Neanche la Nazionale ci ha consolato …

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Neanche la Nazionale ci ha consolato … Nel momento nero del Perugia, arriva la cocente delusione legata alla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali

 

Certo che se noi tifosi del Grifo – in questo periodo nerissimo – ci fossimo aspettati di essere consolati dalla Nazionale, stiamo freschi!

La disfatta concretizzatasi lunedì sera a S. Siro, con l’esclusione degli Azzurri dal Mondiale 2018 è epocale per tutta l’Italia.

Come ha debitamente sottolineato Buffon, infatti, i Mondiali per l’Italia non sono solo un evento sportivo, ma un evento sociale che coinvolge anche chi non segue il calcio.

Intorno alle partite dell’Italia si creano veri e propri eventi collettivi: cene, happening, riti pagani.

Le cd. “notti magiche” che coinvolgono con tifo appassionato anche tutti quelli che il resto dell’anno si disinteressano del calcio.

Mamma – la quale normalmente fatica a riconoscere la Juventus dal Milan – che nel 2006 disquisiva con Papà se doveva giocare in attacco Gilardino o Iaquinta.

O il mio amico che si lamenta che questo sarebbe stato l’ultimo mondiale visto insieme al figlio quattordicenne, dato che nel 2022 in Qatar egli ne avrà 18 e sicuramente si organizzerà con gli amici.

Ecco perché l’esclusione dei quattro volte iridati dal Mondiale in Russia – la prima in 60 anni dal 1958 – per l’Italia è un evento di rilevanza sociale e non solo sportiva.

Ma l’esito dello spareggio contro la Svezia che condanna gli Azzurri ad una storica esclusione da Russia 2018, non è altro che lo specchio dell’Italia di oggi.

Una nazione vecchia, polverosa e stantia, in cui i giovani più talentuosi non hanno spazio per emergere.

Schiacciata da una crisi economica che non accenna a terminare.

In mano a lobby finanziarie, con un sistema bancario inadeguato a supportare l’economia.

Gestita con miopia e poca lungimiranza da una classe politica autoreferenziale, arroccata sui propri privilegi.

Una Nazione in cui nessuno si dimette.

E tutto ciò si riflette nel calcio.

La pittoresca conferenza stampa di Pochesci di qualche giorno fa, infatti – scremata di alcune dichiarazioni che il tecnico ternano poteva tranquillamente risparmiarsi – dice una verità assoluta: i nostri giovani sono schiacciati e privi della possibilità di emergere e per questo la nostra Nazionale ha perso il suo storico nerbo.

Una volta tutti avevano paura degli Azzurri, ora siamo noi ad avere paura di tutti.

Dov’è Materazzi che annullò Zidane? Dov’è Gentile che annullò Maradona e Zico? Dov’è Burgnich che annullò Cruyff? Dov’è Facchetti che annullò Gerd Müller? Dov’è il Trapattoni giocatore che venne soprannominato “perla bianca”, dopo che in una memorabile finale di Coppa Campioni contro il Benfica annullò la “perla nera” Eusebio?

Un calcio in mano a procuratori ed affaristi senza scrupoli che determinano le carriere ed i destini delle squadre di Club e, di conseguenza, quello della Nazionale.

Nella nostra storia recente abbiamo visto tanti tecnici mediocri e tanti calciatori altrettanto mediocri, trovare sempre – inspiegabilmente – un ingaggio, grazie a procuratori potenti, quanto influenti.

Mentre tecnici capaci e giovani promettenti sono stati emarginati, solo per non essersi uniformati al “sistema”.

In questa situazione, non ci possiamo poi dolere se l’Italia non ha più talenti e la modesta Svezia – oltretutto priva di Ibrahimovic – ci sbatte fuori dai Mondiali.

E gli effetti nefasti dell’attuale sistema lo vediamo riflettersi nella pessima qualità del calcio italiano.

Juventus, Napoli e Roma – le squadre di Club più forti del nostro campionato di serie A – appena si affacciano oltre frontiera appaiono inadeguate.

Un movimento giovanile una volta fortissimo e fonte inesauribile di campioni per i Clubs e la Nazionale maggiore, ma ora praticamente inesistente.

Anni fa la nostra Under 21 dominava l’Europa e sfornava campioni a ripetizione, ora è una delle più scarse.

Il nostro movimento giovanile – ora – se sforna campioni, li sforna per altre Nazionali e non per l’Italia.

Il cd. “scouting” in cui eravamo tra i primi d’Europa, ora è oltremodo limitato e riguarda prevalentemente gli stranieri, che danno meno problemi, “costano” meno degli italiani e garantiscono guadagni maggiori ai procuratori.

Qualche settimana fa ho citato le parole di Moreno Beretta, parole che oggi – alla luce dei pessimi risultati della nostra Nazionale – sono ancor più attuali.

Beretta era una giovane promessa a cui hanno fatto girare ben 7 squadre in pochi anni  “per farsi le ossa”.

Alla fine, scoraggiato, ha deciso di lasciare il calcio a soli 23 anni.

Beretta, quindi, partendo dalla sua esperienza riflette amaramente sul pessimo stato attuale del calcio italiano e fornisce due motivazioni alternative.

O gli spermatozoi con i geni del bel calcio si sono trasferiti tutti in Spagna e Germania, lasciando l’Italia.

Oppure Spagna e Germania – a livello giovanile – stanno lavorando bene e l’Italia no.

É chiaro che la prima motivazione sia provocatoria e che il vero motivo sia che in Italia non stiamo lavorando affatto bene.

Il sistema attuale, quindi, è deleterio per tutto il movimento e ne abbiamo visto i risultati con l’esclusione della nostra Nazionale da Russia 2018.

E – dopo Pochesci, continuando a parlare della Ternana – l’ingresso di Unicusano nella compagine societaria, con mutamento della storica ragione sociale in “Unicusano Ternana”, ci mostra quello che sarà il futuro del calcio italiano.

La strada – già segnata da altri sport come il Basket ed il Volley – vedrà la “brandizzazione” delle Società stesse, non più solo le maglie, e la proporzionale e progressiva perdita d’identità.

Aziende forti economicamente non sponsorizzeranno “semplicemente” le Società, ma se le compreranno proprio, aggiungendo il proprio nome alla ragione ed allo stemma sociale.

E prima o poi si arriverà al punto che potrà essere acquistato e trasferito il titolo sportivo da una città all’altra, nel nome di un brand economicamente forte.

Il Calcio, quindi, verrà snaturato perdendo l’identificazione con la storia di un popolo e di un territorio.

Se alcuni dei processi sono inevitabili, quanto al movimento giovanile bisogna, però, correre ai ripari.

Deve necessariamente intervenire – come successo in altri sport – la Federazione.

La politica della FIGC deve avere un sostanziale mutamento ed un cambio di marcia.

Le Società devono necessariamente essere supportate a livello federale nei vivai.

La FIGC deve ineluttabilmente trovare il modo di dare la possibilità ai nostri giovani più dotati di crescere.

E ciò non significa “protezionismo”, concetto ormai desueto ed impraticabile nel terzo millennio.

Ma bisogna trovare il modo che – oltre agli Zebli e Drolè di turno – possano emergere ed essere lanciati anche Rossi e Bianchi.

Che gli stranieri non chiudano la strada agli italiani.

Ma soprattutto deve mutare radicalmente la governance della nostra Federazione con immissione di nomi nuovi, con – soprattutto – idee innovative.

Sennò – oltre alla “Caporetto” della nostra Nazionale – anche per Società come il Perugia sarà sempre più difficile.

Sempre forza Grifo.

Avv. Gian Luca Laurenzi