Perugia sfida Civitanova in gara 1 al PalaBarton: il tecnico dei Block Devils racconta l’attesa, la gestione della pausa e il valore di una finale che «non si vive spesso»
Sono ben 75 i precedenti tra la Sir Susa Scai Perugia e la Cucine Lube Civitanova, che giovedì 30 aprile alle 20.30 si sfideranno al PalaBarton Energy per gara 1 della finale Scudetto.
Per il club del presidente Sirci si tratta dell’ottava finale, la sesta proprio contro Civitanova. In questa stagione le due squadre si sono già affrontate tre volte: andata e ritorno di regular season e la sfida secca di Coppa Italia del 30 dicembre, vinta dai bianconeri 3-1.
A presentare la serie è stato il tecnico dei Block Devils, Angelo Lorenzetti.
Coach, che valore ha per lei questa finale e come avete vissuto questo periodo senza partite?
«Ci sono tanti temi. Il primo è la storia tra queste due società: arrivare ancora una volta in finale significa dare continuità a qualcosa che è stato costruito negli anni. Parliamo di club che, insieme a pochi altri, hanno segnato la storia di questo sport negli ultimi anni. Ed è un’emozione esserci. Sai anche che sei qui grazie all’ambiente, ai giocatori, a tutto quello che ti circonda. La finale Scudetto è il periodo che mi piace di più, anche perché non si vive spesso. E quando hai tempo, senza partite, diventa un momento particolare: è un “silenzio” fatto di lavoro, attenzione, rispetto. Ognuno prepara la sua finale e tutte insieme fanno la finale della squadra. È un periodo bellissimo, ma anche delicato: l’allenatore deve stare attento a non rompere equilibri già costruiti. Vale per i carichi di lavoro, ma anche per le parole: ce ne sono alcune che aiutano e altre che possono appesantire. Con questo gruppo ho cercato soprattutto di osservare. I ragazzi hanno lavorato bene e abbiamo calibrato tutto con attenzione».
Che tipo di partita si aspetta da gara 1, anche considerando la lunga pausa?
«Più che “particolare”, è la partita che inizia la serie. La vera specificità, semmai, è proprio la pausa lunga che c’è stata, per noi ma anche per Civitanova. Arriviamo da una stagione che è andata a grande velocità, e questo stacco cambia qualcosa. Il ritmo non si eredita, si costruisce. E in questo periodo non si è giocato. All’inizio della sfida dovremo essere bravi a riconoscere il ritmo che abbiamo e poi provare a migliorarlo strada facendo».
Quanto incide questa pausa sul ritmo, anche dal punto di vista emotivo?
«Il ritmo non è solo tecnico, non è solo cambio palla o break point. Dentro c’è anche la gestione delle emozioni. E non è un interruttore: non si accende e non si spegne. Si costruisce. In questo periodo non abbiamo giocato, quindi è normale avere meno ritmo sotto tutti i punti di vista, anche emotivo. Questo non significa non essere pronti, ma magari aver bisogno di qualche scambio in più per ritrovare certe sensazioni. È inevitabile. Noi speriamo che sia una finale lunga, proprio per avere il tempo di ricostruire il ritmo che Perugia ha mostrato durante l’anno».
Che squadra è Civitanova e quali difficoltà vi aspettate?
«Quando una squadra arriva in finale vuol dire che gioca bene. La Lube è una squadra con numeri importanti, sia nel cambio palla che nel break. Ci vorrà costanza, capacità di tenere il nostro ritmo e, attraverso questa continuità, costruire il punto. Sul percorso che li ha portati in finale, credo che questo sia stato un campionato molto condizionato dagli infortuni, forse più degli altri anni. Questo non toglie nulla a chi è arrivato fino in fondo, perché essere più bravi significa anche sapersi adattare a quelle condizioni. Però rende più difficile dare un giudizio assoluto sulla stagione e anche fare confronti in prospettiva. È stata un’annata particolare, poco leggibile».
Sarà l’ultima finale per Massimo Colaci: che valore ha per voi?
«Quella di Max è una pagina bellissima da scrivere. Per me è un privilegio vivere questo momento accanto a lui. Posso solo immaginare cosa abbia dentro. È stato un giocatore straordinario per Perugia, e non solo. Ha una storia incredibile, forse con meno riflettori di quanti meriterebbe. Non è un caso che il percorso di Perugia verso certi traguardi si sia completato con il suo arrivo. Vivere questi giorni con lui è speciale. E anche adesso, nonostante l’infortunio che lo ha costretto a lasciare il campo durante l’ultima partita, è uno di quelli che non si chiede come sta. È un esempio continuo, soprattutto per i più giovani».
Un commento sul palleggiatore bianconero Argilagos, convocato per la prima volta in nazionale?
«Sono contento per lui. È un ragazzo che forse è partito un po’ più tardi degli altri, anche perché ha fatto percorsi diversi, giocando in più ruoli. Però ha qualità e, se non ci saranno ostacoli esterni, può arrivare lontano. Dovrà fare le sue esperienze. La cosa che mi è piaciuta di più è l’atteggiamento: è stato bravo a mantenere il livello. Lo stesso discorso vale anche per Crosato, che è cresciuto molto».
Francesca Cecchini
































