Furto al Museo del Grifo: quella maglia vale un pezzo di cuore

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Furto al Museo del Grifo: quella maglia vale un pezzo di cuore. Intervista a Marco Menzeghi, proprietario della maglia numero 7 di Salvatore Bagni trafugata a luglio

Furto al Museo del Grifo: quella maglia vale un pezzo di cuore. Intervista a Marco Menzenghi, proprietario della maglia numero 7 di Salvatore Bagni trafugata a luglio

Aveva già rilasciato delle dichiarazioni attraverso un post sul suo profilo facebook, ma abbiamo deciso comunque di contattarlo telefonicamente per avere un suo diretto parere e soprattutto una testimonianza dell’affetto verso quella maglia numero 7.

Marco Menzenghi è il proprietario della maglia di Salvatore Bagni trafugata dal Museo del Grifo e queste sono le sue parole ai nostri “microfoni”.

“Sono molto legato a quella maglia – afferma subito Marco – Per me non ha un valore economico definito, ma più che altro un legame affettivo che è davvero molto elevato. Risale alla stagione 77/78, è la numero 7 di Salvatore Bagni. Ci sono molto affezionato anche perché mi era stata regalata dai miei genitori e in qualche modo costituisce un ricordo tangibile della mia infanzia. L’idea di consegnarla al Museo del Grifo è nata circa tre anni fa, anche se prima di cederla ci ho pensato più di una volta. Le ipotesi erano due: potevo scegliere la donazione diretta, quindi la perdita della proprietà sulla maglia e la cessione a titolo gratuito, oppure il comodato d’uso, una formula simile se non affine al prestito. Io ho scelto la seconda opzione, tant’è che dopo l’ultima visita di Salvatore Bagni al Museo e soprattutto in seguito ad una sua intervista ad un’emittente locale, mi sarebbe piaciuto richiederla indietro. Il furto sarebbe avvenuto a fine luglio, ma ho deciso di seguire il consiglio del club di non diffondere la notizia fino poi alla diramazione del comunicato di qualche giorno fa attraverso il quale veniva pubblicamente denunciata anche la scomparsa della seconda maglia, quella di Casarsa. Da lì il mio post su Facebook. Non ci sarebbe stata nessuna forzatura dall’esterno per il furto della mia maglia, ma a differenza del caso della divisa di Casarsa il sistema di telecamere, per una disfunzione, non sarebbe stato attivo. Questo è quello che subito è stato chiarito. Vorrei dire molte altre cose che in questo momento mi appaiono poco chiare, ma sono tuttora in corso le procedure del caso con normali corrispondenze fra i miei legali e quelli del Perugia. Con quello che ho scritto pochi giorni fa sul mio profilo Facebook, e magari anche con questa intervista, spero solo di smuovere la coscienza di colui o coloro che si sono resi protagonisti di questa vile azione. Perché ripeto, il legame affettivo che ho con quella maglia è molto elevato. A casa la conservavo alla stregua di una reliquia di un santo. E solo chi è tifoso del Perugia, o comunque tifoso di calcio, può comprendere fino in fondo”.

Nicolò Brillo