Perugia più di distruzione che di costruzione

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Il Grifo ha pensato più a limitare il Cittadella che a fare la propria partita. Perla di Segre per il vantaggio, ma prima del pari c'è un errore di Alvini 

Il Grifo ha pensato più a limitare il Cittadella che a fare la propria partita. Perla di Segre per il vantaggio, ma prima del pari c’è un errore di Alvini

 

“Non si vive di guerra, perché l’uomo è nato a creare, non a distruggere”. Questa frase, pronunciata da Francesco Crispi, noto patriota e politico dell’Ottocento, dovrebbe essere presa a modello da mister Alvini, che ancora una volta ha messo in campo contro il Cittadella un Perugia occupato e preoccupato a distruggere e limitare la squadra avversaria più che a costruire e creare gioco.

Una gara, quella contro la formazione di mister Gorini, fotocopia, ma non nel risultato, di quella vinta sette giorni prima contro il modestissimo Crotone, modestissimo, lo ripetiamo, visto che venerdì i pitagorici hanno addirittura perso in casa contro il Vicenza, una delle sole due squadre che precedono in classifica.

Con un primo tempo giocato in maniera guardinga, senza mai tirare in porta, se non in occasione del gol, arrivato da un’invenzione di Segre, ancora una volta il miglior grifone, per Matos, occasione nata, come col Crotone, da una palla ingenuamente persa dagli avversari.

Una volta avanti il Perugia, nella ripresa, ha ancor più agito di rimessa, creando anche l’occasione, per chiudere la gara, sempre con Matos, che la falliva sanguinosamente.

Stavolta, però, di fronte c’era un degno avversario, che sa costruire gioco e che, prima è meritatamente pervenuto al pareggio dopo che Chichizola, in precedenza, lo aveva evitato con un miracolo, e poi ha sfiorato il vantaggio con una serpentina dell’ispirato subentrato D’Urso, la cui conclusione faceva la barba al palo.

Anche i grifoni avevano avuto l’occasione di tornare in vantaggio, sempre con Matos e sempre su una ripartenza, ma il brasiliano si faceva ipnotizzare da Kastrati.

Alla fine ne è uscito un pari giusto, al termine di una partita del Perugia deludente sul piano del gioco, perla di Segre a parte, che non ha entusiasmato i soli 2.506 tifosi perugini presenti, (38 erano di Cittadella) su una disponibilità per il pubblico di casa di 6738 posti, un record negativo storico per la Serie B del Grifo.

La disaffezione di gran parte del pubblico, però,  non nasce né quest’anno, né questa sera, visto che sia come abbonamenti che come biglietti venduti, dal secondo anno di Serie B alla chiusura per Covid di due stagioni fa, è stato un calare continuo, con gli errori di Santopadre, culminati con la retrocessione, che ne sono stati la principale causa.

Quest’anno, sull’entusiasmo del campionato vinto e del ritorno del pubblico, ci si aspettava una presenza maggiore, diciamo un “Curi” esaurito con la capienza massima limitata ai 4600 biglietti riservati ai perugini, e invece niente.

Fino a ieri, anche con l’aumento della capienza a 6738 posti, il Perugia viaggiava ad una media veramente negativa di 3.641 spettatori a gara, la tredicesima del torneo diventata quattordicesima dopo il match di ieri.

Alvini, dopo “il più importante dei nostri successi”, quello col Crotone terzultimo, aveva chiamato a raccolta il pubblico per la gara col Cittadella. Purtroppo, complice anche una leggera pioggerellina, allo stadio, invece di un migliaio di tifosi del Perugia in più rispetto ai 3083 presenti col Crotone, ce n’erano addirittura 577 in meno, un dato veramente disarmante.

Ma se il fortino Curi è diventato scenario di un Perugia guardingo e timoroso che bada prima a non prenderle cercando di limitare l’avversario, con uno “score” non certo esaltante di due vittorie, tre pareggi e due sconfitte in sette gare, un solo punto a partita di media, è lampante che il tifoso medio e non solo continui a rimanere a casa a vedersi la partita comodamente in poltrona.

Non c’è controprova ma la nostra sensazione è che questa media si poteva raggiungere e anche migliorare anche con un atteggiamento più propositivo che avrebbe attirato più pubblico allo stadio.

Tornando alla gara, Alvini ha commesso un errore tecnico non da poco, facendo due sostituzioni immediatamente prima del calcio d’angolo del Cittadella.

Risultato? Spizzata di testa di Mazzocco e gol di Beretta dopo che Vanbaleghem, uno dei due subentrati, al suo primo intervento, a freddo, della partita, aveva toccato goffamente la palla.

Il punto conquistato, comunque, continua a muovere la classifica e questo è il dato più confortante, anche se con una vittoria il Perugia sarebbe balzato addirittura al quinto posto, dietro solo al Pisa, al Brescia e al Lecce come punteggio e al Frosinone che, a pari punti, avrebbe preceduto i grifoni per la miglior differenza reti.

Il Grifo, invece è attualmente decimo per la migliore differenza reti sul Cittadella, a quota ventuno con i grifoni, a meno di una vittoria del Como a Parma nel posticipo di stasera che farebbe scivolare Perugia e Cittadella all’undicesimo e dodicesimo posto.

Martedì si rigioca e alla formazione di Alvini non poteva capitare una trasferta più insidiosa, quella di Pisa contro la nuova capolista che ieri ha vinto lo scontro diretto di Brescia.

Alle difficoltà della gara si aggiungeranno le assenze che avrà il Perugia, che recupera Burrai ma che non potrà disporre degli squalificati Falzerano e Curado, assenze che si vanno ad aggiungere a quelle di Angella, Rosi e Carretta, con un reparto difensivo in piena emergenza visto che anche un altro difensore (Dell’Orco?), come detto da Alvini nel dopo gara, sembra avere dei problemi.

Non sarà facile uscire indenni dal match contro la scatenata capolista, ma il Perugia ha il dovere di provarci, ci auguriamo col gioco.

Tornare a mani vuote dall’“Arena Garibaldi-Anconetani” farebbe, infatti, scivolare il Perugia più in basso, lontano da quel dignitoso decimo posto che è, a nostro parere, la posizione consona al valore attuale della rosa biancorossa.

Danilo Tedeschini