La squadra rimarrà comunque in città
Il Perugia va in ritiro. Dopo una serie di quattro sconfitte consecutive è arrivata la decisione del Presidente Faroni. Una punizione che potrebbe essere definita ‘light’, visto che la squadra rimarrà in città e che continuerà ad allenarsi presso gli impianti di Pian di Massiano. Angella e compagni resteranno insieme visto a venerdì, poi da sabato scatterà il consueto ritiro pre partita, in quel di Carpi. Un modo per stare insieme e condividere le difficoltà del momento. Un modo anche per entrare meglio nelle dinamiche di uno spogliatoio che dal punto di vista della tenuta psicologica denuncia qualche problema. Nelle prossime ore sarà valutata la possibilità di portare in ritiro anche i giocatori infortunati, mentre finchè non rientreranno ufficialmente in rosa è difficile che si aggregheranno Lisi e Bartolomei.
La storia del Perugia è piena di aneddoti legati ai cosiddetti ritiri punitivi. Troppo facile tornare all’epoca di Luciano Gaucci, quando troppo spesso diventavano una sorta di consuetudine. A distanza di qualche anno è divertente raccontare la ‘fuga’ che Aniello Cutolo, oggi Ds dell’Arezzo, aveva programmato nell’inverno del 2009 quando l’allora Perugia di Sarri fu confinato a Camerino. Tra l’esterno napoletano e il tecnico toscano non correva grande feeling e il buon ‘Nello’ non ne poteva più di allenamenti, video e sedute tattiche. Anche dell’era Santopadre si ricordano i ritiri. Nell’anno della vittoria del campionato di serie C, stagione 2013-2014, il ritiro di Roma diventò fondamentale per organizzare la volata finale, culminata con il successo interno contro il Frosinone. Nell’anno dell’esonero di Federico Giunti (2016), il neo tecnico Breda si trovò costretto ad accettare qualche giorno di riflessione a Roccaporena. Valnerina che non ha portato fortuna nell’estate del 2020. Il Perugia di Cosmi prima e Oddo poi era in caduta libera, ma a San Benedetto e a Santa Rita non è riuscito il miracolo.
































