Il momento più buio della storia sportiva del Perugia degli ultimi sessantanni. Neanche nel secondo anno della gestione Covarelli, terminato poi col fallimento e neanche nella gestione Temperini, con Ammoniaci per una gara e poi con Papadopulo in panchina e i libri contabili ormai ad un passo dal tribunale senza l’arrivo provvidenziale dei Gaucci, la squadra era stata ultima in classifica con soli tre punti, penultima solo grazie alla maxi penalizzazione del Rimini e reduce dalla settima sconfitta consecutiva, quella per tre a zero rimediata ieri pomeriggio al “Pavone-Mariani” di Pineto.
Delle sette sconfitte consecutive, ben cinque su altrettante gare, sono state collezionate con la fallimentare gestione di Piero Braglia in panchina, che ieri, dopo ave rimediato anche la seconda espulsione in tre gare, le altre due era in tribuna per squalifica, ha finalmente, anche se tardivamente, rassegnato le sue dimissioni, tardivamente perché avrebbe dovuto presentarle dopo la sconfitta di Carpi, la più vergognosa delle cinque sul piano del gioco, evitando altre due colossali figuracce, quella col Rimini in casa e quella di ieri a Pineto, che hanno ulteriormente aggravato la situazione.
L’avventato esonero di Vincenzo Cangelosi dopo cinque gare, che, con una rosa poco competitiva, malamente allestita da un Direttore Sportivo come Meluso, incredibilmente sopravvalutato da tifosi e media, al pari di Braglia e reduce dal disastro di Napoli dopo anni di assenza dalle scene, aveva comunque totalizzato i tre punti in carniere con tre pareggi, due di quali con squadre più che discrete come il Gubbio e la rivelazione Guidonia, quinto, perdendo solo contro l’Ascoli e il Ravenna, secondo e terzo, è stato uno dei tanti errori della pessima gestione Faroni che, in nome di una sbandierata sostenibilità, sta colpevolmente portando il Perugia verso la Serie D.
Potremmo sembrare catastrofici, in fondo, direte voi, siamo solo alla decima giornata ma i numeri parlano chiaro. Stasera, qualunque sarà il risultato del posticipo del “Mannucci” tra il Pontedera, quintultimo a quota otto e la Vis Pesaro, sestultimo a quota nove, la quota salvezza, ovvero il sestultimo posto sarà distante sette punti, a quota dieci, del Livorno, già a quota dieci, nel caso di successo di una delle due squadre, del Livorno insieme alla Vis Pesaro, in caso di pareggio, Livorno che sarà di scena al “Curi” lunedì prossimo nel delicatissimo posticipo dell’undicesima giornata.
La proiezione finale dei dieci punti in altrettante giornate della sestultima è facile calcolarla, trentotto punti, uno a partita, ma considerato che c’è sempre un leggero incremento ipotizziamo che la sestultima possa arrivare a quota quaranta, per cui il Perugia per raggiungere la salvezza diretta dovrebbe arrivare a quarantuno punti, ovvero totalizzare, nelle restanti ventotto gare, trentotto punti, ad una media leggermente superiore all’1,35 a partita, con, ad esempio, otto vittorie, quattordici pareggi e sei sconfitte.
Una media da cinquantuno punti in un campionato intero, da accesso ai playoff, che una squadra normale, non senza difficoltà, potrebbe anche tenere ma che per lo squinternato Perugia attuale sembrerebbe un muro insormontabile. Ci sarebbero i playout, magari col vantaggio, distanti al momento tre punti, obiettivo sicuramente più alla portata, ma, comunque, rischiosissimo, anche alla luce dell’ormai più che ventennale tradizione negativa del Perugia, da quello con la Fiorentina in poi, negli spareggi.
Chi sarà il successore di Braglia che dovrà ereditare questa pessima situazione? La cosa ci preoccupa non poco. Personalmente non avremmo dubbi nel rifare un contratto ex novo a Cangelosi, visto che il vecchio è stato frettolosamente rescisso. Chi meglio dello storico vice di Zeman conosce la rosa e poi, al momento dell’esonero la squadra cominciava a dare segni vitali di bel gioco, proprio contro due squadre forti, vedi mezzora con l’Ascoli e il bel primo tempo di Ravenna, bruscamente interrotti e mai più rivisti con Braglia in panchina.
Già Braglia. Possibile che al momento del suo ingaggio nessuno dei nostri colleghi, sopravvalutandolo entusiasti, abbia sottolineato, come abbiamo fatto noi, che veniva da tredici partite consecutive, undici a Campobasso, prima del giusto esonero e due a Rimini, con ZERO vittorie, solo CINQUE pareggi e ben OTTO sconfitte, arrivate ora a TREDICI con le CINQUE su CINQUE col Perugia, con l’ultima vittoria, quella sulla derelitta Lucchese di allora, datata 3 Novembre 2024, ormai un anno fa e con tre esoneri ricevuti nelle ultime sei stagioni, a Cosenza ed Avellino, oltre che a Campobasso?
I “rumors” sul successore, purtroppo, escluderebbero la scelta di Cangelosi, si parla di Fontana, non confermato a Gubbio al termine della stagione scorsa dopo il mancato ingresso ai playoff, di Gorgone, protagonista della salvezza della Lucchese senza società, già andrebbe meglio, di Dal Canto, appena retrocesso dalla B alla C col Cittadella, mentre difficilmente la scelta potrebbe cadere su Camplone, il più gradito dalla piazza. Vedremo dal cilindro sgualcito di Meluso chi uscirà ma, chiunque sarà, avrà un compito difficilissimo.
La squadra non ha gioco, la rosa non ha un regista, si prendono gol assurdi come quello sull’errore clamoroso di Gemello che ha indirizzato la gara, o gol fotocopia, come quello di Bruzzaniti, molto simile a quello di Donati a Ravenna, con la difesa saltata come birilli prima dei capolavori balistici.del ravennate e dell’abruzzese. La difesa, come sempre piena di giocatori logori e spesso infortunati, prende gol a ripetizione e l’attacco, male assistito dal centrocampo, che tra l’altro filtra poco, non segna.
Come si possa aspirare, al momento, alla salvezza diretta, ripetiamo, già distante sette punti, non è facile ipotizzarlo ma esordire lunedì sera con un’agognata vittoria, la prima stagionale, nello scontro diretto col Livorno sarebbe un ottimo viatico per il nuovo tecnico e, al contempo, permetterebbe anche di accorciare il distacco dalla sestultima e, di questi tempi, non sarebbe poco.
Danilo Tedeschini
































