Grifo poco “salmone” ma molto “gambero”

371
L'Alvinismo non decolla: col Cosenza due punti persi. E ora inizia il ciclo terribile
 

L’Alvinismo non decolla: col Cosenza due punti persi. E ora inizia il ciclo terribile

 

Stavolta, nessun dubbio amletico. Quelli scaturiti dal deludente uno a uno del “Curi” contro un quadrato, volenteroso, ma modesto Cosenza, sono sicuramente due punti persi.

Sul retro delle maglie del Perugia da ieri campeggiava la pubblicità di un’azienda che commercializza il salmone, pesce abituato a risalire la corrente contraria, ma i grifoni, più che imitare i salmoni, hanno imitato i gamberi, facendo registrare un netto passo indietro su piano del gioco rispetto alle prestazioni precedenti, che, se pur non esaltanti, erano state, comunque, dignitose, in particolare quella di Frosinone.

L’assenza di Dell’Orco ha sicuramente pesato sull’economia della gara (la rete del pareggio cosentino è venuta da uno svarione difensivo del suo incerto sostituto Sgarbi), ma tutti i reparti, non solo quello difensivo, non hanno funzionato al meglio.

Il duo d’attacco, Carretta, Murano, ad esempio, ha denotato la solita evanescenza che neanche l’ingresso in campo ad inizio ripresa di Matos, insufficiente la sua prestazione, al posto dell’ex potentino, ha migliorato.

Un gol a partita non è certo una media esaltante, considerando anche che due di queste quattro segnature le ha realizzate un difensore, Rosi, che ieri, con un perfetto stacco di testa da calcio d’angolo, aveva portato momentaneamente in vantaggio il Perugia ad inizio ripresa.

Anche ieri Manuel De Luca, pur essendo stato portato in panchina per riacclimatarlo al clima della gara, è risultato ancora una volta inutilizzabile e l’aver acquisito dal mercato un terminale offensivo, bravo o meno bravo che sia (noi propendiamo per la seconda ipotesi) già infortunato, è un errore che comincia veramente a pesare.

A centrocampo ha clamorosamente deluso, dopo la buona prova di Frosinone, Kouan, apparso un pesce fuor d’acqua nel ruolo di trequartista. Evidentemente l’ivoriano nelle partite esterne trova più spazi per proporsi come guastatore, ma in casa, contro difese abbottonate, emergono i suoi limiti tecnici e una buona tecnica e un’ampia visione di gioco sono le doti fondamentali che deve possedere un buon trequartista.

Sottotono anche le prestazioni degli esterni Falzerano, anche lui non adatto al ruolo e Lisi mentre Burrai, oltre ad aver battuto alla perfezione l’angolo del gol di Rosi, non ha demeritato.

Un discorso a parte lo merita Segre, anche lui in regresso rispetto a Frosinone, ma l’averlo sostituito all’intervallo con l’acerbo, inconcludente Santoro, anche se l’ex spallino era già ammonito e poteva anche rischiare il secondo giallo, non è apparsa una mossa azzeccata da parte di mister Alvini, che ha oltretutto sbagliato anche nel mantenere in campo Kouan fino a cinque minuti dalla fine, quando, in superiorità numerica per il doppio giallo a Palmiero, lo ha tardivamente sostituito con un trequartista di ruolo, il debuttante in maglia biancorossa Murgia.

Se a queste incertezze nelle sostituzioni da parte del tecnico ci aggiungiamo la prova poco esaltante sul piano del gioco, possiamo affermare che il tanto decantato “Alvinismo” stenta a decollare.

Quattro giornate sono poche ed è inutile guardare la classifica, ma cinque punti in quattro gare fanno una media finale di 47/48 punti che, sulla carta, potrebbero anche non dare la certezza della salvezza, obiettivo sbandierato pedissequamente fino alla noia da Alvini in ogni intervista.

Se poi consideriamo che questi cinque punti sono arrivati con un calendario facile e che ben tre di questi sono stati conquistati alla prima giornata contro la squadra materasso di questo avvio di campionato, quel Pordenone ultimo in classifica a zero punti, con ben undici gol subiti e nessuno segnato e che il pari conquistato contro il Frosinone, la migliore partita giocata dal Grifo, è arrivato contro una squadra che, con mister Grosso in panchina dall’anno scorso, è molto forte nelle gare esterne mentre non vince quasi mai allo “Stirpe”, c’è di che preoccuparsi.

Mercoledì, tra l’altro, inizia, con la difficile trasferta di Cremona, il ciclo terribile di dieci gare che vedrà il Perugia affrontare di seguito Cremonese fuori, Alessandria (squadra molto più forte dello zero attuale nella casella dei punti) in casa, Benevento fuori, Brescia in casa, Lecce fuori, Reggina in casa, Spal e Como fuori, Crotone e Cittadella in casa, che preoccupa i tifosi biancorossi, anche ieri non tantissimi al “Curi”, 3.150 solo 200 in più rispetto alla precedente gara con l’Ascoli, senza contare i 350 cosentini.

Nonostante la capienza ridotta, anche stavolta ben 1300 biglietti sono rimasti invenduti nonostante il Grifo venisse dal pari di Frosinone e la calda giornata settembrina, dopo la tanta pioggia del giorno prima, invitasse ad andare allo stadio.

Già, lo stadio. A contribuire a questa annosa disaffezione del pubblico contribuisce, tra le tante cause, anche la condizione pietosa in cui versa il “Curi” e, a tal proposito, mercoledì scorso proprio gli ultras della Curva Nord, delusi dal vedere un “Curi” con una capienza doppiamente ridotta, oltre che per il Covid, perchè poco sicuro, con servizi igienici assolutamente non all’altezza, dopo oltre un anno e mezzo di fermo nel quale si è fatto poco o niente per migliorarlo, si sono fatti sentire, esponendo all’interno del “Curi” uno striscione contro l’Assessore allo Sport del Comune di Perugia, Clara Pastorelli, all’interno del quale era presente anche il consueto “invito” a Santopadre a passare la mano..

Danilo Tedeschini