Il Grifo come il “Ciao” Piaggio

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Il Grifo come il

Il Grifo come il “Ciao” Piaggio. Quando c’è da cambiare marcia il Perugia puntualmente fa un passo indietro. L’impegno non manca, servirebbe un pizzico di follia e coraggio in più

È sempre questione di bicchieri.

Se mezzi pieni o mezzi vuoti.

Dato che sono un inguaribile ottimista voglio iniziare cercando quello che ci potrebbe essere di positivo nella quinta sconfitta casalinga (su sei gare) al Curi.

Ed allora – in questa mia ricerca di positività – non posso che iniziare dalla Curva Nord, quella sì sempre vittoriosa.

Dopo la fantasmagorica coreografia contro la Salernitana, anche contro gli scaligeri, i freghi della Nord si sono esibiti in una “fumata” di altri tempi con fumogeni biancorossi, corredati dalla “solita” (ma non per questo meno emozionante) sciarpata.

A prescindere da cosa succeda in campo, almeno la nostra Curva i 3 punti se li prende sempre.

Altro aspetto positivo è stato che – sì – abbiamo perso, ma almeno “Provvidenza” Di Carmine non ci ha segnato.

Avrebbe fatto troppo male, proprio da lui.

Ulteriore aspetto positivo è vedere il ritorno al Curi di due grandi Grifoni.

Il già citato Samuel Di Carmine e l’indimenticato Fabio Grosso, seduto nella panchina scaligera, accanto ad una delle fasce che erano il suo dominio incontrastato.

E rivedere proprio lì sotto Grosso, fa ripensare alle sue irresistibili sgroppate sulla fascia sinistra (già…la fascia sinistra…), con i cross per i vari Vryzas, Bucchi, Bazzani, Caracciolo, Amoruso, Bothroyd, ecc.

E gli applausi del Curi a DC10 e Grosso, sono il segno che sono rimasti nei nostri cuori.

Poi…

Poi nulla, seppur mi sforzi non riesco a trovare altri aspetti positivi.

Questo Perugia è sempre lui, senza sorprese.

Sotto certi versi è quasi una certezza.

Se arriva una squadra sotto di noi in classifica, si può vincere, se ne arriva una sopra, no.

Pochissime sorprese fino ad oggi.

E quelle poche, perlopiù negative.

E puntualmente, non appena ci si aspetta un cambio di marcia, quel quid in più che ti cambia un’intera stagione, il Grifo fa come il “Ciao” Piaggio.

Motore imballato che anela il cambio di marcia.

Tutti si aspettano, implorano il cambio di marcia.

Ma il cambio di marcia non ci sarà mai.

Semplicemente perché non c’è un’altra marcia.

E quindi la rincorsa si ferma e bisogna ripartire.

“Sì a Padova possiamo fare risultato”.

“Col Livorno si può tornare a vincere al Curi”.

Sì vabbè.

Un passo avanti ed uno indietro…ma siamo sempre lì.

Poi, per carità, il Verona è oggettivamente più forte ed ha interpretato meglio di noi la gara.

Noi ci abbiamo messo del nostro ed alcune scelte di Nesta sono apparse incomprensibili.

Gli arbitri ci continuano a trattare da neo promossa.

Tutto giustissimo, per carità.

Ma dov’è finita la “cattiveria”, la grinta, anche quel pizzico di follia che rendeva le squadre più blasonate d’Italia timorose di scendere al Curi.

È mai possibile che il Perugia, la squadra che decideva scudetti e retrocessioni, sia diventata così “ordinaria” da perdere con quelli avanti e vincere con quelli dietro??

È mai possibile che non ci si possa aspettare un moto d’orgoglio, un colpo di coda che ci faccia scrivere il giorno dopo: “Il Verona (o Palermo, o Brescia, o Benevento, ecc.) è forte, è stato costruito per la A, ma noi gliele abbiamo suonate”.

Tornare ad essere – qualche volta – l’Ajax contro il Real Madrid.

E tutto ciò prescinde gli aspetti tecnici o dalle possibili carenze di questa rosa: il “terzino sinistro”, lo “stoccatore d’area”, ecc.

Né l’impegno e la volontà, per cui – fino ad oggi – nulla si può addebitare a questi ragazzi.

Ciò è questione esclusivamente di carattere collettivo e di ambiente.

Dell’anima orgogliosa che dovrebbe aleggiare a Pian di Massiano e dovrebbe permeare chiunque lì giochi.

Mi ricordo una quindicina di anni fa andai nel ritiro del Grifo la sera prima di una gara con il Milan stellare (quell’anno avrebbe vinto la Champions contro la Juve a Manchester).

Tra Perugia e Milan sulla carta non c’era storia: Nesta, Maldini, Shevchenko, Gattuso, Rivaldo, ecc.

L’ambiente biancorosso, però, era talmente carico, i ragazzi talmente elettrici che avrebbero potuto mordere il granito e sbriciolarlo.

Ed il giorno dopo neutralizzarono i campioni rossoneri e vinsero la partita.

Dov’è finita l’anima di quel Grifo?

Forse ora ci stiamo rendendo conto di quali e quanti danni ci potrebbero aver fatto due fallimenti in pochi anni.

Ricominciare due volte da zero, dai dilettanti, può darsi che ci abbia fatto perdere il carattere, l’essenza, l’anima.

Quel “profumo” ambientale che si respirava a Pian di Massiano, che ogni tanto ci faceva sovvertire i pronostici e vincere partite apparentemente impossibili.

Uniamoci il fatto che – per questioni meramente anagrafiche o per scelte – non esistono più “vecchi” e che c’è una rotazione continua.

Ed eccoci qua.

Avv. Gian Luca Laurenzi