Il terzo pareggio consecutivo rimediato dal Perugia, stavolta contro il Novara, secondo casalingo nelle ultime tre gare del “Curi”, l’altra è stata la battuta d’arresto contro il Carpi, se da una parte dimostra che i Grifoni stanno attraversando un periodo certamente non positivo, quantomeno sul piano della brillantezza, dall’altro conferma che lo “score” delle partite casalinghe non è assolutamente da squadra che vuole puntare ad un buon piazzamento, anzi. La specifica classifica delle gare interne dopo otto gare su ventuno giocate, infatti, colloca il Perugia ad un più che deludente diciassettesimo posto, con soli dodici punti conquistati sui ventiquattro in palio, appena il 50%, in compagnia della Ternana, con solo quattro formazioni che hanno fatto peggio, Il Vicenza di Bisoli, con appena cinque punti, l’Ascoli con sette, il Trapani con otto e il Latina con undici, con i pontini, che al pari dell’Ascoli hanno disputato solo sette gare tra le mura amiche, che potrebbero appaiare o scavalcare i grifoni pareggiando o vincendo con l’Entella sabato prossimo. Un trend negativo, quello casalingo, che fa da contraltare a quello esterno perché, fortunatamente, nella classifica delle gare fuori casa il Perugia occupa una brillantissima seconda posizione in compagnia del Cittadella, con tredici punti conquistati su ventiquattro, uno più che in casa, ad appena una lunghezza dal Verona, capolista con quattordici. E’ evidente quindi come il rendimento casalingo al momento penalizzi pesantemente la classifica generale dei grifoni, che pur rimanendo dignitosa, sesto o settimo posto sarà il recupero di Ascoli-Entella a stabilirlo, sarebbe potuta essere esaltante, soprattutto in un campionato modesto ed equilibrato come questo, se non si fossero buttati tanti punti al “Curi”. Anche col Novara il Perugia ha dimostrato di avere un atteggiamento propositivo, ha tenuto il pallino del gioco in mano per tutta la gara ma si è reso veramente pericoloso solo in quattro occasioni, due clamorose sprecate da Di Carmine, una con Dezi ed una con Guberti. Purtroppo è un “clichet” che si sta ripetendo spesso al “Curi” e se perfino Boscaglia, famoso per essere un allenatore che fa giocare le sue squadre in maniera molto offensiva, rischiando però tantissimo in difesa, ha volutamente rinunciato al suo credo calcistico presentandosi di fronte ai Grifoni con un 5-3-2 ultra difensivo, lasciando in panchina gente come Galabinov e Kupisz, è evidente che ormai gli allenatori avversari hanno capito che davanti il Perugia non ha attaccanti di peso e affrontando il Perugia coperti ci sono molte più probabilità per loro di uscire con qualche punto dal “Curi”. Queste difficoltà in avanti si acuiscono poi se i centrocampisti risultano meno brillante e rapidi sia in fase di costruzione che di inserimento, come avvenuto nelle prime dieci gare e, in questo senso, l’assenza del motorino Zebli si avverte molto, come si era avvertita anche nelle sue ultime tre, quattro presenze, quando era apparso visibilmente affaticato rispetto al suo sfavillante inizio. Un piccolo accenno finale su Bianchi. Abbiamo sempre difeso la scelta (sempre e solo di Bucchi?) di preferirgli giustamente Di Carmine ma il siparietto di ieri con il giocatore fermo ad attendere l’ingresso in campo negli ultimi per otto minuti, entrando a sette minuti dalla fine, non ci è piaciuto, al di là del fatto che il pallone non sia uscito dal campo (per quattro minuti e non per otto). Bianchi si impegna tutta la settimana e, al di là di quello che può dare in questo momento, tanto o poco che sia, crediamo che non meriti questo.
Danilo Tedeschini
































