Società, Castori, “sartorie” e “stoffe”: che confusione a Perugia…

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La vittoria con l'Ascoli solo una rondine che non fa primavera. L'ennesimo derby perso evidenzia le magagne della gestione estiva
 

La vittoria con l’Ascoli solo una rondine che non fa primavera. L’ennesimo derby perso evidenzia ancora le magagne della gestione estiva

 

“Una rondine non fa primavera”. Avevamo accolto con gioia la vittoria contro l’Ascoli di otto giorni fa, la prima del campionato, precisando però che avrebbe assunto un valore importante, vista la classifica precaria, solo se avesse avuto un seguito positivo in termini di risultato nel derby di Terni.

Ed invece il Perugia torna dal “Liberati” con la quarta sconfitta su sei partite, la quinta su sette gare ufficiali se inseriamo anche quella di Cagliari in Coppa Italia, la terza su tre trasferte o la quarta su quattro, comprendendo anche la gara di Coppa in Sardegna, con la vittoria sull’Ascoli che, a questo punto, rimane, appunto, solo una piccola rondine che non fa primavera, anche alla luce del ridimensionamento dell’Ascoli, solo un punto nelle ultime tre partite, dominato, sabato in casa, dal Parma.

La quarta sconfitta in campionato fa ancora più male perchè arriva nella gara più sentita dai tifosi, il derby umbro con la Ternana che, oltretutto, vede il Perugia inanellare la terza sconfitta negli ultimi tre derby disputati al “Liberati”, tutti e tre con l’identico punteggio di uno a zero a sfavore, quello che decise l’assegnazione della Supercoppa due anni fa, quello perso senza praticamente scendere in campo alla penultima di campionato della scorsa stagione e quello perso malamente ieri.

Malamente perchè il Perugia, pur non giocando bene, ha dato la sensazione di essere sempre in partita, mancando però clamorosamente nei due episodi che hanno deciso la gara, il rigore calciato, alla Iemmello del playout, da uno spento Di Carmine, il peggiore in campo, parato facilmente da Iannarilli e in quello del gol di Partipilo, lasciato incredibilmente solo da una difesa schierata a zona sulle punizioni, con Luperini fermo come una statua di sale al pari del portiere Gori, rimasto colpevolmente sulla linea di porta, favorendo l’inserimento vincente da due metri di Partipilo.

A tutto questo si aggiunge l’atavica, scarsa pericolosità offensiva, con il Perugia incapace di tramutare in palle gol i tanti palloni messi in area, soprattutto dal solito Casasola, bravo anche  nel  costruirsi il rigore e a salvare un gol ad un metro dalla linea di porta sullo zero a zero. La sensazione netta scaturita è che, anche se si fosse proseguito a giocare  per altri novanta minuti, il gol del pareggio biancorosso difficilmente sarebbe arrivato.

Ieri ci ha messo lo zampino anche il tecnico mandando in campo una formazione di alviniana memoria, chiaramente votata al “prima non perdere”, con Di Carmine unica punta e il solito pesce fuor d’acqua Kouan, a supporto, ma anche quando nella ripresa sono entrati i vari Melchiorri, Strizzolo e Olivieri, la musica non è cambiata affatto e, pur tenendo quasi sempre il bandolo della matassa in mano, il Perugia non si è mai reso seriamente pericoloso.

E allora, se anche dopo la fine del mercato, si sono racimolati solo tre punti in tre gare segnando solo la miseria di due gol, lo stesso esiguo numero segnato nelle prime tre gare, è evidente che le stoffa rimediata dal proprietario della sartoria in chiusura di mercato con le bancarelle ormai quasi vuote, non erano adatte per far cucire al sarto un vestito decente, con il sarto stesso, bravo, ma andato in confusione nonostante i suoi buoni trascorsi.

In confusione perchè Castori, in ben nove delle undici stagioni in cui ha allenato dall’inizio formazioni di Serie B, ha sempre totalizzato nelle prime sei gare, dagli otto punti di Piacenza ai quattordici di Salerno.

Solo nel quarto anno di Cesena ne fece solo tre e quattro, come a Perugia, a Trapani ma, in entrambi i casi, con società in difficoltà. A Cesena avvenne il passaggio in corsa tra la storica gestione Lugaresi e quella di Campedelli e a Trapani la società fallì a fine campionato con la squadra di Castori che si salvò sul campo ma retrocesse per i due punti di penalizzazione avuti.

Qui non c’è una società in difficoltà economiche ma una società che da sempre, prima dei punti, bada a fare plusvalenze, con conseguenti difficoltà degli allenatori di turno, con l’auspicata e sbandierata serie A in tre anni che, invece, dopo otto, rimane sempre di più una chimera, con un solo playoff vero raggiunto, insieme a quattro preliminari, con cinque susseguenti, immediate eliminazioni. Una sanguinosa retrocessione in C, riscattata subito, anche con un pizzico di fortuna, ma soprattutto grazie alla bravura dell’allenatore, subito lasciato partire.

Oggi il rischio di un nuovo salto nel buio, con il Perugia che, infatti, viaggia pericolosamente in zona playout al quartultimo posto con soli quattro punti, con le sestultime già a quota sette che stabiliscono una proiezione finale della quota salvezza altissima, a quarantaquattro-quarantacinque punti, più o meno la stessa dell’anno della retrocessione del Grifo a quota quarantacinque, completamente opposta ai soli trentasei punti sufficienti nelle ultime due stagioni, è alto.

Siamo solo alla sesta giornata e la quota potrebbe alla fine diminuire ma la sensazione che quest’anno non saranno sufficienti quaranta punti per salvarsi direttamente è forte.

Ecco perchè occorre cambiare registro immediatamente. Castori, che ieri ad una nostra precisa domanda si è dichiarato “incazzato” ma non preoccupato, è chiamato a farlo subito, approfittando delle due settimane che ci separano dalla prossima delicatissima gara, lo scontro diretto col Pisa, ultimo, che molto probabilmente riavrà Luca D’Angelo in panchina al posto di Maran, in odore d’esonero in queste ore.

Alcuni “rumors” farebbero pensare come anche il Perugia possa presentarsi alla gara del “Curi” col Pisa con un nuovo allenatore, sarebbe il quattordicesimo in dieci anni e mezzo di gestione Santopadre, ma la soluzione, a nostro parere, potrebbe rivelarsi peggiore del male.

Castori ha commesso tanti errori, nessuno lo nega, ma i problemi sono a monte e anche il dato che i tre ultimi derby del “Liberati” siano stati persi da tre allenatori diversi, Caserta, Alvini e Castori, mentre a vincerli sia stato un unico allenatore rossoverde, Lucarelli, è molto eloquente.

Danilo Tedeschini