Nelle prestigiose aule di Coverciano si insegna e si ragiona ormai per principi. Uno dei principi più importanti da allenare è il coraggio.
Il coraggio al limite della spavalderia che aveva manifestato Giovanni Tedesco nella conferenza stampa di presentazione e che ieri nell’intervista post partita è diventato quasi timore, preoccupazione per le sorti della sua squadra, squadra che poco prima aveva denotato una paura quasi imbarazzante per gran parte della gara.
Come mai questa metamorfosi? La causa principale è da ricercare nel mercato di gennaio, che se da un lato ha sensibilmente alzato il livello tecnico della squadra, dall’altro ha creato dubbi ed incertezze in colui che poi deve tradurre in risultati, gioco e punti gli investimenti della società. Un mercato che se dovesse avere un voto scolastico sarebbe da 10 in uscita e da 8 in entrata, media 9, da fare invidia ai ragazzi più meritevoli e studiosi.
Perché questo paradosso? Ottimo mercato, ma certezze ed equilibri azzerati. L’allenatore è come un giocatore: rende al meglio e sbaglia poco quando sente la fiducia e vive in una situazione stabile e determinata. Quando aumentano i dubbi e vengono meno le certezze, le probabilità di sbagliare aumentano a dismisura e la squadra recepisce immediatamente “il sentiment” del proprio condottiero.
Gli elementi destabilizzanti derivati dal mercato sono due: il sistema di gioco e gli uomini da utilizzare.
Per quanto concerne il sistema di gioco il 4-3-1-2 ( con il rombo a centrocampo) aveva dato a Tedesco risultati ed equilibrio tattico. In fase di possesso si può verticalizzare perché i due attaccanti giocano stretti, le mezze ali occupano con un movimento dentro-fuori le fasce e si possono sfruttare le ripartenze in una squadra che gioca poco con la palla, mentre in fase di non possesso il play rimane spesso senza marcatura avversaria e può schermare le verticalizzazioni avversarie, mentre la mezzala di parte ha come riferimento il terzino avversario in possesso di palla e il trequarti a lavorare sul play avversario.
Il passaggio al 4-2-3-1 è molto più complicato di quello che possa sembrare. Per giocare con questo sistema di gioco bisogna avere con costanza possesso palla, perché bisogna fare girare la sfera a destra a sinistra e da sinistra a destra. Nei primi venti minuti di gioco Canotto avrà toccato due palloni, forse. L’impiego di Bartolomei e Megelaitis che teoricamente dovevano dare copertura è stato completamente sbagliato. Se si vuole giocare con questo sistema i due centrocampisti devono avere palleggio e dinamismo: gli unici che possono giocare sono Ladinetti che garantisce qualità e Tumbarello che ha gamba. Un po’ come il Napoli di Spalletti che aveva davanti alla difesa Lobotka (qualità) e Anguissa (dinamismo e forza), ma il presupposto di base è il palleggio, anche per consentire ai terzini di sovrapporre nelle situazioni di cambio gioco.
Per quanto riguarda gli uomini da schierare dalla cintola in su c’è abbondanza, fin troppa. Tedesco da un lato deve dare senso al mercato impiegando i neo acquisti per far trovare loro condizione, dall’altro deve dare continuità a coloro che hanno più gamba. Grande incertezza, difficile trovare la soluzione giusta, certo è che al momento, a parte Ladinetti e Nepi, i nuovi hanno dato al momento pochi segnali positivi: Verre e Canotto in palese ritardo di condizione, Bolsius troppo statico, bravo a giocare solo palla al piede.
Colpevolizzare Tedesco sulle scelte dei giocatori è esercizio facile per chi vede superficialmente il calcio e poco ne comprende le dinamiche: deve invece ritrovare fiducia, aiutato dallo staff, far ritrovare coraggio alla squadra modificando alcune impostazioni che tolgono certezze alla squadra. Migliorare il palleggio, elemento fondamentale per subire meno situazioni pericolose avversarie (si butta sempre la palla per paura), alzare la difesa impedendo agli avversari di girarsi e puntare, far rompere la linea ai centrali quando l’attaccante si mette tra le linee, modificare la difesa sulle palle inattive, la difesa a zona non sta pagando, invitando i giocatori a prendersi le responsabilità della marcatura individuale, tutti principi tecnico tattici basati sul coraggio….e senza coraggio non c’è futuro!
Fabio Orlandi































