Il Grifo di Faroni stenta nel trovare le giuste misure con la Perugia calcistica. Dopo aver ottenuto la fiducia dei tifosi, esausti della precedente gestione e vissuto una stagione con tante attenuanti, ora la dirigenza argentina è chiamata a dare un segnale concreto. La percezione che si continua ad avere è quella di una società volenterosa e fatta di brave persone, ma che forse non ha ben compreso dove ha deciso di fare calcio. Una piazza, quella biancorossa, da sempre molto esigente. Dove gli imprenditori locali si guardano bene dall’investire e a volte nicchiano anche per uno sponsor. Le istituzioni sono aperte all’ascolto, ma poco disponibili nello scendere in campo per trovare soluzioni e coinvolgere persone ed idee. Così ci si affida sempre alla volontà di chi viene da fuori, sperando che capisca appunto il valore del movimento calcistico e la sua tradizione.
“Perugia è una piazza che merita di più”: questo ormai è uno slogan condiviso da tutti. Pochi però dicono che Perugia, sotto certi aspetti, è una piazza che dà poco. I soliti indomabili tifosi allo stadio e al seguito della squadra e, come detto, una certa ritrosia del tessuto economico industriale e un educato distacco delle istituzioni. Il Grifo vale, ma a Perugia non c’è un grande interesse nel valorizzarlo. Così, dopo l’egemonia Santopadre, ora tocca ad un argentino appassionato di calcio ma non molto esperto della materia. Un Faroni scottato dall’investimento e ora un po’ guardingo nella gestione. Borras nei giorni scorsi, non a caso, ha parlato di un costo mensile di circa 500mila euro. Circa sei milioni di euro l’anno, che detto così sembrano tanti e effettivamente lo sono. Il mondo del calcio, tuttavia, fa girare queste cifre e in serie C, se hai ambizioni, devi persino pensare di investire qualcosa in più.
È quello che da qualche settimana cerca di far capire alla proprietà il Ds Mauro Meluso. Dirigente esperto e con una certa lungimiranza, che si è calato nell’idea della società di non fare follie ma che chiaramente vorrebbe operare con un po’ più di libertà. Meluso, probabilmente, non sente di poter dare completamente sfogo alle sue intuizioni calcistiche. Cosa che invece si aspettava, avendo firmato un contratto di due anni e mezzo e portandosi dietro un’esperienza tale per cui vale la pena dargli fiducia. Questa impasse si legge chiaramente nella trattativa che porta a La Mantia: Meluso crede nell’uomo e nel giocatore, lo ha convinto a spalmare in due anni l’ingaggio che sin qui ha percepito (circa 400mila euro) e d’accordo con Cangelosi crede che si possa rilanciare in C.
Faroni dall’altra parte nicchia: perché spendere altri 30/40mila euro al mese (al netto delle tasse e contributi) per un giocatore di 34 anni, quando ho Montevago più giovane e lo scorso anno ha segnato di più? Così per gli altri: serve un play? C’è Torrasi. Un altro terzino destro? C’è Calapai. Forse sulla necessità di un secondo portiere si può trovare un’immediata convergenza, ma per il resto c’è ancora divario tra chi vorrebbe investire per aumentare le possibilità di vincere, o quanto meno migliorare, e chi invece resta guardingo sulle spese convinto di aver già una squadra competitiva.
Senza nulla togliere a Faroni, oggi la maggior parte dei tifosi del Perugia sta con Meluso. Niente spese folli ma quello che serve per aumentare la competitività del Grifo va fatto. Valutazione su cui è lecito ipotizzare che si è allineato anche Cangelosi. Al Perugia servono almeno cinque giocatori e uno sforzo in più della società. Così potrebbe davvero prendere corpo il “Vamos Grifo”.
































