Al Grifo è mancato uno spartito tattico

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Ancora una settimana con un’amarezza da smaltire per il Perugia. La sconfitta contro il Campobasso ha interrotto la serie positiva di sette risultati utili, fatta di tre vittorie e quattro pareggi e costretto ad arrivare alla sfida contro il Forlì per archiviare definitivamente la questione salvezza diretta. In una stagione dove si sono alternati tre allenatori e i protagonisti in campo hanno scritto tra le pagine più brutte della storia recente del Grifo, si può individuare una costante: la scarsa identità della squadra sul piano tattico.

CANGELOSI E BRAGLIA – La piega si è creata già ad inizio stagione quando Vincenzo Cangelosi ha più volte cambiato schema di gioco portando a scarsi risultati e ad uno dei motivi principali del suo esonero. Ogni partita rischiava di essere una sorpresa sul piano della formazione, con giocatori spesso adattati a ruoli non propri. La cosa si è ripetuta anche con Piero Braglia, con il tecnico toscano che ha dato corso ad esclusioni eccellenti e spesso ideato accorgimenti tattici molto discutibili.

TEDESCO – Con l’arrivo dell’ex capitano biancorosso in panchina le cose sembravano cambiate, o meglio, per un periodo di tempo il Perugia ha avuto una sua identità. Con quello che si è trovato a disposizione Tedesco ha costruito un’idea tattica sostanzialmente condivisibile, ovvero un 4-3-1-2 che esaltava le doti di Manzari e lasciava meno solo Montevago.  Per diverse partite questo è stato lo spartito tattico del Grifo e un miglioramento si è notato. Non sono mancate le cadute rovinose, vedi il derby interno contro la Ternana, ma in quella fase il Perugia ha dato la sensazione di poter intraprendere una strada meno tortuosa verso la salvezza.

IL MERCATO DI GENNAIO – Sembra un paradosso ma la campagna di rafforzamento messa in atto da Riccardo Gaucci, bravo a liberarsi di molti giocatori fuori dal progetto e nel portare a Pian di Massiano giocatori di valore per la categoria, ha finito per mandare in confusione lo stesso Tedesco. In primis la posizione di Verre che comportava la rinuncia a Manzari, anche se quest’ultimo nel paragone chiaramente faceva fatica. Poi la scelta di passare al 4-2-3-1, senza mai trovare però un undici base, soprattutto nei ruoli dietro la punta. In mezzo ci sono state anche delle scelte indecifrabili, come l’avvio di gara ad Ascoli con il 3-5-2, che è costato un tempo e in ultimo il 3-4-1-2 messo in campo contro il Campobasso. La non bontà di certe scelte è stata spesso avvalorata dalle imminenti correzioni che il tecnico siciliano ha messo in atto, in alcuni casi già tra il primo e il secondo tempo. Questa mancata identità tattica, unita ad una scarsa capacità della squadra nel trovare continuità di rendimento e il giusto approccio alle partite, ha reso il Perugia più scarso di quello che realmente è per valori assoluti.