Il Perugia dal “Piave” alla “Caporetto”

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Classifica corta e rush finale decisivo: sabato al “Curi” contro il Pineto servono tre punti fondamentali

Due gol iniziali e un primo tempo perfetto svaniscono in 25 minuti di rimonta ravennate. Classifica critica e nervi a fior di pelle

 

Dal “Piave” alla “Caporetto” nel giro di mezzora! Quella intercorsa tra il gol di Spini, al tramonto della prima frazione, con il Grifo meritatamente avanti due a zero, sul quale nessuno è andato a contrastarne la conclusione, tutt’altro che irresistibile, sulla quale anche Gemello, tuffatosi in ritardo e male, non è esente da colpe e i primi venticinque minuti della ripresa nella quale un assatanato Ravenna ha alzato i ritmi in maniera impressionante, col Perugia, costretto letteralmente a “ballare il liscio” in Romagna, che subiva l’altrettanto meritatissima rimonta subendo altre due reti e rischiando l’imbarcata  almeno altre cinque volte.

Solo negli ultimi dieci minuti, quando il Ravenna rallentava giocoforza i ritmi, il Perugia riappariva timidamente in partita, sfiorando il pari, però, solo in una circostanza con un tiro dalla distanza di Tumbarello sul quale Anacoura, al contrario di Gemello, si allungava in tuffo molto bene, deviando in angolo, prima che Stefano Okaka da Castiglione del Lago, appena subentrato, sfiorasse il gol personale, con Gemello, stavolta attento, a deviarne la conclusione in angolo.

La gara del “Benelli”, con il suo svolgimento bifronte, ha dimostrato ancora una volta, era accaduto già con l’Ascoli, a Sestri Levante e, in parte a Gubbio, che, quando gli avversari alzano i ritmi, il Perugia va in bambola, rincula pericolosamente nella propria trequarti e la difesa, già di per se tutt’altro che granitica viste anche le assenze, mal protetta da un centrocampo che non filtra, il vero problema di questa squadra, subisce azioni pericolose e gol a raffica.

Cangelosi aveva  potuto mettere in campo il suo quattro-tre-tre con Calapai finalmente in campo, al posto di Megelaitis, spostato al centro della difesa. Ma mentre Megelaitis, impeccabile nel primo tempo ma calato nella ripresa, coinvolto dal crollo di tutta la squadra, se l’è cavata, l’ex spallino, che non aveva iniziato male, è stato deleterio nella ripresa, quando non ha capito nulla contro uno come Donati, non a caso sei presenze e un gol con il Bayern Leverkusen in Champions, nell’azione del gol del pari e soffrendo maledettamente la velocità del nuovo entrato Zagre, che lo ha messo continuamente in difficoltà.

Nella prima frazione il Perugia aveva, invece, subito attuato un pressing asfissiante, non concedendo ai ravennati spazzi di manovra per almeno mezzora. I grifoni andavano presto in vantaggio grazie ad un capolavoro di Matos sulla fascia destra che, dopo aver eluso con qualità l’avversario, pennellava un cross perfetto per la testa di Kanoute che batteva sotto misura Anacoura.  La prima mezzora dei grifoni rasentava la perfezione, con i ravennati che, però, nell’ultimo quarto d’ora, si riorganizzavano rendendosi pericolosi in un paio di circostanze. Ma ancora Matos, di gran lunga il miglior grifone, era lesto a buttarsi nello spazio su un “lancione” di Giunti dalle retrovie, bruciando il suo marcatore e, appena in area, da posizione angolata, infilzava il portiere con un delizioso diagonale.

Il gol si Spini prima dell’intervallo si sarebbe rivelato una doccia gelata per il Perugia, sparito dal campo nella ripresa e una sferzata di energia per un Ravenna che correva a mille, trascinato dall’indiavolato Tenkourang e dalla qualità, oltre che dell’italo-ghanese, di Donati e Rapai, che in venticinque minuti creava almeno sette palle gol, segnandone due, ribaltando la partita. Oltre che fisicamente il Perugia crollava anche mentalmente, segno anche della mancanza di giocatori   carismatici che possano prendere in mano la squadra nei momenti di difficoltà.

D’altro canto se Faroni e Meluso  prendono  Calapai e Tumbarello mentre Braida e Mandorlini  portano a Ravenna giocatori come  Donati e Okaka oltre a Tenkourang, che il tecnico Marchionni ha saputo con bravura reinventare in una posizione più offensiva rispetto al centrocampista canonico che era, i sei gol in cinque gare parlano da soli, non ci si può meravigliare  se il Ravenna è da ieri primo in classifica con l’Arezzo a quota dodici e il Perugia è terzultimo a quota tre, penultimo sul campo senza la maxi penalizzazione del Rimini, addirittura ultimo sul campo col Livorno se il Bra non dovesse perdere oggi a Gubbio, da solo se, contemporaneamente, il Livorno non dovesse perdere oggi in casa contro l’Ascoli.

Capitolo Cangelosi. Il buon primo tempo disputato, nonostante la modestia dell’organico a disposizione, dimostra che i responsabili di questa deficitaria situazione sono da ricercare altrove e non nella panchina, anche se è indubbio che anche Cangelosi stia andando in confusione davanti a questo sfacelo, lui dice solo mentale, noi aggiungiamo anche fisico e, soprattutto qualitativo. Chi punta il dito sulle sostituzioni di ieri di Ogunseye con Montevago e Kanoute con Bacchin dimentica che nei primi dodici minuti della ripresa erano letteralmente spariti dal campo, travolti dai ritmi ravennati, d’altro canto se la società allestisce una squadra con tanti Over30, ieri erano sei, questo succede!

In questa pericolosa situazione di classifica, in Serie C,  neanche Santopadre ci aveva mai trascinato, il che è tutto dire e la dice lunga su come sia stata sportivamente gestita la situazione dalla nuova società, tutt’altro che competitiva per il campionato, lo abbiamo appena sottolineato e per la Coppa Italia, turno passato solo ai rigori dopo uno zero a zero casalingo contro una squadra modesta al momento, come l’ha definita Borras nell’ultima conferenza stampa. Perugia sostenibile non deve  far rima con  Perugia penultimo o ultimo del lotto!

Danilo Tedeschini