Sono i giorni della famiglia Gaucci. Riccardo dopo aver ottenuto una preziosa salvezza con il Perugia, è stato protagonista del bellissimo evento che ha riportato alla memoria papà Luciano in un Pala Barton pieno di affetto e riconoscenza. In Spagna l’altro figlio Alessandro ha centrato l’ennesima soddisfazione della sua carriera da dirigente sportivo. L’ Atletico Marbella dello stesso Gaucci e dell’imprenditore umbro Mauro Ricci, rispettivamente Presidente e Vice Presidente della squadra, è definitivamente sbarcato nel calcio professionistico. Un percorso che Alessandro ha iniziato nel 2022 e che è stato contraddistinto da un altro campionato vinto e da una regular season da protagonisti poi compromessa ai playoff. “E’ una bella soddisfazione – ammette Alessandro Gaucci – perché siamo venuti qui con grande entusiasmo e stiamo cercando di riportare in alto una piazza che ha buone tradizioni nel calcio spagnolo. In tre anni è stato creato uno dei più importanti settori giovanili dell’Andalusia, la regione più grande di tutta la Spagna, con 35 squadre e 600 ragazzi. Se si pensa che al nostro arrivo il settore giovanile non esisteva, il risultato assume una valenza ancora maggiore”.
Tra i protagonisti in prima squadra proprio due ragazzi che arrivano dalle giovanili: il portiere David Cabezas ed il trequartista ed esterno d’attacco del 2007, l’indiano Agastya Baht, su cui già ci sono le attenzioni di importanti società spagnole. Oltre al lavoro sul settore giovanile, a riempire d’orgoglio Alessandro è il suo solito lavoro di scouting nei paesi di mezzo mondo, per pescare giocatori sconosciuti. “La mia soddisfazione più grande è che i giocatori dell’Atletico Marbella, provengono da oltre 10 campionati, dal Brasile, dall’Argentina, dalla Colombia, dall’Uruguay, dal Venezuela, dal Perù, dall’India, dal Ghana, dal Senegal, dalla Sierra Leone, dal Paraguay, oltre che ovviamente dalla Spagna. È il risultato di un lavoro di ricerca che ho sempre fatto e continuo a fare”.
Alessandro guarda al futuro: “L’obiettivo è portare questa squadra in serie A. Come papà Luciano? Il gene è quello. Lui è stato un visionario, aveva una marcia in più. Era un tranviere che è riuscito a sedersi alla Casa Bianca vicino al Presidente degli Stati Uniti e far togliere l’embargo alla Libia di Gheddafi. Nel calcio avevamo creato un modello che ai tempi era unico. Ogni tanto parlo con Gattuso e mi ricorda la qualità del periodo di vita che ha vissuto nel settore giovanile del Perugia. Quel convitto vicino allo stadio era un fiore all’occhiello della nostra gestione. Poi come non ricordare le scelte sportive e quelle manageriali, che sono finite perché mio padre non ha avuto la capacità di fare un passo indietro in certi ambienti quando era il momento. Lì però era già subentrata la malattia e non ce ne siamo accorti”.
Alessandro protagonista di un Perugia che ha sfornato talenti e campionati e che oggi però resta lontano dal calcio che conta.
“In Italia non è possibile lavorare come piace a me. Difficile seguire le direttive di gente che capisci che non ha visione. Purtroppo l’essere stato per lungo tempo proprietario mi impedisce di fare il dipendente. Ho avuto belle esperienze con Genoa e Lazio, ma al momento di proseguire ho preferito mantenere la mia autonomia. Qui in Spagna ho trovato persone giuste come Mauro Ricci: abbiamo un bel progetto e lo vogliamo portare avanti”.
Sul Perugia di oggi, Alessandro non nasconde una certa tristezza.
“Non è facile uscire dalle sabbie mobili della serie C. Faccio i complimenti a mio fratello e a Giovanni Tedesco. La salvezza non era scontata: io sinceramente mi sarei trovato in difficoltà. Il memorial in ricordo di papà? Una bella iniziativa, ma io non sono per queste cose. Mi piace ricordarlo dentro di me, facendo tesoro di quello che ho vissuto con lui. Un futuro a Perugia? Sto bene in Spagna”.































