Era il 9 giugno del 1996 e Perugia si apprestava a realizzare un sogno. Dopo una stagione sportiva ricca di colpi di scena, la squadra di calcio presieduta da Luciano Gaucci e guidata da Giovanni Galeone riuscì a conquistare la seconda, storica, promozione in serie A. A distanza di quindici anni il Grifo risalì sul palcoscenico più importante, grazie ad una squadra che solo a nominarla ancora oggi mette i brividi: Braglia in porta, Camplone e Beghetto sulla linea dei terzini, Di Cara e Lombardo centrali, Giunti in cabina di regia, con Goretti e Allegri mezze ali, Pagano e Briaschi ali d’attacco e davanti il bomber Marco Negri. Con loro, tra gli altri, anche Suppa, Meacci, Grossi, Rocco, Cottini, Russo, Atzori, Fabbri e Gattuso.
LA PRIMA SERIE A DI GAUCCI – In quella seconda domenica di giugno del 1996 Luciano Gaucci riuscì a mantenere la sua parola. Nell’autunno del 1991, quando sbarcò a Pian di Massiano, la sua promessa di portare il Perugia in serie A da molti fu ritenuta visionaria e fuori luogo. All’epoca la squadra di calcio della città navigava a vista nei campi polverosi della terza serie. Big Luciano, tuttavia, non si dimostrò un visionario, ma un uomo capace di realizzare i sogni e così in poco più di quattro anni riportò il Grifo in serie A. La prima grande soddisfazione di Gaucci, già protagonista con la promozione nel 1993-1994 dalla serie C alla cadetteria.
UNA STAGIONE INIZIATA MALE – Nell’estate del 1995 Luciano Gaucci decise di puntare nuovamente su Walter Alfredo Novellino che a Gualdo Tadino aveva sforato la serie B, mettendo definitivamente da parte i dissidi della primavera del 1993, quando i due si separarono prima del famoso spareggio di Foggia. ‘Monzon’ tuttavia non riuscì a ripagare la nuova fiducia e dopo poche giornate fu esonerato con il Perugia quart’ultimo e incapace di vincere. Gaucci decise allora di affidare la panchina a Giovanni Galeone, tecnico istrionico e già protagonista sulla panchina del Pescara. A Perugia il tecnico friulano ritrovò alcuni dei suoi ex allievi come Di Cara, Camplone e Pagano e lanciò definitivamente giocatori del calibro di Roberto Goretti, Federico Giunti, Massimiliano Allegri e Marco Negri. Il lavoro più prezioso Galeone lo fece proprio con Giunti, all’epoca un trequartista o esterno di sinistra che stentava ad esprimere il suo talento, abilmente trasformato in un regista davanti alla difesa, che lo ha portato poi a vestire tra le altre le maglie di Parma, Bologna, Brescia, Milan e Chievo. Il Grifo targato 4-3-3, orchestrato da Giunti, rifinito da Allegri e finalizzato da Negri, riuscì a risalire la china e ad arrivare a giocarsi la serie A proprio all’ultima giornata.
PERUGIA – VERONA, IL CURI ESPLODE DI GIOIA – Il Grifo si presentò a quella domenica con l’obbligo della vittoria e di evitare il sorpasso della Salernitana a quota 57. La squadra di Galeone con 58 punti all’attivo poteva raggiungere con un successo un posto, tra i quattro per la serie A. Il Verona di Perotti, poi tecnico del Grifo, si presentò al Curi con la promozione già in tasca. La partita non iniziò benissimo per il Grifo, con il gol dello scaligero Manetti, poi la rimonta firmata Negri e Beghetto. Quando la festa stava per iniziare Damiano Tommasi decise di gelare il Curi (2-2), ma a cinque minuti dalla fine ancora Negri mise a segno la doppietta e consentì al Grifo di ritornare in serie A.
IL RICORDO DI BEGHETTO e GIUNTI – Tra i protagonisti di quel 9 maggio di trent’anni fa, va assolutamente menzionato Massimiliano Beghetto. Il terzino sinistro in quella partita realizzò il gol del momentaneo 2-1 e mise a segno i due assist per i gol di Negri.
“Come posso dimenticare quella partita. Non capita tutti i giorni di fare un gol, due assist e di centrare la promozione. Una giornata indimenticabile, di una stagione partita in sordina e conclusa con una soddisfazione immensa”. Federico Giunti ricorda le parole di Galeone. “Quando arrivò dentro lo spogliatoio, dopo l’esonero di Novellino ci disse che non era venuto per salvare il Perugia ma per portarlo in serie A. Noi ci guardammo increduli, ma alla fine ha avuto ragione lui”.































