Lavagna tattica: coraggio e calci piazzati per evitare pareggi

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Lavagna tattica: coraggio e calci piazzati per evitare pareggi. Bene il Grifo contro l'Imolese, ma bisogna restare attaccati a Padova e Sudtirol che ora corrono 

Lavagna tattica: coraggio e calci piazzati per evitare pareggi. Bene il Grifo contro l’Imolese, ma bisogna restare attaccati a Padova e Sudtirol che ora corrono

   

Scrivere tutte le settimane dopo ogni gara del Perugia comporta inevitabilmente un rischio, che è concreto e reale: ossia quello di essere ripetitivo, argomentando sempre sugli stessi concetti.

Gli obiettivi quindi che mi sono dato in questa rubrica sono essenzialmente due: da un lato evitare di scrivere sempre le stesse cose, dall’altro di non fare un semplice esercizio di resoconto della gara o di analisi della classifica, ma di andare oltre, cercando di cogliere aspetti che a prima vista possono sfuggire o non essere sottolineati.

Per cui riprendo due concetti solo parzialmente analizzati, concetti che andrebbero allenati, che sono il coraggio e l’abilità sui calci piazzati.

Per farlo utilizzo due gare del sabato di serie A che sono Spezia – Lazio e il derby della mole Juventus – Torino.

In Spezia – Lazio, disputata a Cesena e vinta dalla squadra di Simone Inzaghi, non si può non esaltare il coraggio, la prestazione, la manovra dello Spezia di Italiano che da matricola sta dimostrando ampiamente di meritare la categoria.

Il risultato a favore dei capitolini è stato determinato dalle giocate dei suoi fuoriclasse Immobile e Milinkovic-Savic, ma lo Spezia ha messo alle corde gli avversari (due pali e moltissime occasioni fallite) con un 4-3-3 altissimo, con i due attaccanti esterni che si accentravano facendo salire i terzini, con Matteo Ricci che costruiva abbassandosi all’altezza dei difensori, con Provedel fuori dei pali stile Mancini di Zeman, in buona sostanza con un incredibile CORAGGIO.

A fine gara Vincenzo Italiano non a caso ha sottolineato come la qualità di gioco della serie A non sia elevata… gli mancano i fuoriclasse, non certo le idee.

Nel derby della mole la Juventus ha risolto la gara con due calci piazzati in fotocopia: il Torino difende a zona e quando si difende a zona il modo per fare male alle difese avversarie è muovere la palla.

Con due tocchi all’indietro tutti i giocatori del Torino sono usciti dalla posizione facendo semplicemente una corsa in verticale perché marcando a zona non avevano riferimenti: hanno così lasciato liberi tutti i giocatori della Juventus sul secondo palo che hanno avuto vita facilissima.

E’ stata ovviamente una giocata studiata, sullo stile di quelle del Perugia di Caserta, che anche ieri ha provato una giocata simile verso la fine del primo tempo sulla difesa a zona dell’Imolese, ma in questo caso senza grosso successo.

Per quanto riguarda il coraggio, avendo già sottolineato come potesse essere la medicina giusta, riprendo la domanda della bravissima Francesca Mencacci nella vigilia della gara con l’Imolese, domanda alla quale Caserta sostanzialmente non ha risposto, adducendo il solito, stucchevole concetto della cattiveria agonistica, concetto buono (alla stregua delle parole grinta, determinazione…etc) per tutte le circostanze in cui gli allenatori devono trovare motivazioni per giustificare prestazioni non all’altezza della situazione.

E’ invece oggettivo come il coraggio sia essenziale in questo campionato, ove i pareggi si stanno rivelando sempre più una mezza sconfitta: le sonanti vittorie esterne del Sud Tirol e del Padova, non fanno presagire nulla di buono, nel senso che la quota primo posto tende ad alzarsi sempre più, visto il notevole gap tra le squadre di testa e quelle di coda. Bisogna vincere quasi sempre e pareggiare meno possibile.

Ieri il Perugia ha rispettato il pronostico, vincendo facile con un avversario che definire modesto è dire poco, al quale tuttavia la squadra di Caserta ha concesso troppo campo nel secondo tempo.

Per quanto riguarda le prestazioni dei singoli o dei reparti si va sul ripetitivo: perfetta la difesa, in particolare Angella e Monaco, bene Burrai che ha sfatato il presunto tabù della vittoria, molto bene Elia, di altro pianeta Melchiorri: è evidente come il Cigno di Treia parli un’altra lingua rispetto a Murano, sostituito a fine primo tempo per un Bianchimano solo volenteroso.

L’obiettivo è quello di fare più punti possibile in queste tre gare, per arrivare al mercato in cima alla classifica o quanto meno attaccati al vertice; poi dovrà arrivare almeno l’attaccante per consentire alla squadra di spiccare il volo.

La paura di alterare gli equilibri dello spogliatoio? (paura che aleggia costantemente nelle parole degli addetti ai lavori): se il giocatore è forte e fa la differenza sarà sicuramente più facile essere accettato da tutto il resto del gruppo.

Fabio Orlandi