Grifo: segnali negativi sottovalutati, adesso l’allarme suona forte

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A Gubbio l'ennesima prestazione scialba condita dagli errori dei singoli e del tecnico. Perugia ultimo per rendimento esterno 

Anche a Lucca arriva l’ennesima debacle e il play-out non è più fantasia. Tutti responsabili, ma l’operato di Zauli non è più accettabile

 

Il Presidente Faroni è tornato dall’Argentina giusto in tempo per assistere all’ultimo atto di questo lento precipitare del Perugia nella zona playout. Il Perugia, infatti, è riuscito nella non facile impresa di perdere due a uno a Lucca, contro la squadra che seguiva i grifoni a tre lunghezze e che, grazie a questa vittoria, aggancia meritatamente i biancorossi al quintultimo posto, dove la squadra di mister Zauli è precipitata al termine di una prestazione a dir poco disarmante.

C’è da sottolineare che I giocatori della Lucchese nelle ultime ventiquattrore avevano avuto la notizia, da parte dei nuovi dirigenti appena subentrati, che per il terzo mese consecutivo non avrebbero visto il becco di un quattrino. Una Lucchese che sta attraversando da tempo una grave crisi societaria, eppure in campo di tutto questo non c’è stata traccia, con i giocatori rossoneri, concentratissimi e determinatissimi a portare a casa una vittoria fondamentale, pur con uno stato d’animo angosciato dai problemi, lasciati, evidentemente, negli spogliatoi.

Anche per questo la sconfitta del Perugia è strameritata e anche per questo i giocatori che indossano la maglia col grifo sul petto e che, al contrario dei loro colleghi rossoneri, lo stipendio lo ricevono regolarmente, farebbero bene a recitare il mea culpa, visto che dalla mezzora di gioco in poi, sono stati sovrastati sia sul piano del gioco che su quello della determinazione, dopo il promettente inizio che aveva portato al gol del, purtroppo, effimero vantaggio, con la rete di Matos e al mancato raddoppio prima con Cisco e poi con Lisi.

Avevamo lanciato il grido di allarme da parecchie settimane sperando che la nuova società cominciasse a rendersi conto del pericolo al quale il Perugia stava andando incontro con una serie di risultati deludenti ma, soprattutto, con un gioco piatto che crea pochissime difficoltà alle squadre avversarie. La società, però, ha più o meno consapevolmente, sottovalutato il problema, anche alla luce delle parole di Mauro Meluso che, non più tardi di martedì scorso, parlava ancora di playoff.

Ed invece eccoci qui a commentare un quintultimo posto da incubo, cinque punti sopra la quartultima, la Spal, penalizzata però di tre punti, per cui sul campo il vantaggio scemerebbe solo a due lunghezze. Una situazione veramente pericolosa e complicata che neanche il più pessimista dei tifosi poteva prevedere ad inizio campionato o dopo il passaggio di proprietà avvenuto dopo due giornate, a mercato chiuso (altra stranezza di questa stagione).

E la società è la prima responsabile di questa crisi, in primis perché ha completamente sbagliato il sostituto di Formisano e poi per aver sottovalutato i segnali negativi che da settimane stavano arrivando dal campo. Delle responsabilità dei giocatori abbiamo parlato, di quelle di Zauli, arrivato a quella media di un punto a partita che è vergognosa per una società come il Perugia e che se perseverata porterà i grifoni a disputare il playout, ne parliamo, invano, da settimane.

A caldo i “rumors” del dopo gara sembrerebbero ancora una volta confermare il tecnico ma ci auguriamo che la notte abbia portato consiglio e che la società, alla luce anche del gesto di Faroni, che all’ennesimo errore dei suoi giocatori nella ripresa, si è tolto la giacca sbattendola per terra, tiri fuori la testa dalla sabbia e decida finalmente per l’avvicendamento del tecnico.

Con chi? La rosa dei papabili è vasta e di qualità. Quattro ex, Camplone, Cosmi, Novellino e Liverani, per i primi tre si tratterebbe dell’ennesimo ritorno sulla panchina biancorossa, ma noi siamo d’accordo sul nome di Vivarini, fatto ieri sera a caldo dall’ex presidente Damaschi, uno che di calcio è molto competente, al quale aggiungeremmo anche quello di Venturato. Vedremo se e con chi deciderà di andare avanti la società.

Alle viste c’è la trasferta sul campo della capolista Virtus Entella, reduce dal mezzo passo falso di Legnago, abbondantemente compensato, però, solo poche ore dopo, dal tonfo inaspettato della Ternana a Campobasso, colpevolmente salutato con soddisfazione da alcuni tifosi del Perugia  che  hanno preferito ancora una volta colpevolmente anteporre il campanilismo agli interessi di classifica, visto che il sorpasso del Campobasso aveva inguaiato ulteriormente la classifica del Perugia già prima della gara del “Porta Elisa”.

Affrontare la capolista con lo stesso tecnico, che nelle dichiarazioni del dopo gara dopo gara ha parzialmente scaricato la squadra, con lo stesso spirito e la stessa poca determinazione da parte dei giocatori visto a Lucca, salviamo solo la prova del nuovo arrivato Kanoute e del generoso Giraudo, mentre nel piattume generale sono apparse disastrose quelle del subentrato Plaia e dell’altro arrivo di Gennaio, Broh, significherebbe andare incontro al massacro. E allora Presidente Faroni, è da tempo arrivata l’ora delle scelte necessarie e, soprattutto, azzeccate.

C’è assolutamente una categoria da salvare in queste undici gare, nelle quali si devono assolutamente arraffare quei tredici punti sufficienti a garantire, a quota quarantadue, la salvezza diretta. Sembrerebbe un’impresa alla portata ma non è così, visto anche che i numeri, ancora una volta incontrovertibili e impietosi, dicono che da quando Faroni si è insediato alla presidenza, era la terza giornata di campionato, i grifoni hanno totalizzato addirittura soltanto venticinque punti in  altrettante gare, alla stessa, deficitaria media, da playout, di Zauli, di un punto a partita.

Danilo Tedeschini