Grifo: ora niente strabismo, guarda solo la strada per la salvezza

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Grifo: ora niente strabismo, guarda solo la strada per la salvezza. La sconfitta col Pordenone spazza via definitivamente i soliti proclami di Serie A. Adesso c'è da mantenere la categoria, poi serviranno vere riflessioni 

Grifo: ora niente strabismo, guarda solo la strada per la salvezza. La sconfitta col Pordenone spazza via definitivamente i soliti proclami di Serie A. Adesso c’è da mantenere la categoria, poi serviranno vere riflessioni

Una ventina di giorni fa, alla vigilia della ripresa del campionato dopo la lunga sosta forzata, il presidente Santopadre, ospite di una trasmissione in un’emittente privata perugina, imbeccato da un collega, affermò che il Perugia doveva diventare strabico, guardandosi indietro sì, visti i soli quattro punti di vantaggio sul playout ma, allo stesso tempo, con una buona dose di ottimismo affermò anche che, visti i sei punti di ritardo (cinque più lo scontro diretto sfavorevole) dall’ottavo posto del Chievo, si doveva guardare avanti, ai playoff e alla promozione.

Alle sue parole rispondemmo indirettamente un’ora dopo, ospiti via skype di un’altra trasmissione in un’altra emittente, affermando con una battuta di non soffrire di strabismo e di vederci bene e che il Perugia doveva guardarsi solo dietro perchè il distacco di sei lunghezze da colmare in solo dieci gare, per aspirare tra l’altro solo al solito preliminare da ottavi che non ha mai regalato niente di buono a nessuno, tanto meno al Perugia, da parte di una squadra che nelle ultime ventitre partite aveva totalizzato solo venticinque punti e che aveva il terzultimo attacco del campionato, molto difficilmente poteva essere colmato.

E i fatti, purtroppo, hanno ancora una volta dato ragione a noi e torto a Santopadre perchè in queste quattro gare il Perugia, pur migliorando sul piano della manovra grazie alla mano di Cosmi, ha portato a casa solo quattro punti, anche se, bisogna dirlo, penalizzato da decisioni arbitrali avverse come il primo rigore inesistente subito a Cittadella e quello evidente non concesso ieri sera contro il Pordenone sull’uno a uno, ritrovandosi adesso, a solo sei partite dalla fine, con le stesse pericolose quattro lunghezze di vantaggio sulla zona playout ma con ben sette lunghezze di ritardo, sei più gli scontri diretti e la differenza reti peggiore nei confronti delle squadre, che adesso sono due, oltre al Chievo c’è anche il Pisa, che occupano l’ottava posizione, con uno scalpitante Empoli alle spalle.

Il che significa che anche per quest’anno il progetto Serie A è miseramente fallito.

Contro i cinici ramarri di mister Tesser, andati al tiro tre volte, segnando due gol, con Fulignati che ha evitato il terzo, è tornata sul banco degli imputati la difesa che, orfana di Angella, come a Cittadella, dopo l’uscita dal campo del centrale fiorentino, è tornata a commettere errori, con i colpevoli ritardi sulla chiusura della diagonale da parte di Dragomir in occasione del repentino uno a zero e in marcatura di Sgarbi su Ciurria che ha avuto troppo spazio per siglare quello che rimane, comunque, un gol di pregevole fattura.

In mezzo c’era stato l’immediato pari di Falzerano, autore di uno splendido gol alla Robben.

Il Perugia, lo abbiamo accennato non ha assolutamente demeritato sul piano del gioco, anzi, per la verità, è stato anche sfortunato visti i due clamorosi legni colpiti da Nicolussi Caviglia nel primo tempo e da Carraro ad inizio ripresa ma ancora una volta è emersa l’assoluta sterilità del suo attacco, qualsiasi elemento venga schierato in campo.

Ieri sera Cosmi ha scelto di mandare in panchina Iemmello presentando la coppia Melchiorri-Buonaiuto che poco di utile ha combinato.

Nell’ultima mezzora, recupero compreso, sull’uno a due, il tecnico ponteggiano buttava nella mischia Iemmello, ma l’ex foggiano si distingueva solo per essersi fatto colpevolmente anticipare al momento del tiro da un difensore nell’unica occasione che lo aveva visto protagonista.

E se l’attacco segna col contagocce e la difesa viene meno quando il pluri-infortunato Angella è assente, è dura fare punti, soprattutto se poi gli arbitri ti continuano a penalizzare e il nervosismo aumenta.

Ieri altra evitabile espulsione, stavolta di Falzerano nel finale, sempre per frasi irriguardose verso il direttore di gara.

Con il giallo a Sgarbi che era in diffida, a Pescara, nel primo dei sei spareggi salvezza da affrontare, mancheranno sia il difensore che Falzerano, anche se rientrerà Di Chiara che ha finito di scontare quel doppio turno di squalifica che, probabilmente, dovrà scontare adesso anche il centrocampista.

I quattro punti di vantaggio sulle quintultime, che poi, in realtà, sono cinque perchè in caso di arrivo in parità con Ascoli e Juve Stabia o anche con una sola delle due, il Perugia sarebbe salvo per i migliori scontri diretti ma, da qui alla fine, i grifoni saranno impegnati solo due volte al “Curi”, tra l’altro con due squadre in salute che si vogliono salvare come Trapani e Cremonese e ben quattro volte in trasferta, quella doppia, imminente di Pescara e Cosenza contro squadre affamate di punti, quella di Chiavari contro l’Entella, che potrebbe ancora aspirare al preliminare e quella di Venezia, anch’esso attualmente con l’acqua alla gola, all’ultima giornata.

La salvezza sicura rimane a quota quarantasette ma pensiamo che potrebbero essere sufficienti anche quarantasei punti.

Per cui ai grifoni per salvarsi basterà continuare a fare un punto a partita di media, impresa tutt’altro che improba, a patto che la squadra riesca a ritrovare un equilibrio sul piano nervoso visto che proprio questa fragilità, unita alla sterilità dell’attacco e agli errori difensivi la sta condizionando.

Questo campionato, però, comunque vada, a meno che il Perugia non faccia almeno undici punti in queste ultime sei partite, andando praticamente oltre la media inglese, rimarrà il campionato più deludente e sconcertante dell’era Santopadre in Serie B, tra l’altro tutt’altro che brillante con un solo playoff conquistato, gli altri tre erano solo preliminari, sia come piazzamento, l’anno di Bisoli, finora il peggiore, si finì al decimo posto, sia come punteggio, visto che i cinquantacinque punti in quarantadue partite di quella stagione equivalgono ai cinquanta punti nelle trentotto gare del format attuale.

Per una società che ogni anno parte con il sogno, più che l’obiettivo, della Serie A, c’è poco da stare allegri.

Ma adesso pensiamo a salvarci, augurandoci che poi questo cattivo andazzo fatto di mancanza di programmazione, mercato di prestiti, arrivo di giocatori soggetti ad infortuni e cambio continuo di tecnici, possa terminare.

Il Perugia è una società appetibile, come hanno dimostrato gli ultimi eventi e pensiamo che a salvezza raggiunta Santopadre debba fare un’attenta riflessione se non sia il caso di passare la mano.

Ricominciare con un altro allenatore dopo Cosmi, con i soliti mezzi affari di mercato, con le solite promesse sempre vanificate dal campo, per una piazza come quella di Perugia sarebbe mortificante, oltre che immeritato.

Danilo Tedeschini