Ci ricordiamo da dove siamo partiti?

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Ci ricordiamo da dove siamo partiti? La sconfitta del Perugia ad Avellino ha lasciato spazio a qualche mugugno tra i tifosi, ma il recente passato non può essere dimenticato. Breda non ha osato

 

Ma veramente pensavamo di vincerle tutte da qui alla fine del campionato?

Ci ricordiamo da dove siamo partiti?

Iniziare un articolo con due domande non sembra giornalisticamente ortodosso, ma – come più volte sottolineato – non sono un giornalista, ma un tifoso e quindi mi prendo questa libertà.

Le due domande – provocatorie per la verità – sono rivolte a tutti coloro (e sono tanti) che hanno reagito scomposti e con rabbia alla sconfitta del “monday night” sul sintetico irpino.

Siamo tutti delusi – certo – e soprattutto dalla prova offerta dal Grifo, più che dalla sconfitta in sé.

Ma quest’anno non dobbiamo mai dimenticare il nostro percorso.

Il fatto che solo 3 mesi fa eravamo al posto del Pescara ad un solo punto dalla zona play out.

Mentre invece ora siamo sesti in piena zona play off, a 5 punti dalla promozione diretta, ma – soprattutto – con ancora 8 gare da disputare.

Se in quel disgraziato momento ci avessero proposto di finire il campionato (non con ancora 8 gare da disputare) nella posizione di oggi, avremmo tutti firmato con il sangue!

Anche perché fino a qualche settimana fa eravamo tutti protesi a raggiungere la salvezza matematica.

Ora che l’abbiamo raggiunta, l’obiettivo primario di questa “pazza” stagione è stato conseguito.

Ed allora non ne facciamo una tragedia!

Abbiamo “semplicemente” perso – ancorché male – una partita in trasferta.

Nulla è perduto, cancelliamo l’Avellino, resettiamo e pensiamo al Venezia.

Poi – come suggeritomi alla “Piazzetta” dal mitico “Condor” Vannini – meglio la battuta di arresto ed i 3 punti persi con l’Avellino, che con una concorrente diretta come i lagunari di sabato prossimo.

L’analisi della gara non va fatta in relazione alla battuta di arresto in sé, la quale – come più volte detto – ci può stare.

Va, invece, fatta su quello che abbiamo visto al Partenio.

Innanzitutto ritengo che Breda abbia sbagliato la formazione.

O meglio: non abbia voluto osare.

Giocando per ultimi di lunedì, infatti, avevamo il grande vantaggio di sapere quale sarebbe stata la nostra classifica con i 3 risultati possibili.

Vincendo saremmo andati a soli 2 punti dal secondo posto e dalla promozione diretta.

Pareggiando avremmo raggiunto il Bari al quinto posto a 4 punti dalla promozione diretta.

Perdendo saremmo rimasti a 5 punti (non un’enormità) dalla promozione diretta con ancora 8 gare da giocare.

Ed allora se siamo tutti d’accordo che oggi – a -5 punti con 8 gare da disputare – siamo ancora in corsa per la promozione diretta, perché non scendere in campo con una formazione a “trazione anteriore” provando a vincere la partita?

Perché non schierare dal primo minuto il tridente d’attacco (Diamanti, Cerri e Di Carmine), con Colombatto a supporto di Bianco e Gustafson?

Perché non avanzare Del Prete a centrocampo al posto dello spento Germoni?

Perché non spostare Volta al centro e Belmonte (che fine ha fatto?) sulla fascia, ovvero lasciare Volta sulla fascia e Dellafiore al centro?

Probabilmente con Volta o Dellafiore al centro della difesa, Castaldo avrebbe avuto meno mano libera e Del Prete poteva dare una bella scossa allo spento centrocampo biancorosso.

Magari avremmo perso lo stesso, ma almeno ci avremmo provato.

Ed invece è scesa in campo una formazione “conservativa”, spenta che è stata letteralmente sovrastata da un Avellino in grande spolvero.

Questa – secondo il sottoscritto – è una delle due sole recriminazioni da fare.

L’altra che – nonostante la pessima prova dei Grifoni – in ogni caso c’erano almeno due falli da rigore macroscopici su Di Carmine, falli bellamente ignorati dall’arbitro.

E soprattutto se avesse concesso il primo, consentendoci di pareggiare il momentaneo vantaggio degli irpini, probabilmente sarebbe stata un’altra partita.

É  indubbio che l’Avellino abbia meritato la vittoria, ma almeno due rigori per il Grifo c’erano ed andavano dati.

Al di là di ciò ci può stare tutto per giustificare la battuta d’arresto.

Le tre partite giocate in 10 giorni.

Le due trasferte in 5 giorni una al nord a Vercelli e l’altra al sud ad Avellino, con ore di pulmann.

Il terreno sintetico a cui non siamo abituati.

Ma soprattutto ci può stare un fisiologico appannamento psico-fisico, dopo tre mesi tiratissimi in cui abbiamo fatto – al netto della sconfitta casalinga col Cittadella e di lunedì – ben 29 punti.

Con il modulo 3-5-2 e la formazione prevalentemente schierata nelle ultime partite, tutti concordavamo che Breda avesse trovato finalmente la “quadratura del cerchio”.

Ma la stagione è lunga e la panchina è – per fortuna – altrettanto lunga.

E non potevamo pensare – al netto dell’infermeria – di concludere la stagione impiegando sempre gli stessi 11 e/o lo stesso modulo.

Dal Partenio è emerso che qualche Grifone ha necessità di tirare il fiato.

Ad esempio Mustacchio – che sta macinando da mesi chilometri su chilometri – magari avrebbe bisogno di un po’ di riposo.

E non ci mancano alternative a cominciare dal buon Terrani.

L’importante è – come detto – archiviare la battuta d’arresto in Irpinia e pensare subito ai prossimi impegni: Venezia, Carpi e Unicusano.

E smetterla di crearci aspettative.

Da oggi in poi ciò che viene – se viene – è tutto caduto dal cielo.

E se non venisse nulla, va bene lo stesso.

Sempre forza Grifo.

Avv. Gian Luca Laurenzi