Coni, lo sfogo di Andrea Arena

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Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Andrea Arena, recentemente candidato per la presidenza del Coni Umbria.

Abbiamo assistito a una delle pagine più buie dello sport umbro, culminata in elezioni che, agli occhi di tutti, hanno restituito la chiara fotografia di questo “sistema dopato”.

Cerchiamo di fare ordine, evitando le solite “supercazzole” che da mesi ci sentiamo ripetere. Da novembre a maggio, durante il periodo di commissariamento del CONI, il Consiglio Regionale è stato riunito in una sola occasione, per la presentazione del commissario Riccardo Giubilei che, anziché individuare una via d’uscita dalla crisi nata dopo le dimissioni di Aurelio Forcignanò, ha generato, con un modus operandi a dir poco ondivago, una netta frattura in un mondo sportivo umbro che da decenni viveva in piena sintonia.

Chi oggi si candida denigrando l’operato del CONI Umbria è stato per anni nello stesso Palazzo, appoggiando in tutto e per tutto le politiche del presidente Domenico Ignozza, che oggi viene ingiustamente scaricato.

Le elezioni indette al termine del mandato di sei mesi hanno permesso di intercettare anticipatamente tutte le deleghe di quelle Federazioni nazionali che sul territorio hanno dei delegati e poche associazioni, basti pensare alla situazione paradossale della FIBS – Federazione Italiana Baseball Softball – che annovera un solo campo a Perugia, il cui delegato abruzzese, sebbene sollecitato dai vertici dell’unica società umbra della città, forte di 40 anni di storia, ha dichiarato di sostenere Moscatelli anziché il candidato, atleta e arbitro di baseball Nicola Moteccchi, in base a un accordo tra più federazioni a livello nazionale.

Uno stimatissimo dirigente regionale ha persino rassegnato le dimissioni dall’Ente di Promozione Sportiva che rappresentava, rinunciando a ruoli di responsabilità, pur di salvaguardare la propria dignità e onestà intellettuale, senza dover cedere alle imposizioni del sistema. Ma la domanda nasce spontanea: dov’è l’ascolto, la vicinanza e il rispetto per il tanto decantato territorio?

Alimentare e cavalcare un clima di contrapposizione calcistica tra Perugia e Terni mi indigna perché è completamente al di fuori dalla mia cultura e può solamente danneggiare irreparabilmente l’immagine del CONI, dello sport regionale che devono necessariamente fondarsi su una solida unità di intenti.

Questa è solo l’apice di un disegno ben preciso, fatto di costanti pressioni e sollecitazioni che hanno portato in assemblea la presentazione di nove deleghe ed una spaccatura inammissibile per il nostro panorama regionale.

Il culmine è stato raggiunto il giorno delle elezioni, durante il quale si è rasentato il ridicolo: i rappresentanti inviati ufficialmente dal CONI Nazionale hanno offerto uno spettacolo inqualificabile, una mancanza di rispetto non solo per l’Ente che rappresentano, ma per l’intero “sistema sport”.

Almeno tre elementi appaiono inconfutabili e delineano una situazione ai limiti della legittimità e del rispetto dei principi basilari di una democrazia.

In primo luogo, una cabina elettorale composta semplicemente da due faldoni appoggiati su un tavolino, incapace di garantire né la privacy né la sicurezza degli elettori. La mia segnalazione è stata vanificata semplicemente affermando che così era e sarebbe stata perché predisposta e voluta dalla Commissione elettorale.

L’interpretazione secondo cui il Presidente dell’assemblea riteneva pubblicamente che lo “scrutinio segreto” gli consentisse di trasferirsi in un’altra stanza con l’urna contenente le schede per procedere al conteggio dei voti senza la presenza dei rappresentanti dei candidati è apparso a tutti una burla. Solo dopo una mia ferma e esplicita istanza è stato messo ai voti che fosse l’assemblea a decidere se lo spoglio dovesse svolgersi pubblicamente, davanti a tutti. L’assemblea, stupita dall’insolita modalità decisa aprioristicamente dal Presidente, si è espressa optando per il classico spoglio palese delle schede con la preoccupante presenza di ben sei astenuti nella votazione.

L’ulteriore singolarità mostrata dal Presidente si è ulteriormente palesata quando, a seguito della verbalizzazione dell’annuncio della mia richiesta di accesso agli atti e di verifica delle deleghe, si è ritenuto opportuno trasferire nell’immediatezza tutta la documentazione altrove/Roma, anziché lasciarla presso la ‘naturale’ sede regionale, contravvenendo palesemente agli art.7-9 delle Procedure elettorali.

Il fatto poi che lo stesso Presidente abbia proclamato la vittoria del candidato Fabio Moscatelli, in prima votazione senza che questi raggiungesse la maggioranza assoluta, 28 voti richiesti su un quorum di 54 elettori, ha rasentato il grottesco. La Giunta Nazionale del CONI, preso atto dell’autogoal, umiliata da quest’ultima disattenzione di un proprio emissario, senza necessità di alcun ricorso o replica, ha così annullato d’ufficio le elezioni e commissariato nuovamente la regione Umbria, una nuova vergogna.

Fotografia di questa situazione paradossale sono state, dopo meno di 24 ore dalle elezioni, le uscite pubbliche di Moscatelli nel ruolo di presidente senza che fosse stato ratificato ufficialmente il tutto.

Tanti e poi tanti sono ancora gli spunti di riflessione rivolti a tutti gli attori e alle comparse che, in questo periodo buio per l’immagine del CONI Umbria e del mondo sportivo in generale, hanno contribuito a rafforzare le mie convinzioni sui valori alla base delle arti marziali e di ogni società civile.

Sono proprio questi valori ad ispirarmi infondendo l’energia, lo stimolo e il coraggio necessari per non scendere a compromessi nella difesa di principi etici e morali in cui credo fermamente e, da idealista, mi permettono di guardare ‘il mondo’ negli occhi, a testa alta con dignità.

Mi viene da sorridere leggendo le dichiarazioni di Moscatelli, nel classico politichese in cui si dice tutto e nulla e ci si richiama all’unità dopo aver cavalcato una gretta ma probabilmente funzionale campagna ‘Terni contro Perugia’.

Come detto in assemblea, mi sono messo in gioco con “CONI di tutti per tutti”, proprio per poter rappresentare tutta l’Umbria. Ho avuto l’onore di indossa la maglia del rugby e difeso con onore i colori di Perugia, Terni, Foligno e Gubbio città nelle quali sono rispettato come un vero uomo di sport con la U maiuscola. Con il mio operato dirigenziale ho contribuito a rappresentare Terni e Perugia e tutte le realtà della nostra regione nel mondo delle arti marziali, da sempre diviso e oggi finalmente unito sotto un’unica bandiera, rispettata in tutta Italia.

Tutto questo costruito non certo da solo ma con sempre una squadra affiatata, preparata ed appassionata a cui si deve ogni successo, componente imprescindibile anche in questa competizione che ha visto presentarsi al mio fianco professionisti stimati in ogni ambito.

Non servono vetrine mediatiche né comparsate sui social: credo ci sia la l’impellente necessità di un vero rinnovamento alla base. Come già detto, sono disponibile a fare un passo di lato per trovare una soluzione condivisa che possa rappresentare realmente tutto il mondo sportivo umbro, senza spaccature e condizionamenti.

Come ribadito in più occasioni, “potere” per me non rappresenta un sostantivo, ma un verbo: è questo che mi ispira. Lotterò sempre con il sorriso affinché i valori e l’etica dello sport e della società civile prevalgano su tutto, in ogni campo della vita.