Ricordate il campionato 1991-’92, quello in cui il Perugia di Temperini e Giulietti, a pochi mesi dalla scomparsa di D’Attoma e del suo sogno di ricostituire una società forte per puntare a tornare ai vecchi fasti, sogno esauritosi ben presto a causa della malattia che lo portò alla morte e poi a causa della sconfitta interna nel derby con la Ternana che fece esplodere la contestazione, col rischio di portare i libri in tribunale? A salvare il tutto arrivò Luciano Gaucci, ex vicepresidente della Roma e proprietario di una scuderia di cavalli, con uno dei quali, Tony Bin, aveva vinto il prestigiosissimo Arc de Triomphe a Parigi, una sorta di Campionato del Mondo per cavalli al Galoppo.
Luciano Gaucci, alla prima conferenza stampa dichiarò subito di voler andare in Serie A in pochi anni, lo scimmiotterà anche Santopadre una ventina di anni dopo ma la Serie A sbandierata da “Franky Garage” non è stata mai né raggiunta né sfiorata, al contrario di Big Luciano che ci riuscirà nel giro di quattro stagioni, pur con tanti intoppi. Il primo dei quali, il più importante, quello che gli fece perdere almeno due anni, ve lo andiamo brevemente a rammentare.
Pochi giorni dopo il suo arrivo Gaucci mantiene la promessa di fare grande il Perugia e, nella sessione di mercato novembrino, acquista, tra l’entusiasmo generale, tre pezzi da novanta, Dossena, che pochi giorni prima aveva giocato in Coppa dei Campioni con la Sampdoria, Di Carlo, apprezzato centrocampista offensivo dai piedi buoni, ex Roma e Nitti, “enfant prodige” del vivaio del Bari, anche se un po’ in calo nelle ultime stagioni.
Debutto a Salerno in trasferta, oltre duemila perugini al seguito, bella partita ma solo zero a zero. E con altri pareggi, poche vittorie e qualche sconfitta proseguirà il campionato di una squadra, la cui classifica, nonostante l’impegno dei tre nuovi e del resto del gruppo non decolla. La causa? Eccolo l”errore fondamentale di Gaucci: quello di aver confermato l’allenatore, Papadopulo, scelto dalla vecchia società in sostituzione di Ammoniaci dopo la prima giornata, per troppe partite. Ne prende coscienza solo dopo la sconfitta di Catania e lo esonera, affidando la panchina a mister Buffoni, con la squadra che che da lì in poi rimonterà alla grande, subendo però un calo, piccolo ma decisivo, nelle ultime gare, perdendo la promozione per un solo punto.
Sarebbe bastato esonerare Papadopulo quattro, cinque partite prima e il Perugia sarebbe certamente andato in Serie B subito, evitando di buttare al vento due stagioni, evitando la farsa del derby di Terni perso con il gol ridicolo di D’Ermilio, evitando l’anno dopo la “storiaccia” del cavallo e di Senzacqua, evitando il processo, la sacrosanta squalifica e la mancata promozione dopo lo spareggio vinto con l’Acireale a Foggia, dove una città intera, oltre quindicimila persone, si riversò con ogni mezzo.
A trentaquattro anni di distanza il presidente Faroni ha chiamato al capezzale del Perugia il figlio minore del compianto Luciano, Riccardo, che, in questo mese di Gennaio, ricalcando parzialmente, anche se con le debite proporzioni, visti i mezzi economici non eccelsi messigli a disposizione, la faraonica campagna di rafforzamento del padre di quell’anno, ha portato a Perugia un giocatore di categoria superiore come Verre e ottimi giocatori di Serie C come Canotto, con buone esperienze anche in B, la punta Nepi, l’esterno offensivo Bolsius, il centrocampista Ladinetti e il difensore Stramaccioni.
La squadra però non riesce ad uscire dai nauseabondi meandri della zona playout, ieri ha perso meritatamente a Piancastagnaio e a nostro parere Riccardo e gli altri dirigenti stanno facendo lo stesso errore fatto da Luciano Gaucci, la conferma dell’allenatore, in questo caso Giovanni Tedesco che, dopo un ottimo inizio, nove punti in cinque gare, favorito anche dal calendario e da tre episodi fortunati, due clamorosi autogol, con Livorno e Torres e una rete direttamente su calcio d’angolo su errore del portiere del Pontedera, ha poi racimolato soltanto undici punti nelle ultime undici gare, con il Perugia precipitato al terzultimo posto, anche dietro la Samb per la peggiore differenza reti.
Chi si era illuso sperticando elogi a squadra e tecnico dopo l’uno a zero risicatissimo di San Benedetto, contro la peggiore squadra dopo il Pontedera di queste ultime undici partite (è bastato vederla all’opera ad Alessandria ieri dove era sotto quattro a zero poco prima dell’intervallo, gara poi finita quattro a due) si renderà conto del grave errore di valutazione fatto.
Anche contro la Pianese, come spesso capita, Tedesco ha completamente sbagliato formazione, mandando in campo su un sintetico stretto e ridotto male anche per le intemperie (lo avevamo più volte segnalato), giocatori tecnici e, soprattutto, non in condizione come Verre e Bolsius, per poi sostituirli all’intervallo con un altro giocatore tecnico, inutile su quel campo, Joselito, insieme a Bacchin e Nepi, autore del bel gol della bandiera. Sono troppi i cambi assurdi di modulo e di formazione attuati da un Tedesco in evidente confusione in queste undici gare che stanno penalizzando oltremodo l’uscita dalla zona playout che sembrava ben avviata dopo le prime cinque gare del tecnico siciliano.
Domenica la gara interna con il Carpi non va assolutamente fallita, anche perchè il Perugia nel turno successivo non farà punti visto che osserverà il turno di riposo. Gara decisiva, quindi, per il futuro del Grifo e anche del tecnico. Le avversarie, in particolare Bra e Torres non mollano, anzi e ormai, con il Livorno portato bellamente fuori tiro dal bravissimo mister Venturato (che errore non averlo ingaggiato all’epoca dopo l’esonero di Braglia) sono rimaste solo in cinque a disputarsi l’unico posto che garantisce la salvezza diretta, per cui.
Danilo Tedeschini































