Passo indietro Grifo, l’analisi: tra problemi atavici e l’assenza di una ‘scorza’

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Ci siamo rimasti un po’ tutti male, è inutile negarlo. Il Perugia aveva a portata di mano la chance per fare un bel salto di qualità a livello di classifica ed invece è ricaduto nei soliti problemi.

Non è tornato, forse, quello di due mesi fa, come ha dichiarato a caldo Giovanni Tedesco, ma certo è che una bella sensazione non l’ha lasciata.  Una partita del genere, contro un avversario sicuramente alla portata, non si può sbagliare così. È mancato l’approccio ed è mancata anche la gestione.

Da Angella e compagni era lecito attendersi una prestazione più convinta e una ferocia nell’andare a cercare una vittoria che in trasferta manca da troppo, lungo, tempo e che per le dinamiche salvezza sarebbe stata oro.

Non ci sono capi di imputazione precisi da attribuire a livello personale. La sfida del ‘Moccagatta’ ha confermato che questo è un gruppo valido sia sotto l’aspetto umano che tecnico, ma in difficoltà quando deve compiere il salto di qualità. Una squadra che a volte si piace un po’ troppo e che inconsciamente si convince con troppa facilità ‘che il peggio è passato’. In calcese potremmo dire che è una rosa che non ha ‘la scorza per salvarsi’, ovvero per scendere in campo e mettere sempre qualcosa in più, perché cosciente di essere inferiore agli altri. Invece il Perugia, quasi paradossalmente, si ritrova nei bassifondi della classifica, con l’idea di esserci finito per caso o per una serie di eventi sfavorevoli. Quando perdi sette partite consecutivamente e ricadi in certe prestazioni, come quella contro la Juventus Next Gen., forse certe domande è giusto farle e prendere consapevolezza che non si è certo scarsi, ma i curriculum, le vittorie, i gol o certe prestazioni, appartengono al passato.

Guardando la formazione che è scesa in campo al ‘Maccagatta’ chi per almeno un secondo non è stato persuaso dall’idea: però che giocatori che ha il Perugia? La difesa potrebbe giocare anche in serie B? Che centrocampo esperto? Sulla carta tutto giusto, ma nella realtà i ragazzi della Juve hanno messo a nudo i difetti ormai atavici  di giocatori che rendono meno rispetto a come si considerano.

Come uscire da certe situazioni? Non è facile e non possiamo pretendere da Tedesco i miracoli. Prima di lui, anche allenatori più esperti, sono naufragati di fronte all’illusione di avere una squadra forte durante la settimana e poi ritrovarsi la domenica a masticare amaro e a chiedersi il perché di certe prestazioni. Anche Tedesco domenica ci è rimasto male e probabilmente starà valutando con Novellino e Gaucci i necessari accorgimenti da apportare. Vista dal di fuori e non conoscendo appieno le dinamiche dello spogliatoio, questa è una squadra che va assolutamente privata di ogni certezza e tenuta il più possibile sotto pressione. Nelle scelte, poi, è necessario un mix quasi sistematico tra esperti e giovani, tale da consentire ai primi di non far prevalere le loro certezze a scapito della freschezza di pensiero dei secondi. E viceversa. Poi Tedesco dovrà, almeno da qui a gennaio, rivedere alcune gerarchie. Ogunseye non è Lukaku, ma l’ultima mezz’ora in serie C e con un Montevago che chiede come il pane un partner solido in attacco, può fare comodo.