adesso Santopadre, primo responsabile di questa retrocessione dopo anni di non progetti, di prestitti, di giocatori rotti, di allontanamenti di persone valide, di centocinquantasei giocatori tesserati e otto allenatori in poco più di sei anni, con la tiade dirigenziale, lui, Goretti e Pizzimenti, invece, rimasta sempre in sella, farebbe bene a fare un passo indietro.

L'escalation dell'era Santopadre: dal sogno della A all'incubo della C

Il rapporto con Perugia, tifosi e città, si era irrimediabilmente compromesso ancor prima di ieri sera come gli striscioni apparsi nell’ultimo mese in varie parti della città recitavano eloquentemente. Chiudiamo ricordando al presidente che in oltre sessantanni di storia moderna del Perugia, solo una volta il Grifo era retrocesso sul campo dalla B alla C, o dalla C alla D, ma non era successo per colpa dell’allora presidente Ghini visto che alcuni giocatori, come stabilì il processo, si vendevano le partite. Solo Santopadre, quindi, è riuscito nell’“amara impresa” che non era riuscita ai vari Spagnoli, Tinarelli, D’Attoma, Gaucci, Silvestrini e perfino a Covarelli. A Perugia siamo da sempre abituati a tifare per il Grifo, non per le plusvalenze, come da lei suggerito in una trasmissione televisiva!

Danilo Tedeschini