Il gruppo continua a non essere famiglia: colpa di mercati frettolosi e insufficienti. Sostenibilità non deve fare rima con fallimento sportivo

Penultimo posto in classifica con soli tre punti, ultimo sul campo perché il Rimini, ultimo in classifica, è partito con ben undici punti di penalizzazione. Unica squadra, delle venti del Girone, a non aver vinto uno straccio di partita dopo ben sette turni, quattro gare casalinghe concluse malamente con tre sconfitte, con la quarta finita con un desolante zero a zero solo perché il Guidonia ha sbagliato un calcio di rigore. Partite nelle quali il Perugia ha segnato soltanto un gol, oltretutto inutile e solo grazie ad una fondamentale deviazione.
Basterebbe tutto questo elenco sconfortante di dati, che sintetizza il baratro nel quale la gestione Faroni-Borras-Meluso ha fatto sprofondare una società blasonata come il Perugia, per chiudere qui l’editoriale ma è necessario approfondire perché siamo arrivati a questo punto. E allora dobbiamo partire da tre anni fa, quando l’attuale allenatore dell’Under 21 Silvio Baldini, che l’hanno scorso ha compiuto un piccolo capolavoro vincendo col Pescara, arrivato quarto nella regular season, i playoff, subentrato sulla panchina del Perugia in Serie B al posto dell’esonerato Castori, rassegnò clamorosamente le sue dimissioni dopo solo tre gare, due casalinghe tutte perse.
Il bravo tecnico massese nel motivarle parlò chiaramente di spogliatoio che non lo seguiva “non fanno famiglia – il termine usato – così non si può andare avanti”. Dopo le schiette dichiarazioni di Baldini, richiamato Castori, vennero esclusi dal gruppo da Santopadre due degli anziani, Angella e Rosi. E proprio gli anziani di allora, tranne Rosi, che smise a fine stagione, i vari Angella, Matos, Dell’Orco, oltre ai momentaneamente fuori rosa Lisi e Bartolomei, sono rimasti nel Perugia in queste tre stagioni, culminate con la vergognosa retrocessione in C la prima, con un insignificante, viste le premesse della viglia, quarto posto, con successiva quasi immediata eliminazione nella fase a Gironi e nel deludente dodicesimo posto della passata stagione.
Quest’anno la nuova società, subentrata l’anno scorso a campionato iniziato e a mercato chiuso, aveva l’opportunità, iniziando il campionato dall’inizio, rodata dall’esperienza non troppo felice dello scorso anno, di rifondare dalle basi la squadra, eliminando i rami secchi e ripartendo con un mercato, non faraonico, ma adeguato, con giovani pescati in categoria come hanno fatto Ravenna, Campobasso e Gubbio, tanto per fare qualche esempio, trattenendo qualche prestito interessante come quello di Mezzoni, Cisco e Di Maggio, rimanendo nella sostenibilità tanto sbandierata.
Ed invece i risultati purtroppo stanno equiparando il termine sostenibilità a quello di fallimento sportivo, visto che in poco più di dodici mesi si sono alternati inutilmente quattro allenatori, Formisano, Zauli, Cangelosi e Braglia e, se torniamo ai tempi di Silvio Baldini, meno di tre anni fa, diventano ben sette, aggiungendo appunto Silvio Baldini, Castori e Francesco Baldini. E se sette allenatori, chi più chi meno, non riescono a risolvere i problemi è evidente che i problemi sono da ricercare da qualche altra parte, nel gruppo e nella società.
Chi ci segue sa che abbiamo sempre giudicato il gruppo di quest’anno allestito in maniera “sostenibile” dal d.s. Meluso, quarto ds nelle ultime tre stagioni, arrivato a Perugia dopo la fallimentare esperienza di Napoli (mai nessuna squadra che aveva vinto lo scudetto era arrivata decima nell’anno successivo, fallendo tutti gli obiettivi stagionali e la qualificazione a qualsiasi Coppa Europea) degno al massimo della quinta fila, ovvero nono decimo posto ma la realtà si sta rivelando ben peggiore, perché la rosa non è assolutamente all’altezza, qualitativamente e quantitativamente peggiorata.
Il regista, il faro non c’era e non c’è, come manca un uomo che, sia in campo che nello spogliatoio faccia da guida ai compagni. Manca un attaccante vero, un bomber da quindici gol, mentre abbiamo un centrocampo fragile, con elementi, Giunti escluso, che filtrano male e hanno un idiosincrasia con la porta avversaria, una difesa vecchia e rabberciata dai soliti infortuni dove anche gli ultimi arrivati, vedi Tozzuolo ieri, commettono errori marchiani e un gruppo che, evidentemente, è tutt’altro che coeso nonostante tanti cambi di guida tecnica, tutto figlio dei vari mercati frettolosi e assolutamente insufficienti fatti.
Cosa dicono adesso quelli che avevano approvato la scelta societaria di esonerare Cangelosi che, in questo marasma, dopo aver raddrizzato una situazione precaria ma leggermente migliore di questa, quest’anno aveva comunque fatto tre punti, perdendo solo con la capolista Ravenna e la terza in classifica Ascoli, sulla carta la favorita per la promozione diretta? Il difetto di lisciare sempre la schiena del padrone, che si chiami Santopadre o Faroni, purtroppo, è proprio un’altra delle concause di questa situazione.
Sulla gara di ieri meglio stendere un velo pietoso. Si sono salvati solo Gemello, che con una prodezza ha evitato il due a zero della Pianese, e Kanoute, l’unico a sentire e applicare sul campo l’appello del nuovo tecnico, il quale ha mestamente ripreso l’andazzo di assistere alle figuracce della propria squadra dalla gradinata, film già visto sedici anni fa!
Domenica c’è la trasferta di Carpi, contro una squadra di centroclassifica. Una squadra vera potrebbe anche portare via l’intera posta, per questo Perugia, invece, se dovesse riportare un pari, ci sarebbe solo da accendere un cero a San Francesco, visto che si giocherà il giorno dopo la festa del Patrono d’Italia!
Danilo Tedeschini































